Elhalyn – Prima Casata di Amyn
La casata di Elhalyn è nota per lo sfarzo e il lusso di cui i suoi membri si sono sempre circondati. Discendente diretta da una delle prime sette matrone di Amyn, pur avendo sempre presenza nel Seggio, non è nella storia della città, mai stata al potere. Grandi conoscitori dell’arte dell’oreficeria, e proprietari dei più grandi giacimenti di pietre preziose, sono da sempre la casata più ricca e che più si cura d’esser ammantata da questa ricchezza. I membri della Casata, che se è a volte decaduta a livello sociale, non lo è però mai stata a livello economico, amano circondarsi di cose belle e servire la Regina Ragno con stile. Inclini all’adozione con le jalil che mostrano particolare talento, le femmine di questa casata sono però contemporaneamente particolarmente severe con i maschi. Nel tempo hanno fornito ambasciatori importanti, e i primi esploratori che riportarono notizie da Rilauven e da Erelhei-Cinlu, provenivano da questa famiglia.

Sithyrrdr – Seconda Casata di Amyn
I Sithyrrdr sono una casata relativamente giovane, originata da un corpo d’elite dell’esercito di Amyn, che acquisì tanta e tale fama durante la guerra contro i nani, da guadagnarsi la nobiltà di sangue. La casata si compose quindi dei guerrieri che vi militavano, nessuno dei quali già nobile, e di due femmine nobili, che staccatesi l’una dalla casata Elashin, allora quasi sconosciuta, e l’altra dalla casata Alton, si posero a capo della nuova famiglia. Il sangue misto, di molti individui di famiglie diverse, e la costituzione sana passata dai sargtlin, contribuì a farne una casata prolifica e forte, da cui tutt’ora provengono i comandanti migliori delle truppe di Amyn. Ha posto nel Seggio.

Velkyn – Terza Casata di Amyn
La casata Velkyn condivide la storia più antica con le altre tre casate sopravvissute ai tempi delle prime matrone. Ma anche lei è ormai molto distante dai tempi gloriosi in cui ad Arach-Tinilith dominavano le sue jalil. Conserva dei tempi andati un forte tradizionalismo, e una casta sacerdotale predominante persino per la società drow. La prima maestra di Arach Tinilith si dice sia stata una Velkin. Le gerarchia e l’etichetta sono fondamentali, e le alte cariche pretendono da jalil e jaluk un rispetto quasi fanatico delle forme e del galateo. La casata versa in condizioni non particolarmente favorevoli, a livello economico, ma riveste ancora un ruolo importante ad Amyn, avendo ancora posto nel Seggio, e custodendo le tradizioni più importanti della ritualista della Dea Ragno.

Elashin
La casata Elashin è giovane rispetto alle altre, ramificatasi dalla casata Silinrul, prima che questa venisse distrutta. Tradizionalmente non molto ampia, si mormora (sottovoce) che questo dipenda da una qual certa poca fertilità delle jalil, le cui figlie a volte nascono morte. Per questo e non solo, cautamente incline all’adozione delle femmine, e all’affiliazione dei maschi anche non nobili. Gli Elashin si sono dimostrati fin da subito servi fedeli e silenziosi del potere, e pur non acquisendo mai molta visibilità, né ottenendo mai alcun posto nel Seggio, sono passati attraverso le guerre tra casate praticamente indenni, una piccola casata fra le altre. Stranamente, e forse neanche troppo, sono sempre stati vicino al potere, per quanto in disparte. Se ufficialmente questo dipende dalla forte lealtà (rara cosa per i drow) dei suoi membri, più probabilmente dipende in realtà dalla coltivata arte dell’assassinio, di cui sembrano custodire i segreti più reconditi. Molto vicina alla casata regnante, in questo momento, sta pian piano acquisendo influenza.

Alton – Casata decaduta
La casata Alton, antichissima, discendente da una delle prime sette matrone della razza drow, era già estremamente potente ai tempi della fondazione della città, oltre che quella più numerosa. Ha mantenuto sempre rappresentanza al Seggio, fino ai fatti recenti che ne hanno visto lo sterminio, dimostrando influenza, ma non lunga preveggenza. Le ultime generazioni, infatti, abituate al potere troppo facilmente mantenuto nel tempo, non hanno avuto l’accortezza di guardarsi le spalle, con evidenti risultati. Gli Alton sono rimasti famosi per gli studi approfonditi che i maschi nobili hanno portato avanti nel tempo sulla magia, non di rado violando qualche regola, pur di proseguirli, e acquisendo grande potenza in quest’ambito. Molti dei loro maschi in tempi passati hanno acquisito relativa influenza, nonostante fossero solo jaluk. La potenza di un tempo è, però, soprattutto in questo periodo, ben lontana. Attualmente la casata non ha sopravvissuti ad Amyn, anche se alcuni cadetti minori sono fuggiti, presumibilmente verso Rilauven, al Nord, o a Erelhei-Cinlu, ad Est, o forse verso la superficie.

Numerose altre piccole casate, ramificatesi nel tempo da queste e dalle vecchie casate ora scomparse, sono tutt’ora presenti ad Amyn, ma la loro influenza è minima e a volte pressocchè nulla.

Primo Evo (detto anche “della Guerra dei Maghi” o “dei Lungivista”)

0 – Viene posto l’ultimo sigillo sulla prigione di Sargantes. Diriel, Tharion e Tabata scompaiono da questo mondo. Gli elfi tornano a prendersi cura delle loro foreste, gravemente deturpate dall’alito dei draghi.

1 – Arahel dei Lungivista, chiamato poi il Savio, diventa il secondo Re di Rilost, per acclamazione popolare. Inizia la ricostruzione del devastato regno Umano.

2-10 circa – Le vie di comunicazione di Rilost vengono ripristinate, ma la popolazione tende a rimanere nelle città, in parte per via delle distruzioni provocate dai draghi ai campi, in parte perché all’interno delle città le persone si sentono maggiormente protette. Ci sono infatti numerose voci sulla presenza di un giovane drago sui Picchi di Khalan, e persino di una coppia adulta negli oscuri recessi dei Monti Gular. Molti campi restano così abbandonati, e le città non dispongono a sufficienza di viveri per sfamare tutta la popolazione.

10-20 circa – Re Arahel cerca di favorire l’abbandono delle città e il ritorno nei campi, ma molte bande di fuorilegge spadroneggiano nelle campagne, e la sua iniziativa porta pochi risultati. La  popolazione delle città è insoddisfatta e rumoreggia.

20-22 circa – Una serie di terremoti sconvolgono la zona centrale di Mon. Alcuni elfi della luna, che erano rimasti isolati nel sottosuolo vicino al lago Teriador, riescono a raggiungere finalmente la luce, ma sono ormai profondamente diversi dalla razza creata da Elanath: creature nate e vissute sempre e solo sottoterra, che hanno cambiato radicalmente stile di vita. Freddi e insensibili, prenderanno il nome di elfi d’ombra.

23 – Re Emrys, figlio di Arahel,  succede al Lungivista come terzo Re di Rilost.

23-35 circa – Re Emrys assegna i grandi appezzamenti incolti del regno a dei Vassalli, a cui affida anche il compito di procurarsi i lavoratori per far rifiorire le campagne. Di fatto, questi signorotti si affidano a feroci scorrerie per impadronirsi dei lavoratori, che spesso trattano come veri e propri schiavi. Nelle città la situazione migliora, ma al di fuori delle mura la popolazione vive nel terrore e nella miseria. I Cavalieri di Tharion guardano con scarso entusiasmo (se non con biasimo) alla situazione, ma non possono contrastare il volere del loro Re, che è anche il capo dell’Ordine di Tharion.

25-26 – In due anni, almeno dodici navi affondano nel Golfo di Portoga. Si sparge la voce che la causa sia un mostro marino simile a un grosso serpente corazzato.

26-30 circa – In seguito ad un’elevata taglia, numerose baleniere si muovono a caccia del mostro marino nel Golfo di Portoga, ma senza alcun risultato.

36 – Re Myrdin, a soli 16 anni, succede a Emrys il Vessatore. La politica del giovane sovrano si discosta da quella del suo predecessore, e porta un vento benefico nelle campagne, dove la situazione migliora leggermente, in seguito a una serie di leggi che tutelano i più deboli, e nota come il “Codice del Contado”. Grazie a questa scelte, la storia lo ricorderà come Myrdin il Magnanimo.

40-42 circa – Nel giro di alcuni mesi, altre cinque navi affondano nel Golfo di Portoga. La caccia al mostro marino, che dicono sia la causa dei naufragi, non porta a nulla.

45-46 circa – Sui Monti di Mezzo, ci sono alcuni scontri tra i nani e gli elfi d’ombra.

47 – Per volere del Re, inizia la costruzione della Cattedrale di Tharion, ad Anuril.

55 – Un uragano estremamente violento si abbatte su Portoga, causando immensi danni e molte vittime, soprattutto nel quartiere del porto. Nei tre giorni seguenti alla tempesta, altre  sette navi vengono affondate nella zona adiacente alla città, e il mostro viene avvistato da decine di marinai. Si scatena una movimentata caccia acquatica, e finalmente gli arpioni dei pescatori hanno la meglio sulla creatura marina, lunga almeno quaranta passi, larga quanto una vecchia quercia e con dure scaglie blue verdi su tutto il corpo. La settimana seguente, su una spiaggia a sud della città, viene ritrovato il corpo di un altro immenso serpente di mare, in stato di decomposizione.

57-59 –Tindaros e la regione attigua alla città sono in buona espansione, tanto che i boscaioli umani si spingono fino ai boschi di Langaril, provocando le ire degli elfi.

60-82 – Per più di un ventennio si combatte una guerra numericamente modesta ma brutale, al termine della quale l’improvvisato esercito di Tindaros è di fatto sconfitto.

67 – Myrdin II succede al padre, abolendo immediatamente il Codice del Contado. I contadini e gli abitanti delle campagne protestano, ma il Re si mostra inamovibile nella sua decisione.

67-70 circa – Rilost torna a vivere un periodo difficile: le città sono sovrappopolate e la gente è scontenta del nuovo Re. Alcuni maghi e eruditi, chiamati IncantaRune, si riuniscono in una setta e cercano di approfittare della situazione critica per insediarsi nei luoghi del potere all’interno del regno, ad Anuril. Myrdin II scopre il loro complotto e li bandisce dalla città.

71 – Gli IncantaRune, esuli da Anuril, fondano una piccola città sulle sponde del lago Teriador, chiamata Runa.

78 –  Viene sventato un agguato alla vita di Myrdin II, e le tracce del complotto portano a Runa e agli esuli di Anuril. Una spedizione punitiva di Cavalieri di Tharion mette a ferro e fuoco la piccola cittadina, decimando e gli IncantaRune, i cui sopravvissuti sono costretti alla macchia, o all’esilio dall’intero Regno di Rilost. Molti di loro trovano rifugio sui vicini Monti di Mezzo.

79 – Lo sterminio di Runa dà inizio a una serie di sommosse popolari nella regione del Teriador, abilmente istigate e pilotate dagli IncantaRune, alcuni dei quali sono rientrati nel regno di Rilost in incognito.

80 – Una gravissima carestia incrementa le sommosse popolari. Per volere di Myrdin II, detto il Sanguinario, i Cavalieri di Tharion reprimono i tumulti con la forza. L’Ordine dei Cavalieri acquista potere, ma anche una fama ambigua e vagamente sinistra.

80-90 circa – La città di Runa, rimasta in rovina e abbandonata per alcuni anni, viene lentamente abitata e ricostruita, grazie anche ad una inaspettata fertilità dei campi (secondo alcuni frutto di arti magiche). Da questo momento cambia nome e prende quello di “Teriadost”. Nel frattempo, nonostante la repressione dei Cavalieri di Tharion, le rivolte popolari non si placano, anzi, si estendono anche nella Piana d’Argento e sui Colli di Falad.

82 – Alcuni villaggi alle pendici dei Monti Gular vengono rasi al suolo dal fuoco, e numerosi testimoni affermano che la causa sia un enorme drago rosso, apparentemente scomparso dopo i devastanti attacchi.

82-97 circa – Molte tracce confermano l’esistenza di un temibile drago sui Monti di Gular. Dato che gli attacchi sono cessati e che né la bestia né la sua tana sono state scovate, le spedizioni di cavalieri con il passare del tempo si affievoliscono, per poi interrompersi senza alcun risultato.

91-98 circa – Le regioni più lontane da Anuril richiedono sempre maggiore autonomia: Cargulis nega a Rilost il pagamento dei dazi, e si auto-proclama indipendente. Myrdin II, alle prese con gravi disordini interni, un drago e gli IncantaRune, non può fare nulla per opporsi all’indipendenza della città.

99 – Re Baryn succede a Myrdin il Sanguinario. Le rivolte dilagano ormai in tutto il regno, e danno inizio alla cosiddetta Sommossa delle Rune. Re Baryn mantiene una politica di equilibrio, combattendo i rivoltosi in modo blando, ma senza modificare la situazione. In pratica, il nuovo Re si limita a non fare nulla di incisivo, e per questo verrà poi ricordato come Baryn il Pusillanime. Nello stesso periodo, alcuni IncantaRune, dopo aver ritrovato il misterioso ed antico laboratorio del Dio Gadruk, riprendono i suoi antichi e aberranti esperimenti sugli uomini, dando vita a degli esseri chiamati “malforchi”: creature umanoidi deformate e mutate, di indole malvagia.

100 circa – Elfi e nani si sono ormai ripresi dalla sciagurata Guerra dei Draghi (oramai finita da un secolo), ma rimangono chiusi in sé stessi e non commerciano se non all’interno delle loro rispettive razze.

100-130 circa – Myrdin il Pusillanime muore in circostanze misteriose, e i Re si succedono rapidamente (Myrdin III e IV, Galdir e Emrys II), senza alcun cambiamento significativo. Gli IncantaRune terrorizzano la popolazione di Rilost tracciando degli strani simboli sulle porte dei nemici della setta, che in seguito vengono trovati morti o scompaiono apparentemente nel nulla: il regno vive ormai nella contestazione e nel disordine, sfiancando ulteriormente un’economia già debole e scivolando nel caos. Portoga, Tindaros e i Principati di Falad sono ormai del tutto autonomi.

111 – Il drago rosso dei Monti di Gular porta morte e distruzione sulle montagne e nella parte settentrionale della Piana d’Argento. Dopo un anno di combattimenti e cacce, viene ucciso da alcuni cavalieri dell’Ordine di Tharion (1).

130 circa – Molti insediamenti umani, sui Monti di Mezzo, vengono saccheggiati moltitudini di malforchi, che si fanno sempre più intraprendenti e minacciosi. Ormai il Re di Rilost è ridotto a governare solamente su Anuril, sulla parte orientale della Piana d’Argento e sul Teriador.

130-133 – Emrys II, detto l’Opulento, vive nello sfarzo mentre il resto del vecchio regno è nella miseria e nel caos. Ad Anuril vige la legge marziale, e i Cavalieri sono ormai un ordine corrotto e malvagio, al soldo del Re, senza neppure un pallido ricordo dell’onore del loro fondatore: in meno di 150 anni, tutto il lavoro di Tharion pare essere svanito come neve al sole. La città di Teriadost (già Runa) viene più volte attaccata da un esercito di malforchi, i cui movimenti sono ormai chiaramente guidati dagli IncantaRune. Molti uomini e donne vengono deportati dai malforchi sui Picchi di Khalan, e qui costretti a lavorare come schiavi nelle miniere. L’esercito di Rilost è costretto a intervenire, dando vita a parecchie piccole battaglie, che diventeranno note come la Campagna degli Malforchi.

134 – Emrys II muore durante una caccia alla volpe, senza lasciare figli. I Cavalieri di Tharion vorrebbero vedere sul trono un giovane chierico dell’Ordine, nipote del re, ma il regno passa nelle mani del fratello minore del sovrano, di nome Garral, da sempre in contrasto con i cavalieri. L’indignazione dell’Ordine dura pochi giorni, esattamente quanti il regno di Garral I: il nuovo Re viene trovato morto in circostanze misteriose, e la corona passa al giovane nipote, che sale sul trono con il nome di Emrys III. Una delle sue prime decisioni è quella di affiancare temporaneamente delle milizie ai Cavalieri di Tharion. In pratica, il mantenimento della legge viene spesso affidato a bende di mercenari, estremamente violente e poco affidabili.

135-144 circa – La tecnica utilizzata dall’esercito degli IncantaRune, fatta di imboscate, sotterfugi e potenti incantesimi (sia di occultamento che di sterminio), sfianca l’esercito di Rilost, che però tiene lontano il nemico, consentendo (in soli dieci anni) la costruzione delle mura difensive della città di Teriadost (essendo nata dopo la Guerra dei Draghi, era l’unica grande città a non esserne ancora dotata). L’Inquisizione dell’Ordine di Tharion riesce a tenere unito il regno, che però vive ora nel terrore, anche a causa delle bande mercenarie volute dal Re. Ma il potere del regno è di fatto nelle mani dei vertici corrotti dei Cavalieri.

140-145 circa – I nani dei Monti Eburnei scacciano alcune tribù di pelleverde, che si erano spostate verso nord per sfuggire ai malforchi e agli elfi d’ombra. I pelleverde superstiti si rifugiano nel Corno di Harad. Anche nel nord, Tindaros respinge gli insistenti assalti di numerose tribù di pelleverde.

146 – La costruzione della Cattedrale di Tharion, ad Anuril, viene ufficialmente completata: durante i due mesi di festeggiamenti, molti giovani aderiscono al Cavalierato di Tharion, instaurando un piccolo ma significativo cambiamento nella struttura dell’Ordine dei Cavalieri.

148 – L’esercito di Rilost si getta all’inseguimento di un gruppo di ribelli sui Monti di Mezzo, ma nel frattempo il grosso dell’esercito degli IncantaRune attacca nuovamente Teriadost. Daer Ombrafulva, un Cavaliere di Tharion proveniente da Anuril, si immola per portare alla luce un tradimento che mirava a far cadere Teriadost. Con l’esercito di Rilost in procinto di rientrare in città, la setta è costretta alla fuga, e i Cavalieri di Tharion godono di un breve periodo di consenso da parte della popolazione.

149 – L’Inquisizione porta a scoprire il covo degli IncantaRune, che vengono presi alla sprovvista e sbaragliati. I pochi incantatori che riescono a fuggire, vengono però uccisi in combattimento nelle settimane seguenti, o dai rigori dell’inverno. Termina così la cosiddetta “Guerra dei Maghi” (2). Gli ultimi malforchi si ritirano sui monti, o nei boschi del Teriador e della Piana d’Argento.

150 – Emrys III muore, senza avere alcun erede ufficiale né altri parenti: la dinastia dei Lungivista ha termine. L’Ordine dei Cavalieri di Tharion vorrebbe imporre come nuovo Re l’Arcinquisitore Niklaus, ma un certo Felton Gazzabianca avanza delle pretese sulla corona, adducendo di essere un figlio bastardo di Emrys III. La decisione viene lasciata, come 150 anni prima, al popolo, che potrà scegliere come proprio Re un qualunque cittadino umano di Rilost.

 

(1): si dice che prima del ritorno del drago, un giovane accolito di Tharion, proveniente dai Monti di Gular, avesse portato ad Anuril la notizia della casuale scoperta della tana del drago rosso. Ma la leggenda, che pare abbia un fondo di verità, narra che il ragazzo non sia stato creduto e che, tornato a casa in preda alla rabbia e al risentimento, si sia vendicato andando alla tana della mostruosa creatura con l’intento di aizzarla ( non si sa bene come) contro Anuril e i suoi cavalieri. Ovviamente il ragazzo, se davvero è esistito, è morto nell’assurdo progetto, ma non prima di aver risvegliato il possente drago rosso.

 

(2): alcuni studiosi sostengono che l’ultimo signore degli IncantaRune fosse un uomo di nome Lantas, e che sia stato ucciso sui Monti di Mezzo dal mezz’orco Gulgash il Mothkhan. Questa teoria è stata considerata attendibile per circa due secoli, quando molti storici iniziarono a sospettare che l’ultimo  maestro degli IncantaRune fosse stato in realtà un elfo d’ombra, sfuggito alla morte in battaglia e rifugiatosi sui Picchi di Khalan. Qui con il passare degli anni avrebbe affinato enormemente le proprie arti magiche, e molto tempo più tardi sarebbe divenuto noto con il titolo di “Stregone delle Vette Nere”.

 

 

Secondo Evo (detto anche “dei Tre Re” o “della Peste Vermiglia”)

151 – Ad Anuril, per acclamazione viene eletto a sorpresa Asvel Ombrafulva, fratello di Daer, immolatosi tre anni prima per salvare Teriadost. Asvel I diventa così il tredicesimo Re di Rilost, primo della controversa dinastia degli Ombrafulva. Il nuovo Re si trova a governare su un ben misero regno: nei palazzi dettano legge le alte cariche corrotte dell’Ordine dei Cavalieri, mentre nelle città regna l’anarchia mescolata al terrore dovuto all’Inquisizione, e nelle campagne spadroneggiano i banditi (molti dei quali sono ex mercenari) e i pelleverde.

152-154 – In tre anni, l’Ordine dei Cavalieri viene completamente rifondato, e l’Inquisizione notevolmente ridimensionata (e soprattutto messa sotto il rigido e diretto controllo del Re e dei suoi Consiglieri). Asvel I scampa ad almeno tre tentativi di assassinio, ed in due casi grazia il proprio assalitore poco prima della pubblica esecuzione (nel terzo caso il più fidato Consigliere del Re, Rudolf Piestorto, era morto per salvare il sovrano). Il Regno di Rilost sembra essere all’inizio di un ritrovato periodo di prosperità.

155 – Asvel I viene assassinato nella propria stanza, proprio da uno di coloro che aveva graziato. Il giovane figlio, di soli 6 anni, riceve la corona con il nome di Asvel II, ma il comando del Regno rimane di fatto nelle mani del nuovo Ordine dei Cavalieri. Alcuni chierici di Tharion, legati alla precedente dinastia, dichiarano illegale l’elezione del capostipite degli Ombrafulva, e indicano come legittimo Re l’Arcinquisitore Niklaus. Nello stesso periodo, Felton Gazzabianca torna a rivendicare il trono di Rilost: è l’inizio del cosiddetto “Periodo dei Tre Re”.

157 – Dopo una moltitudine di pronunciamenti, giudizi e ordinanze contraddittorie del Tribunale di Tharion, Asvel Ombrafulva e i suoi consiglieri sono costretti con la forza a lasciare Anuril, rifugiandosi nella zona del Teriador, mentre Felton Gazzabianca trova asilo tra i Principati di Falad. L’Inquisizione riprende il controllo del Regno, e l’Arcinquisitore prenderà il nome di Niklaus I. Dalle vicine zone di Teriador e dei Colli di Falad, Asvel II e Felton I continueranno a dichiararsi legittimi Sovrano di Rilost, raccogliendo intorno a sé un numero via via crescente di sostenitori.

159 – Viene modificata la legge dinastica del Regno: ora la corona non passerà più di padre in figlio (o comunque in base a un legame di sangue), ma sarà la Sacra Inquisizione di Tharion a eleggere il nuovo sovrano di Rilost, alla morte del suo predecessore.

160-165 circa – Tindaros subisce una seconda ondata di attacchi da parte dei pelleverde, che vengono respinti con grande fatica e numerosi morti.

165-166 circa – Gli Elfi del Sole hanno degli scontri con alcune tribù nomadi di pelleverde, nella parte orientale di Langaril. Grazie soprattutto ad un largo impiego degli archi lunghi, la disfatta dei pelleverde è quasi immediata.

167 – Già anziano al momento dell’investitura come Sovrano, muore Niklaus I. L’Inquisizione di Tharion elegge un agguerrito Maestro esperto di tradizioni, storia e leggi, con il nome di Nikodemus I.

168 – Asvel II, ormai adulto, guida un esercito contro Anuril, per riprende il comando del Regno, ma viene sconfitto nella Battaglia di Poggio Fiorito ed è costretto, dopo una rocambolesca fuga, a ritirarsi nuovamente entro le mura di Teriadost.

169 – Felton Gazzabianca conduce un piccolo manipolo di assassini all’interno della Cattedrale di Tharion, ad Anuril, mirando ad uccidere nel sonno le principali dell’Ordine dei Cavalieri. Ma il suo disegno fallisce miseramente, e Felton viene ucciso insieme ai suoi uomini. Per rappresaglia, i Cavalieri di Tharion raggiungono i Colli di Falad, tentando di porre fine alla dinastia dei Gazzabianca uccidendo tutti gli eredi di Felton. Ma il tentativo riesce solo in parte: sette dei nove figli di Felton cadono trafitti dai Cavalieri, ma in due sopravvivono al massacro, ed il maggiore, Argus, ha rivendicare come proprio il titolo si sovrano di Rilost.

170 – Dal Corhad si diffonde una malattia contagiosa e mortale, che colpisce solamente gli umani e che prenderà il nome di Peste Vermiglia.

171-175 circa – La Peste Vermiglia si propaga a macchia d’olio, fino a raggiungere il Teriador, mietendo moltissime vittime. Lo stesso Asvel II viene contagiato e muore, insieme a 4 dei suoi 5 figli. L’unico Ombrafulva sopravvissuto, di soli sedici anni, si dichiara legittimo Re di Rilost, con il nome di Asvel III.

175 – Asvel III, per sfuggire alla Peste, è costretto a cercare rifugio sui vicini ma inospitali Monti di Azdan, dove gli insediamenti umani sono rari, a causa della presenza di numerosi troll.

175-190 circa – L’infezione della Peste Vermiglia si allarga ancora, oltrepassando i Monti di Mezzo e giungendo nella Piana d’Argento. La popolazione umana viene decimata, e gli abitanti di Rilost cercano rifugio in massa, presso Anuril. Nikodemus I decide di chiudere le porte della capitale prima che l’epidemia entri in città, ed instaura la legge marziale. Nonostante le contromisure, il morbo si propaga anche all’interno di Anuril.

177-178 – Asvel III e i suoi pochi uomini vengono assaliti ripetutamente da alcuni gruppi di feroci troll. Ormai allo stremo, Asvel viene salvato da alcuni nani, con cui instaura una sincera e proficua amicizia.

180-190 circa – Gli Elfi del Sole di Langaril subiscono dei pesanti assalti da parte di orchi e piccoletti, provenienti dai Picchi di Khalan. I ranghi dei pelleverde sono insolitamente serrati e disciplinati, ma gli elfi hanno comunque la meglio.

188 – Viene fondata la città di Beltalas, da parte di alcuni pescatori di Cargulis.

190-191 – Ad Anuril la Peste Vermiglia colpisce con incredibile violenza, tanto che la rinomata Università Reale è costretta a chiudere i battenti, mentre il fiume viene ostruito da centinaia di cadaveri. La Cattedrale di Tharion viene murata dall’interno, per tentare di mantenere il contagio all’esterno, e i rivoltosi vengono tenuti lontani dagli arcieri, appostati nelle torri della Cattedrale. Ma il regno e la città sono nel caos: nessuno più coltiva la terra, pascola gli animali o commercia, e la popolazione è affamata e alla mercé dei banditi. La parte meridionale di Anuril viene distrutta da un vasto incendio, scaturito dalle immense e quotidiane pire funebri. Quando i cittadini, in rivolta, sfondano le porte della Cattedrale, un’agghiacciante spettacolo si presenta ai loro occhi: nessuno dei suoi occupanti è sopravvissuto, compreso Nikodemus I(1).

190-195 circa – I pelleverde, sconfitti ripetutamente ai confini di Langaril, si spostano verso la Brughiera Fulva, dove incontrano la fiera resistenza di Tindaros, che ormai ha un esercito ben addestrato e potente. Questa involontaria alleanza tra uomini ed elfi porta un certa distensione nei rapporti tra Langaril e Tindaros, in precedenza sempre molto tesi e ostili, al limite del conflitto.

191-192 circa – Il morbo della Peste Vermiglia giunge anche a Portoga, ma la malattia pare aver perso parte della propria violenza, e la città marinara viene di fatto quasi risparmiata dall’epidemia. Un periodo di interminabili piogge primaverili si abbatte sulla Piana d’Argento, causando lo straripamento di molti fiumi e numerose frane alle pendici dei Monti di Gular. Ma all’inizio dell’estate, la Peste Vermiglia pare finalmente sedata. Si stima che, in quasi venticinque anni, abbia causato la morte di più di metà della popolazione umana.

192 – Argus, rimasto oramai l’unico erede di Felton Gazzabianca, guida un piccolo esercito verso Anuril, con lo scopo di conquistare il trono di Rilost, rimasto vacante. L’Ordine dei Cavalieri di Tharion, infatti, è praticamente scomparso, e Argus riesce a rientrare in città, proclamandosi legittimo erede al trono e prossimo Re di Rilost . Il giorno disegnato per l’incoronazione, viene però raggiunto e sfidato dall’ultimo discendente degli Ombrafulva, Asvel III, appena giunto in incognito in città. Accettata la sfida, i due si fronteggiano all’interno della Cattedrale, attorniati da un apiccola folla: Asvel vince lo scontro, ma decide di risparmiare la vita all’avversario (come fatto tempo addietro anche da suo nonno, Asvel I, in altre occasioni), ma Argus rimette mano alle armi, e cerca di uccidere Asvel a tradimento, rimanendo però ucciso da un giovane Cavalieri di nome Thalonius. Asvel III diventa così il sedicesimo Re di Rilost (2). Dopo la parentesi dei due Re scelti dall’Ordine di Tharion, ritorna l’antica legge sulla successione ereditaria maschile al trono di Rilost.

192-195 circa – Nonostante ci sia ora un solo legittimo Re, l’ormai piccolo regno di Rilost è in ginocchio, e stenta a riprendersi. Viceversa a Tindaros e Cargulis, dove il contagio della peste non è arrivato, la popolazione è decisamente florida.

196-197 – Alcuni ambasciatori elfici, provenienti da Langaril, vengono uccisi all’interno della città umana di Tindaros. La guerra viene evitata di un soffio all’ultimo momento, quando già i due eserciti erano schierati sul campo e pronti a darsi battaglia.

196-225 circa – Dopo aver risanato l’agricoltura e ricostruito Anuril, Asvel III si dedica a migliorare le relazioni e i commerci non solo con le altre città, ma anche con nani ed elfi, mandando i propri ambasciatori in ogni regione conosciuta.

205-291 circa – Beltalas deve respingere una continua serie di assalti da parte di numerosi tribù di piccoletti, orchi e orchetti, nella cosiddetta Guerra Eterna dei Pelleverde. Le schiere di pelleverde, in passato confuse e disorganizzate, in questa occasione sono disciplinate e schierate in ranghi ordinati, come se fossero guidate da un’unica mano. Nasce per la prima volta la voce dell’esistenza di una figura, non meglio identificata, che comandi i pelleverde dei picchi di Khalan. Nel frattempo, molte tribù di elfi d’ombra si spostano verso sud, causando ulteriori scontri nel Teriador e sui Monti di Mezzo, con uomini e nani.

226 – Asvel III decide di rinnovare l’Ordine dei Cavalieri, e indice il Primo Consiglio di Anuril: qui, i più saggi tra i seguaci di Tharion si riuniscono per scrivere delle nuove leggi, affinché il Regno non possa mai più cadere nel baratro dell’ ingiustizia, dei soprusi e della malafede.

227 – Il Primo Consiglio di Anuril, dopo quasi 18 mesi di lavoro, redige la Carta della Giustizia e il Codice dei Cavalieri di Tharion, in cui sono scritte le nuove leggi del regno di Rilost, e le regole a cui devono attenersi tutti i Cavalieri, per essere chiamati tali. Questi nuovi decreti, affissi e gridati in ogni angolo della Piana d’Argento, sono basati sull’altruismo, sull’onestà e sul coraggio, ma sono anche estremamente severi ed inflessibili con chi dovesse transigere queste nuove norme.

230 circa – Viene stretto un patto tra il regno di Rilost e i nani dei Monti Azdan: i carpentieri nanici, in cambio di un cospicuo pagamento, si impegnano a collaborare con gli uomini per la ristrutturazione e realizzazione di varie opere edilizie, tra cui le mura difensive di Teriadost e Anuril, e le torri di guardia ai confini del regno.

235 – Una improvvisa ed altissima onda investe tutta la parte occidentale della costa, portando morte e distruzione: interi paesi del litorale vengono sommersi violentemente dall’acqua, ma Portoga viene solamente sfiorata dalla tragedia.

242 – All’età di ottantatre anni, muore Asvel III. Gli succede il figlio primogenito, che prende il nome di Arahel II. Per la prima volta, una delegazione ufficiale di nani prende parte al maestoso e commosso funerale.

250-280 – Il Regno di Rilost, nonostante sia ormai molto ridotto rispetto al glorioso passato, vive un periodo di produttiva quiete, grazie anche ai commerci con Portoga e alla collaborazione con i nani dei Monti Azdan. Nell’ordine, si succedono Asvel IV, Natain I, Asvel V e Galdir II.

250-251 circa – Sui Tricorni vengono scoperti dei ricchissimi giacimenti d’oro: migliaia di minatori e di sbandati lasciano Tindaros e Portoga (e persino la lontana Anuril) per cercare fortuna, insieme a parecchi nani dei Monti Gular. Gli elfi della luna, che ormai da generazioni vivono sui Tricorni, cercano di opporsi allo scempio delle colline, provocando alcuni scontri.

252 – I pionieri sui Tricorni sono molto numerosi, e hanno facilmente la meglio sugli elfi della luna, che chiedono aiuto alla vicina Langaril. Gli elfi del sole muovono il loro esercito verso i Tricorni, ma il focolaio viene sedato prima che si trasformi in una vera e propria guerra. Gli elfi della luna sopravvissuti vengono accolti nella zona settentrionale del bosco di Aryon.

254-266 – Dopo soli due anni di pace, nuovi scontri insanguinano la zona tra Langaril e Tindaros.

281 – I nani dei Monti Azdan lamentano il mancato rispetto di alcuni accordi commerciali: i rapporti con Rilost si incrinano, e la collaborazione tra uomini e nani viene interrotta.

285-320 circa – Piccoli villaggi del Teriadost e della parte orientale della Piana d’Argento subiscono sporadici assalti di pelleverde e malforchi. Molti uomini e donne vengono rapiti e portati sui Picchi di Khalan.

291 – Scoppia una cruenta guerra tra nani e elfi d’ombra, nelle viscere dei Monti Azdan. Galdir II offre l’esercito in aiuto ai nani, che però rifiutano un appoggio militare di Rilost.

292 – Beltalas riesce sconfiggere definitivamente le tribù di Pelleverde, ma persistono le voci a proposito di un loro nuovo e temibile condottiero.

303 – Il Metzli erutta in maniera improvvisa e violentissima, e le regioni circostanti vengono scosse da un forte terremoto che causa numerose vittime di tutte le razze (questa è considerata la Seconda Grande Eruzione): l’enorme nube di polvere e cenere, sollevatasi dal vulcano, sorvola il Teriador dirigendosi verso sud-est, mentre onde alte quanto un albero si abbattono sulle coste meridionali del Corhad. I venti e le marosi si placano improvvisamente, lasciando stagnare la nube nera sopra la zona del fiume Nirmoth. Nel volgere di pochi giorni di pioggia, tutti gli esseri viventi della zona (compresi gli elfi, solitamente immuni alle malattie) muoiono in circostanze misteriose, mentre il fiume si inaridisce e il terreno diventa molle e melmoso: è l’origine delle nefaste Paludi di Nirmoth (3).

312 – Gli elfi d’ombra vengono decimati dai nani, e i sopravvissuti sono costretti a lasciare i Monti di Azdan. Alcuni si stabiliscono nella zona del Teriador, causando qualche scontro con le popolazioni locali.

313-317 circa – Beltalas e Cargulis sono ormai due centri ricchi e floridi. Viceversa, Teriadost attraversa un periodo difficile, anche a causa di un lungo periodo di carestia.

318 – Asvel VI prende sul trono il posto di Galdir II.

323 – In autunno un imponente esercito di orchi e troll, chiamato in seguito Orda Rossa, scende dai Picchi di Khalan devastando ogni cosa sul proprio cammino. I pelleverde, guidati dal condottiero orco Gorkaron Un’mad, attraversano il Pianorosso e si apprestano a entrare nel Teriador. Asvel VI convoca d’urgenza l’esercito e il Secondo Consiglio di Anuril, per modificare la legge di successione al trono: Asvel, infatti, ha cinque femmine ma nessun erede maschio, e prima di partire per la guerra vuole evitare eventuali dubbi a proposito del proprio successore: in soli tre giorni, il Consiglio decide che d’ora in avanti anche le donne potranno salire sul trono di Rilost.

324 – L’Orda Rossa si dirige verso Teriadost, che chiede aiuto agli alleati. Ma all’esercito di Anuril, accorso in aiuto della città, sono fatali i pochi giorni di attesa della decisione del Secondo Consiglio di Anuril: i cavalieri e le altre milizie vengono bloccati dalla neve sui Monti di Mezzo, e anche i nani (partiti con un grosso esercito dai lontani Monti di Azdan) non riescono a giungere in tempo: dopo un breve assedio, la città di Teriador viene messa a ferro e fuoco dai pelleverde. Quando nani e uomini giungono a Teriadost, davanti a loro ci sono solamente le rovine di una città devastata e trucidata (4). L’Orda, dopo aver razziato Teriadost, si dirige a nord, verso la Selva di Khalan. Ma alcuni messaggeri riescono a raggiungere gli elfi di Khalan, e viene così formata una insolita alleanza tra elfi della luna, nani e uomini, per fermare i pelleverde.

326 – L’Orda Rossa devasta parte della zona meridionale della Selva di Khalan, ma infine viene bloccata alle pendici dei Picchi di Khalan, sul Passo Ruggente. Al tramonto della seconda giornata di combattimento, un temibile stregone vestito di nero appare come dal nulla, per dare forza e vigore alle armate di pelleverde, dando corpo per la prima volta alle leggende sul misterioso Stregone delle Vette Nere. Ma, nonostante la sua presenza, il giorno seguente l’alleanza sbaraglia le fila nemiche, ponendo fine vittoriosamente allo scontro. Il mago oscuro scompare dal campo di battaglia senza che nessuno lo abbia abbattuto, mentre l’alleanza conta i propri caduti: l’Udenthor Dagon dei Foltibarbuti per i nani, dama Lingalad Sguardofiero per gli elfi, e Re Asvel VI per gli uomini di Rilost. Nonostante la sconfitta dei pelleverde, Gorkaron Un’mad riesce a fuggire ma, braccato da alcuni elfi, viene ucciso poche settimane dopo la battaglia.

 

(1): nelle riserve d’acqua della Cattedrale di Anuril venne trovato un corpo umano appestato, e si dice che fosse quello del più giovane dei due Gazzabianca sopravissuti alle spade dei Cavalieri, Rufius. La leggenda narra infatti che sia stato lui ad avvelenare la cisterna, poco prima che sbarrassero le porte della Cattedrale, gettandosi in un pozzo dopo aver scoperto di essere stato contagiato dall’epidemia.

[OT: potremmo togliere questa nota, e farne un breve racconto…]

 

(2): alcuni studiosi giudicano Asvel III il quindicesimo Re (e non il sedicesimo), considerando come legittima solamente la dinastia degli Ombrafulva, e non i Re prescelti dall’Ordine dei Cavalieri di Tharion. Ma tutti gli annali di Rilost riportano ancora i nomi di Niklaus e Nikodemus, e quindi la consuetudine (oramai assodata) vede il regno di Asvel III seguire il loro dominio. Questo porta però a un particolare curioso: come Re di Rilost, hanno regnato un Asvel I e un Asvel III, ma mai un Asvel II.

 

(3): alcune leggende elfiche narrano una storia leggermente diversa, ovvero che la nube fosse “guidata” da un demone (del ghiaccio, dell’acqua o del vento, a seconda della versione) e che sia stato questo essere mostruoso a trucidare molte creature e a rendere inospitale la regione, e in particolare a prosciugare la sorgente del Nirmoth. Sempre secondo questi bizzarri racconti, sarebbero stati i pochi elfi presenti nella regione a combattere il demone, ma un umano a sferrargli il colpo mortale.

 

(4): la leggenda vuole che nessun cittadino di Teriadost sia scampato al massacro. Ma, dato che la città era molto popolata e per di più situata in una regione boscosa (ovvero una zona in cui è relativamente facile nascondersi), questa teoria è abbastanza improbabile. Eppure nessuno storico è mai riuscito a documentare l’esistenza di un sopravvissuto.

 

Terzo Evo (detto anche “dei flagelli” o “dell’infamia”)

327 – La notizia della morte del Re giunge ad Anuril. La primogenita di Asvel VI, di soli diciassette anni, diventa il ventitreesimo sovrano del regno, nonché prima Regina di Rilost, con il nome di Aleiah I. La distruzione di Teriadost coincide però, in pratica, con la fine del regno: Rilost è ormai una pallida ombra del reame creato da Tharion, e di fatto è ridotto al rango di città-stato. Cargulis, Portoga, Tindaros e Beltalas sono, insieme ad Anuril, i centri abitati più grandi e popolosi del mondo conosciuto e, pur essendo città molto diverse tra loro, hanno ormai economie salde e fiorenti. In particolare, Tindaros possiede un esercito addestrato e decisamente temibile.

331 – Aleiah I si sposa con Argoth Nerobecco (detto il Gambacurva, a causa di una ferita ricevuta durante la Battaglia del Passo Ruggente).

331-336 circa – La Regina, molto amata dal popolo, invia delle spedizioni militari nella zona dei Picchi di Khalan, alla ricerca del misterioso Stregone delle Vette Nere. Molte non fanno più ritorno, ma alcune portano notizie che confermano l’oscura presenza di un potente e temuto mago oscuro, a capo dei pelleverde e delle altre creature maligne che dimorano sui Picchi di Khalan. L’asprezza della zona e la distanza da Anuril sconsigliano ulteriori azioni militari: lo Stregone delle Vette Nere rimane così libero di agire all’interno delle scoscese montagne di Khalan, sorvegliato dai soli (ma pochi) elfi della vicina Selva.

343-442 – Tra Tindaros e Langaril si combatte una lotta feroce, senza esclusione di colpi, anche se non si tratta di una vera e propria guerra, ma piuttosto di una campagna militare simile alla guerriglia. Pianure, boschi e villaggi vengono insanguinati per un secolo, con alterni destini, durante il quale l’esercito di Portoga riesce a prendere possesso di una parte del bosco, che sfrutta per decenni al fine di ottenere legname, necessario alle immense fucine della città: è la cosiddetta Guerra Secolare.

347 – Muore Aleiah I e sale sul trono il primogenito, Melthar I. Quella dei Nerobecco è la terza dinastia a regnare su Rilost (esclusa la breve parentesi dei sovrani prescelti dall’Ordine di Tharion).

358 – Alla morte di Melthar I sale al trono il figlio, Melthar II.

365 – Un grande incendio devasta parte della Biblioteca Reale di Anuril: nel rogo vanno perduti più di diecimila volumi, alcuni dei quali molto antichi.

366 – La giovane regina Alaisa I, figlia di Melthar II, succede al trono del padre.

368 – Alaisa I si sposa con un giovane studioso di arti magiche, di nome Eragus Spadafera.

370-385 circa – La Selva di Khalan, i dintorni di Beltalas e la zona del lago Teriador vengono infestati da numerosi ogre. Gli elfi della luna sterminano quelli all’interno della Selva di Khalan, ma l’infestazione intorno a Beltalas si aggrava, e la città inizia un periodo difficile, dovuto anche alla scarsa pescosità di quel tratto di mare.

385-392 circa – La decadenza di Beltalas è sempre più evidente: pur rimanendo teoricamente indipendente, la città diventa di fatto una colonia di Cargulis, a cui è costretta a versare un sostanzioso pedaggio. La città si spopola, mentre le Borgate della città imbastiscono una trattativa diplomatica con gli elfi della Selva di Khalan, allo scopo di debellare gli ogre dalla zona.

386 – Il lungo regno di Alaisa I giunge al termine: sale al potere il nipote, con il nome di Daer I, capostipite della dinastia degli Spadafera.

393 – Viene ufficialmente stipulato un patto tra le Borgate di Beltalas e gli elfi della luna: questi ultimi aiuteranno gli uomini ad estirpare gli ogre dalla zona adiacente alla città.

393-440 circa – Il numero di ogre nella zona di Beltalas diminuisce in modo radicale, ma una serie di incomprensioni tra elfi e uomini porta a gravi scontri tra le due razze, e la guerra viene sfiorata in diverse occasioni.

398-481 – Muore Daer I, e sale al trono Asvel VII. Ma i sovrani di Rilost sono ormai deboli, e spesso hanno poca importanza rispetto agli Inquisitori dell’Ordine di Tharion e ai capi-gilda di Anuril. In poco meno di un secolo, si succedono come sovrani Nikodemus II, Argoth II, Harai I, Melthar III e Aleiah II, senza che nessuno di loro lasci un segno tangibile del proprio operato.

413-414 – Una serie di violenti terremoti scuotono i Picchi di Khalan, la Piana d’Argento e il Teriador, causando molte vittime a causa dei numerosi crolli. Tra gli altri, si schianta il campanile principale della Cattedrale di Tharion, ad Anuril. La grande miniera nanica di Carn-Khalan viene completamente distrutta e abbandonata.

415-440 circa – Alcuni uomini lasciano Beltalas e si stabiliscono in varie zone della regione del Teriador, fondando numerosi villaggi. In particolare, dalle rovine di Teriadost (già Runa) nasce una nuova città, che prende il nome di Minur.

440 – Grazie ad una attenta azione diplomatica, viene raggiunto un accordo pacifico tra la città di Beltalas e gli elfi di Khalan.

440-450 – Beltalas sembra trovare giovamento dalla pace stipulata con gli elfi, e reclama maggiore indipendenza da Cargulis.

442-444 – Alcuni terremoti scuotono la Piana d’Argento e l’Altopiano Screziato, causando numerosi morti, soprattutto a Tindaros. Questi episodi, di fatto, causano la fine della cosiddetta Guerra Secolare

454 – Il vulcano Metzli erutta improvvisamente e con violenza, seppellendo di cenere il Pianorosso, la parte occidentale della Selva di Khalan, e vaste zone della Piana d’Argento.

461 – Sir Nikolas, marinaio divenuto cavaliere di Tharion, parte da Beltalas per recarsi con alcuni nani presso la rocca abbandonata di Carn-Khalan. Qui la piccola spedizione apprende delle oscure e terribili notizie: la vera causa dei terremoti, che periodicamente devastano la regione, sarebbe l’enorme potere dello Stregone delle Vette Nere, il cui scopo è quello di liberare Sargantes dalla sua prigionia sotterranea. L’esatta ubicazione del luogo in cui il Drago d’Ombra è avvinto dalle catene è ignota, ma tutte le leggende narrano che in una zona non lontana dai Picchi di Khalan.

462 – La notizia delle reali mire dello Stregone giunge nel Rilost, dove Aleiah II indice il Terzo Concilio di Anuril, per la prima volta aperto anche ai non umani. Lo scopo dell’assemblea è quello di trovare dei rimedi per impedire i piani dello Stregone, ma i disaccordi tra elfi e nani portano ad un nulla di fatto. In piena estate, i corsari Berking attaccano in massa la città di Beltalas, che cade alla loro mercé e viene razziata. Alcuni profughi sfuggono al massacro e raggiungono le zone interne della regione.

466 – Un enorme drago nero devasta ampie zone della Foresta di Langaril, prima di essere abbattuto dagli elfi.

473 – 481 – Il vulcano Metzli emette una serie di potenti e continue eruzioni, coprendo di cenere e lapilli le zone adiacenti

477 – Alcuni messaggeri elfici portano ad Anuril la notizia che un nuovo e potente esercito si sta ammassando sui Picchi di Khalan, composto da pelleverde, malforchi, umani rinnegati, elfi d’ombra e persino un drago nero. La regina Aleiah II muore nel proprio letto in circostanze poco chiare, e sale al trono il fratello, Angus I detto il Vagabondo, che come prima cosa stringe un patto di alleanza con gli elfi di Khalan, in caso di attacco dello Stregone.

481 – In primavera le orde dello Stregone discendono dai Picchi di Khalan, dirigendosi inaspettatamente verso Tindaros: in pochi giorni devastano l’Altopiano Screziato e assediano la città, colta impreparata dall’assalto improvviso. La Brughiera Fulva è devastata fino al Bosco di Aryon, e in autunno le difese della città cadono: è la cosiddetta “Infamia di Tindaros”, che avviene a pochi anni dalla caduta di Beltalas. Questa viene considerata la fine del Terzo Evo: dalla disfatta di Teriadost, in meno di 200 anni, sono state messe a ferro e fuoco metà delle principali città di Mon.

 

 

Quarto Evo (da alcuni chiamato già “della speranza”)

482 – Nel nord, pelleverde e briganti continuano a portare morte e distruzione, ma abbandonano Tindaros in seguito ad un accordo con il barone Morigan, che di fatto diventa il tiranno della città. Intanto il grosso delle truppe dello Stregone attraversa i Monti di Mezzo, dirigendosi verso Anuril. Un drago nero viene avvistato sui Monti di Mezzo. Il Vulcano Metzli sembra accompagnare l’avanzata dell’esercito con spaventose eruzioni, per la prima volta visibili persino da Portoga (queste attività vulcaniche sono considerate la Terza Grande Eruzione).

483 – L’esercito dello Stregone si disperde prima di porre l’assedio al cuore dell’antico regno di Rilost: i motivi rimangono sconosciuti, ma i territori del Teriador e della Piana d’Argento subiscono comunque gravi devastazioni, a causa dei pelleverde e, soprattutto, del drago nero, che si rifugia sui Monti di Mezzo.

484 – Il drago nero viene sconfitto e ucciso dagli elfi del sole, nella zona di Minur. Nella Piana d’Argento si vive un periodo di pace, nonostante i monti e i boschi rimangano infestati da pericolose bande di pelleverde, malforchi e banditi.

485 – Angus I muore cadendo da una torre del proprio palazzo, senza lasciare eredi. L’Ordine di Tharion dispone che l’elezione di un nuovo sovrano deve essere lasciata al popolo. Torna così al potere un erede della prima dinastia di Rilost, i Lungivista, con il nome di Arahel III.

486-503 circa – I pelleverde saccheggiano alcuni villaggi dell’Altopiano Screziato e della Brughiera Fulva.

504-505 – Minur subisce ripetuti assalti da una imponente tribù di piccoletti, che causano numerosi morti.

515 – Oggi…

 

Primo mese (o Luna di Ghiaccio)

Clima: gelido e secco.

Proverbio: “il ghiaccio della prima luna è come la pietra dei nani” (ovvero duro e resistente; soprattutto nel nord, tra Cargulis e Tindaros, è diffusa anche la versione con “testa” al posto di “pietra”).

Eventi: il luogo più suggestivo dove trascorrere l’inizio dell’anno è probabilmente Cargulis, poiché la tradizione vuole che, durante le prime notti del mese, il cielo venga illuminato dalle esplosioni fragorose e spettacolari di fulmini e altri giochi di luci magiche.

L’ultimo giorno del mese (e dell’inverno) è invece celebrato dal culto di Tabata la “Nocturn Mutaevole”, ma solitamente questa solennità non prevede alcuna manifestazione pubblica.

 

Inizia la primavera: l’elemento che contraddistingue questa stagione è l’Aria.

La luna è più pallida, la sua luce velata.

 

Secondo mese (o Luna delle Bufere)

Clima: freddo e umido, con forti raffiche di vento gelido e temporali improvvisi (di pioggia o neve).

Proverbio: “Luna di Bufera, finestra sprangata da mane a sera”.

Eventi: il primo giorno del mese (e di primavera) il culto di Tharion festeggia la “Solennità della Fondazione”, in cui si ricorda la nascita del Regno di Rilost. In questa occasione, soprattutto ad Anuril, l’Ordine dei Cavalieri sfila in pompa magna nei pressi del proprio tempio.

 

Terzo mese (o Luna del Vento)

Clima: capriccioso, ma sostanzialmente fresco e umido, contraddistinto da una brezza proveniente da nord.

Proverbio: “il vento della terza luna è come la magia: poco fa piacere, troppo fa paura” (ovvero: alcuni incantesimi possono essere utili, ma ricorrere troppo spesso alla magia può ò essere decisamente pericoloso, proprio come il vento in questo periodo).

Eventi: al solstizio (il ventunesimo giorno) il culto di Tabata festeggia il Giorno dell’Armonia del Cielo, con semplici riunioni pubbliche, decisamente ospitali ma poco spettacolari.

 

Quarto mese (o Luna dei Germogli)

Clima: fresco e umido.

Proverbio: “nella quarta luna germogliano anche i manici dei badili dei nani” (ovvero germinano tantissime piante, anche quelle più insperate).

Eventi: in alcune grandi città umane (in particolare Anuril e Portoga) si usa tenere dei simposi, chiamati “Tavole Collegiali”, dove i sacerdoti di diversi culti discutono di importanti tematiche teologiche.

 

Inizia l’estate: l’elemento che contraddistingue questa stagione è il Fuoco.

Il colore della luna è vermiglio, la sua luce più luminosa.

 

Quinto mese (o Luna di Splendore)

Clima: mite, a parte sporadici e brevi temporali.

Proverbio: “la luce di Splendore abbaglia anche gli elfi”.

Eventi: in tutte le città umane, il decimo giorno è dedicato dal culto di Tharion alla celebrazione del Giorno della Resa del Drago, che ricorda la vittoria sul Sargantes. In particolare ad Anuril è molto commovente la cosiddetta “Cerimonia del Velo”, che al crepuscolo rimembra la letale ferita inflitta a Tharion dal drago d’ombra.

A Portoga, il dodicesimo giorno viene commemorata (in particolare dal culto di Diriel) la “Grande Ondata” del 235, che portò morte e distruzione lungo la costa occidentale di Mon.

 

Sesto mese (o Luna degli Ardori)

Clima: caldo umido.

Proverbio: “la calura della sesta luna è come il pianto di un bambino: umida e fastidiosa, ma di breve durata”.

Eventi: il quindicesimo giorno del mese, molti villaggi festeggiano il giorno di mezz’estate, con banchetti, canti e balli, soprattutto se il raccolto si preannuncia fruttuoso.

 

Settimo Mese (o Luna di Fiamma)

Clima: torrido, con venti caldi e umidi provenienti da sud-est.

Proverbio: “la Luna di Fiamma è più ardente di qualunque passione” (ovvero il caldo di questo periodo è impareggiabile).

Eventi: nei primi giorni del mese a Portoga si può assistere alla “Festa della Fiamma”, in cui gli artisti vagabondi di tutta Mon si riuniscono per dare spettacolo nei vicoli e nelle piazze della città. Particolarmente suggestivi sono i “mangiafuoco”, che insieme alla settima luna danno il nome all’esibizione.

 

Inizia l’autunno: l’elemento specifico di questa stagione è la Terra.

La luna è più scura, la sua luce lievemente velata.

 

Ottavo mese (Luna del Raccolto)

Clima: caldo e in genere secco, ma con temporali improvvisi e passeggeri.

Proverbio: “chi nella Luna del Raccolto non riempie il granaio, in inverno soffrirà la fame”.

Eventi: al termine del raccolto, soprattutto nei piccoli villaggi rurali della Piana d’Argento, si è soliti festeggiare con grandi falò e lunghi racconti al chiaro di luna, a cui partecipa normalmente tutta la comunità. Inoltre, con la scusa di dover preparare le botti per la vicina vendemmia, si dà fondo al vino residuo con abbondanti libagioni e numerosi brindisi, fino a notte inoltrata.

 

Nono mese (Luna della Vendemmia)

Clima: fresco secco.

Proverbio: “non contraddire un nano se non sai combattere o non hai una corsa veloce, non vendemmiare se non sei nel nono mese o non hai botti capienti” (ovvero non compiere azioni se non sei conscio di ciò che comportano).

Eventi: il giorno del solstizio (il ventunesimo del mese) il culto di Tabata festeggia il Giorno dell’Armonia della Terra, con semplici riunioni pubbliche, molto modeste ma accoglienti.

 

Decimo mese (Luna del Fango)

Clima: fresco e umido, con abbondanti piogge.

Proverbio: “il fango della decima luna si attacca anche al vestito del re degli elfi” (cioè in questo mese piove veramente tanto…).

Eventi: a Tindaros le campane suonano per tutto il giorno a lutto, per ricordare il sacco della città (la cosiddetta “infamia di Tindaros”), avvenuto nel 481.

 

Inizia l’inverno: l’elemento peculiare di questa stagione è l’acqua.

La luna è più verdastra o azzurrognola, la luce lievemente tremolante.

 

Undicesimo mese (Luna delle Nebbie)

Clima: freddo e molto umido.

Proverbio: “nessuno si mette in cammino due volte nella Luna delle Nebbie” (ovvero che la difficile esperienza insegna a non farlo più, ma anche che spesso chi lo fa non ha una seconda possibilità…).

Eventi: a Portoga si celebra il rito delle “Candele di Bruma”: quando la prima nebbia fitta della stagione cala dal nord, la tradizione vuole che dopo il tramonto si affidi alle acque una candela accesa su un pezzo di legno (si dice che colui la cui luce giunge più lontano e per ultima si spegne, possa esaudire un desiderio).

 

Dodicesimo mese (Luna di Morte)

Clima: freddo intenso e sovente neve.

Proverbio: “non c’è primavera senza inverno, non c’è vita senza morte”.

Eventi: il tredicesimo giorno del mese il culto di Diriel festeggia il giorno dello Scampato Periglio, in cui ricorda il rapimento della Dea da parte del fratello, Gadruk, poi sconfitto da Tharion.

 

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Questa filastrocca sui nomi delle lune è molto diffusa ad Anuril, ed è sovente legata ad un gioco, tracciato nel terreno o sulla strada con un gessetto, in cui il fanciullo deve saltare seguendo una sorta di percorso:

 

il primo congela,

il secondo tempesta,

la terza scompiglia,

la quarta germoglia,

l’estate risplende,

la sesta innamora,

il settimo infiamma,

l’ottavo raccoglie,

la nona vendemmia,

il decimo infanga,

l’inverno è di bruma,

e l’ultimo muore.

 

Viceversa, a Portoga e Cargulis (pur con versioni leggermente differenti) è nota tra i bambini la cosiddetta “serie delle lune”, con cui spesso mamme e balie insegnano i numeri ai più piccoli:

 

“il primo è il gigante di ghiaccio,

due le bufere dove annega il corsaro,

tre sono i venti dal mare del nord,

quattro i germogli a primavera,

cinque i bagliori in lontananza,

sei le frecce nel cuore del veggente,

sette i fuochi estivi di chi balla,

otto sono i raccolti fecondi,

e nove le botti in cantina,

dieci paludi inghiottono i viandanti,

undici spettri vagano nella nebbia

e dodici sono i guerrieri morti

uccisi dal gigante di ghiaccio.”

 

Con il nome di Peste Vermiglia (o Piaga delle Larve) viene ricordato ancora oggi come una serie di epidemie che colpirono, duramente e ripetutamente, il regno di Rilost, arrivando ad uccidere una buona parte della sua popolazione.

La prima epidemia partì a diffondersi dall’estremo corno meridionale del continente, il Corhad, per estendersi rapidamente in tutto il Teriador, lasciando dietro di sé una scia di fetore, morte e disperazione. Era l’anno 170 del Secondo Evo, e la città di Teriadost (già Runa, e in seguiti rifondata con il nome di Minur) fu scossa come una nave in mezzo ad una virulenta tempesta, uscendone quasi annientata.

Eppure, il primo anno del contagio parve che le montagne (i Picchi di Khalan a nord, e i Monti di Mezzo a ovest) riuscissero a contenere il morbo in un’area tutto sommato limitata, scomparendo dopo alcuni, terribili mesi, di devastazione.

Ma fu solo un’illusione. Un paio d’anni dopo il morbo riapparve al dì là dei monti, con gli stessi orrendi sintomi: piressia, improvvisi malori e svenimenti, piaghe virulente e maleodoranti, vomito, dissenteria, poi espansione repentina delle suddette piaghe a coprire quasi tutto il corpo, crollo drastico di tutte le percezioni (gusto, olfatto, vista, udito e tatto), e infine quasi sempre una morte orribile, tra atroci tormenti, putrefazioni e disfacimenti. Più raramente, una guarigione lenta e dolorosa, ma comunque quasi mai completa.

Fu così che, nel giro di tre anni dall’inizio del primo focolaio dell’epidemia, la Peste Vermiglia raggiunse la Piana d’Argento: interi villaggi furono annientati, mentre altri vennero abbandonati per cercare la salvezza verso occidente.

Infine il morbo, nell’anno 176 del Secondo Evo, colpì anche Anuril, e a nulla valse la decisione del Re, Nikodemus I, di sigillare impietosamente le porte della città: la peste non bussò e non abbatté fragorosamente i cancelli d’argento della città di Tharion, ma superò le mura con facilità, come il vento si insinua tra le imposte di una casa, e la malattia raggiunse ben presto i suoi cittadini.

I primi quattro mesi di contagio della capitale, per quanto sconvolgenti e terribili, non furono che l’anticamera della tragedia in cui stava cadendo la città e l’intero regno: poiché né i medici, né i chierici di Diriel, né le Guide di Tabata parevano in grado di aiutare i malati, le porte della case degli appestati venivano segnate con il cosiddetto “Marchio dell’Appestato” (una “A” segnata con del sangue di animale) e chiuse dall’esterno con assi e mura, per cercare di contenere la malattia. Ma, poiché questo non arrestò il virus, il quarto anno di contagio vide l’istituzione ufficiale delle “Pire Purificatrici”, ovvero grandi fuochi funebri, posti appena fuori dalle mura, dove tutti i cadaveri dovevano essere bruciati. Ma neppure questo placò la sete di morte del flagello.

Dal settimo mese dall’inizio dell’epidemia, Anuril vide un inasprimento dell’esasperazione e della violenza, e così furono direttamente le case degli appestati che vennero sigillate e bruciate (ovviamente compreso il malato e i suoi familiari) e questo causò numerosi incendi devastanti, soprattutto nei quartieri più poveri. Il Re impose la legge marziale, ma con scarsi risultati: entro i primi dieci mesi, almeno due cittadini su tre erano morti in preda agli incendi o alla malattia, e la Guardia Cittadina era scivolata nel caos, mentre i cavalieri di Tharion erano più che dimezzati, e nessuno pareva più in grado di mantenere l’ordine all’interno delle mura. E la situazione nei villaggi della Piana d’Argento non era certo migliore. Sembrava che, debellato un focolaio di peste, ne comparissero altri.

L’undicesimo mese di epidemia ad Anuril la situazione era talmente disperata che l’Università Reale chiuse i battenti, nonostante in molti sperassero che qualche antidoto potesse essere trovato proprio presso quelle sale.

Il dodicesimo mese un incendio rase al suolo quasi totalmente il quartiere meridionale, e la popolazione di Anuril si era ridotta ad essere meno di un decimo rispetto a quella precedente l’inizio dell’epidemia.

Dopo quindici mesi, la città era del tutto in ginocchio: gli incendi erano all’ordine del giorno (tre fuochi in un mese, nel cuore della città, arrivarono a danneggiare gravemente persino la Cattedrale di Tharion). Si dice che i malati (vivi o morti) fossero ammassati in enormi cumuli, sia nei vicoli che nelle Case della Salute, e che la chiusa del Grande Canale fosse completamente ostruita dai cadaveri. Qualcuno narra che l’odore di putrefazione arrivasse fino al bosco di Tabrethil, eppure l’epidemia non pareva aver ancora raggiunto il suo picco di gravità e mortalità, tanto che il sedicesimo mese Nikodemus I diede l’ordine di sigillare dall’interno (murandoli) tutti gli ingressi alla Cattedrale, dopo aver accumulato all’interno le ultime scorte di cibo presenti in città. Gli abitanti di Anuril, inferociti dal gesto del Re (che di fatto li abbandonava al loro destino), assalirono la Cattedrale, ma furono respinti dagli arcieri presenti sulle torri. Questo episodio è considerato uno dei più tristi e vili dell’intera storia del regno di Rilost, ed è noto come “la Vergogna di Tharion”, e ben dimostra l’ignominia del sovrano e la bassezza raggiunta allora dall’Ordine dei Cavalieri.

Ormai gli incendi, le razzie, gli omicidi e i furti (spesso per un semplice tozzo di pane) avvenivano quotidianamente, e nessuno era più in grado di contrastare questa apparentemente inarrestabile decadenza dell’intero regno: nessuno coltivava la terra, pascolava gli animali o commerciava, e la popolazione era affamata, disperata e alla completa mercé di bruti e banditi.

Infine, il diciassettesimo mese dall’inizio del contagio ad Anuril, i cittadini in rivolta riuscirono a sfondare le porte della Cattedrale, senza che nessuno dalle mura li respingesse, e un’agghiacciante spettacolo si presentò ai loro occhi: tutti i suoi occupanti avevano contratto la Piaga, e nessuno era sopravvissuto, compreso Nikodemus I. Si dice che, nelle riserve d’acqua della Cattedrale, venne trovato un corpo umano appestato, e si narra che fosse quello del più giovane dei due Gazzabianca, Rufius, sopravissuto alle spade dei Cavalieri.

Tutto ciò, infatti, accadeva durante il periodo cosiddetto “dei Tre Re”, quando tre diverse fazioni (i Gazzabianca, gli Ombrafulva e l’Ordine dei Cavalieri di Tharion) si contendevano il trono di Rilost. La leggenda vuole quindi che sia stato proprio Rufius Gazzabianca ad avvelenare la cisterna, riuscendo chissà come a gettarsi in un pozzo dopo aver scoperto di essere stato contagiato dall’epidemia, con lo scopo di uccidere Re Nikodemus, che una ventina di anni prima aveva dato l’ordine di sterminare lui e la sua famiglia.

Qualunque sia la verità, in seguito fu Asvel degli Ombrafulva a salire saldamente sul trono, con il nome di Asvel III, e la malattia perse il suo vigore e in pochi mesi scomparve del tutto, sia dalla capitale che dai villaggi della Piana d’Argento, quasi a dimostrare l’apprezzamento degli Dei per questa scelta, e nel contempo quale fosse il motivo dell’origine della Peste: evidentemente la corruzione morale del regno, prima di essere estirpata e purificata, doveva essere rispecchiata dal disfacimento fisico dalla malattia, come puntualmente avvenne.

In seguito, con il Primo Consiglio di Anuril (del 226) e la stesura della Carta della Giustizia e il Codice dei Cavalieri, l’Ordine di Tharion venne completamente rifondato, affinché il Regno non potesse mai più cadere nel baratro dell’ ingiustizia. Quando, cinquant’anni più tardi, Asvel III morì alla veneranda età di ottantatre anni, venne ricordato come colui che allontanò la Peste Vermiglia, nonché uno dei più amati sovrani dell’intera storia di Rilost.

 

Documento stilato, dopo accurate e meticolose ricerche, da sir Galber da Minur, cronachista e traduttore.

Tratto dal “Libro dei Tempi Antichi”

(secondo volume della “Storia del Mondo”, della Biblioteca Reale di Anuril)

 

  1. Il Regno di Rilost

La fine dei Tempi Remoti e l’inizio dei Tempi Antichi si fanno coincidere con la caduta di Sargantes e la fondazione del Regno di Rilost. Accadde infatti che la maggior parte degli Uomini, che durante la Guerra dei Barbari si erano schierati con il Primogenito, ora si riunirono attorno al coraggioso Tharion, che proclamò la fondazione del Regno di Rilost. Anuril fu dichiarata la capitale del regno, e il primo Re di Rilost fu ovviamente lo stesso Tharion, che schiacciò le ultime tribù umane ribelli, unificando di fatto tutti gli uomini sotto un’unica ala protettrice. Fu in questo periodo che gli elfi del Bosco di Aryon iniziarono l’esplorazione del Grande Mare Antico e dei bordi del mondo, raggiungendo e colonizzando la Foresta di Fylastir.

Sargantes, sconfitto al termine della Guerra dei Barbari, fu sottomesso ma rimase in vita. Elanath, infatti, riuscì a convincere i propri fratelli che egli era realmente pentito e pieno di rimorso per le malvagie azioni commesse, così, sotto una stretta sorveglianza, Sargantes iniziò a espiare le proprie colpe lavorando per i nani, aiutandoli nella ricostruzione delle loro terre, devastate dalla guerra che lui stesso aveva provocato. In un primo momento i nani accettarono malvolentieri l’aiuto di Sargantes, ma poi, con il passare del tempo, capirono che la possanza di un dio poteva essere loro di grande aiuto. Infatti, nonostante le amorevoli cure di Diriel, Thurnor era ancora esanime sotto gli effetti del veleno del dardo scagliato contro di lui dalla mano di Kalisha, nei Tempi Remoti.

Sargantes, durante i primi anni dei Tempi Antichi, visse in modo irreprensibile aiutando i nani, mentre Tabata proseguì nella stesura del Libro del Destino. Nel frattempo, Elanath istruiva gli elfi insegnando loro come incanalare i flussi magici della terra, Tharion guidava e proteggeva gli uomini da lui unificati, e Diriel curava le ferite causate al mondo dalla Guerra dei Barbari. La pace durò a lungo, ma non fu eterna.

 

  1. La nascita dei pelleverde

Gadruk, giunto su questa terra insieme alla fine dei Tempi Remoti, rimase a lungo isolato in una serie di grotte in prossimità del vulcano Metzli, vivendo con alcune creature di tutte le razze, scacciate dai propri simili per vari e diversi motivi. Restando sempre e solo a stretto contatto questi esseri disperati, infelici e spesso rancorosi, Gadruk perse a poco a poco il proprio equilibrio mentale, finché cercò di aiutarli facendo su di loro dei folli esperimenti: questi miserabili vennero torturati, plasmati e rimodellati da Gadruk, portando alla nascita di una nuova è orribile razza, che prese il nome dal colore della carnagione, corrotta dal potere malvagio del vulcano: i pelleverde. Queste creature empie, infide e deformi, ben presto si rivoltarono contro il loro stesso creatore, cercando di ucciderlo. Gadruk rimase gravemente ferito nella lotta ma riuscì a fuggire, giungendo in fin di vita da Diriel, che lo curò. Quando Gadruk si riprese, fu chiaro che ormai era uscito completamente di senno: rapì Diriel e la portò con sé nei pressi del Metzli, dove minacciò di eseguire su di lei degli ulteriori terribili esperimenti. Prima che potesse mettere in pratica le sue tremende minacce, fu però circondato dai pelleverde, che lo assalirono senza pietà. Tharion riuscì a raggiungere il vulcano quando ancora la lotta tra Gadruk e i pelleverde era in corso: scacciò quelle immonde creature e sfidò Gadruk  in un spietato duello, al termine del quale Tharion tranciò la testa del fratello, ponendo fine alla sua vita. Diriel fu tratta in salvo senza un graffio, ma ormai i pelleverde erano venuti al mondo, e trovarono rifugio sui Picchi di Khalan, dove rimasero nascosti, in attesa del loro momento.

Forse quindi non fu un caso che una vasta epidemia di Peste Verde sconvolse il mondo in questi anni, colpendo principalmente i nani e gli uomini, e procurando a Diriel e ai suoi seguaci molti gravi malati da assistere. Erano passati almeno 500 anni dall’inizio dei Tempi Antichi.

 

  1. La Guerra della Selva

Per entrambe le razze elfiche, questo fu un periodo di grande splendore: le arti si diffusero e il controllo della magia raggiunse vette inimmaginabili. La popolazione elfica aumentò lentamente ma in modo costante, e venne fondata una nuova colonia elfica, da parte degli Elfi della Luna, nella tenebrosa Selva di Khalan. Fu qui che iniziarono i primi scontri con i pelleverde, che scendevano dai monti alla ricerca di carne, pellicce e legname. La lotta si fece più dura, e gli elfi offrirono un lauto pagamento ai nani, in cambio del loro aiuto in battaglia, che accettarono. Con le loro micidiali asce a completare i già temibili elfi, la vittoria sembrava ormai a portata di mano, quando accadde un episodio che avrebbe segnato le sorti della guerra, e probabilmente della storia, e che prese il nome di Massacro dell’Infamia: un gruppo di nani, guidati da Meldan Frangipietra, venne accerchiato presso una cascata e sterminato dai pelleverde. I nani degli altri Clan accusarono gli elfi di aver abbandonato Meldan e il suo reggimento, mentre gli elfi rigettarono l’accusa, affermando che non era stato possibile soccorrerli in tempo. Quale che fosse la verità, i nani abbandonarono improvvisamente gli elfi, lasciando sguarnito un fianco del fronte, dal quale i pelleverde poterono penetrare nella foresta e disporre a piacimento del territorio elfico. La Selva di Khalan sarebbe stata allora saccheggiata senza pietà, se non fosse stato per i lupi: accadde infatti che, a soccorrere il popolo elfico lasciato in balia dei pelleverde, fu un’elfa di nome Misania, che viveva a stretto contatto con i lupi della foresta, e che riuscì a convincerli a combattere per difendere il bosco. Gli Elfi della Luna riuscirono così a resistere agli assalti dei pelleverde, e iniziarono una guerra che durò molti anni, e che fu chiamata la Guerra della Selva, proprio perché non ci furono mai scontri in campo aperto o grandi battaglie, ma un lento logorio di assalti e duelli nel folto della foresta di Khalan.

 

  1. Il rogo di Khalan

Dopo molti anni di guerra, Helayan decise di guidare gli Elfi del Sole in aiuto dei fratelli della Luna, di fatto assediati nella Selva di Khalan. Allora i pelleverde, sopraffatti da questa inusuale alleanza elfica, appiccarono il fuoco alla foresta, e una grande quantità di creature perse la vita in questo enorme incendio. Il rogo durò molte settimane, e quando finì fu chiaro che i pelleverde si erano nuovamente ritirati sui monti. Allora gli Elfi del Sole tornarono alle loro dimore, mentre i superstiti del popolo elfico dalla Luna decisero di abbandonare questi luoghi maledetti, spostandosi verso sud, e andando a vivere in alcune caverne a sud del vulcano Metzli, oppure migrando all’estremo occidente dei Monti di Gular, sui Tricorni. Misania invece, nonostante fosse divenuta cieca in seguito all’immenso rogo, continuò ad abitare nella Selva di Khalan insieme a pochi altri Elfi della Luna, e continuò a lottare per la sopravvivenza delle creature della foresta. Helayan e Misania rimasero comunque molto legate, e nel corso dei secoli Helayan intraprese spesso dei lunghi viaggi da Langaril a Khalan, per andare a trovare Misania e la sua gente. Così, dopo un lunghissimo periodo di divisioni e diffidenza, finalmente le due razze elfiche erano nuovamente vicine e alleate.

Fu un questo periodo che, per la prima volta, comparvero gli Ogre: degli alberi deformi e mutati, in grado di muoversi e parlare, ed estremamente pericolosi.

 

  1. Il tradimento di Sargantes (ovvero la Prima Guerra del Rancore)

Con il passare degli anni, il disprezzo reciproco tra nani ed elfi si tramutò in profondo odio, e provocò alcuni scontri tra le due razze. Accadde così che i nani, per vendicare una serie di torti (reali o presunti), prepararono un possente esercito e mossero guerra agli elfi, per assediare la lontana foresta di Langaril: iniziò così la cosiddetta Guerra del Rancore. Tuttavia, nel loro odio verso gli elfi, i nani erano stati subdolamente spinti da Sargantes, che era ben lontano dall’essere veramente pentito e rivangava in continuazione l’antico operato di Kalisha, in apparenza in preda al rimorso per le proprie colpe, ma in verità proprio per aumentare il rancore dei nani verso gli elfi. Inoltre il Primogenito non aveva dispensato ai nani la propria conoscenza, limitandosi ad aiutarli nei loro compiti, senza mai elargire le proprie nozioni.

Uno dei pochi nani ad osteggiare apertamente Sargantes fu Barbas Pugnodiferro, rinomato condottiero ed esperto ingegnere, ma il suo dissenso da Sargantes lo fece apparire un “amico degli elfi”, e ben presto cadde in rovina presso la sua stessa gente, e fu addirittura costretto all’esilio. Così Sargantes fu libero di agire, anche se oramai aveva compreso come gli uomini, sebbene più numerosi degli elfi, non fossero né affidabili né abbastanza potenti per i suoi scopi. Inoltre gli umani erano ormai riuniti nel saldo regno di Rilost, guidato da Tharion, e così il Primogenito volse la propria attenzione ai nani.

Il piano di Sargantes, infatti, prevedeva di approfittare della lontananza dell’esercito per completare in segreto l’avvelenamento di Thurnor, per ucciderlo e prendere il suo posto alla guida della razza nanica: in questo modo, finalmente, egli avrebbe avuto una razza tutta per sé. Tuttavia un audace nano, di nome Glortheon Zadlerad, riuscì a trafugare il veleno preparato da Sargantes, e a questo punto l’inganno del Primogenito fu palese agli occhi di tutti. Allora accadde qualcosa che neppure Sargantes aveva previsto: i pelleverde calarono come uno sciame affamato dai Picchi di Khalan, mentre Sargantes lottava nel cuore della cittadella nanica per prendere il potere con la forza…

 

  1. Barbas e i Cavalieri di Tharion

Con il grosso dell’esercito nanico lontano, a molti giorni di cammino di distanza, i pelleverde arrivarono quasi indisturbati a ridosso delle roccaforti dei Monti di Azdan, cuore del regno nanico, lasciate pressoché incustodite. Ma al Passo della Piccozza (un valico erto e stretto come un budello) vennero fermati da alcuni agguerriti nani. A guidarli era lo stesso Barbas che era stato scacciato, e che ora aveva infranto le leggi della sua stessa razza ed era rientrato in incognito in patria. Così, mentre l’esercito nanico eseguiva quella che venne chiamata la Marcia dei Dieci Giorni, Barbas e i suoi compagni, cercavano disperatamente di resistere agli assalti sempre più furiosi di migliaia di nemici furibondi. Ma era chiaro che, da soli, non sarebbero riusciti a resistere fino al ritorno delle schiere naniche…

La notizia che un manipolo di intrepidi nani stava cercando di resistere a un esercito di pelleverde, giunse anche alla vicina Anuril. Tharion decise di correre immediatamente in loro aiuto, anche se non c’era il tempo per organizzare e muovere un intero esercito. Così, per accompagnare il proprio Re, venne creato un gruppo di pochi uomini fidati, esperti nell’uso delle armi, fedeli e muniti di cavallo: fu la nascita dell’Ordine dei Cavalieri di Tharion. Essi riuscirono a soccorrere tempestivamente Barbas (che però non sopravvisse alle ferite inflittegli dai pelleverde), fornendo ai nani l’aiuto necessario per resistere fino al ritorno del proprio esercito. Quando questo avvenne, i nemici furono definitivamente fermati e sconfitti, e i pelleverde furono costretti a ritirarsi. Ma nel frattempo il cuore del Regno nanico era stato devastato dalla furiosa lotta tra Sargantes e Glortheon, combattuto proprio nelle sale più sacre della roccaforte. Qui Sargantes fu bloccato grazie al sacrificio di molti valorosi nani, e Tharion fu così costretto a rinunciare all’inseguimento dei pelleverde per soccorrere Glortheon e i suoi nani. Il Dio dell’Inganno riuscì però a fuggire prima dell’arrivo di Tharion, e si rifugiò sui Picchi di Khalan, dove prese a comandare i pelleverde.

 

  1. La Seconda Guerra del Rancore

Tuttavia la sconfitta di Sargantes non segnò la fine della guerra. Gli elfi infatti, non avevano dimenticato l’aggressione che i nani avevano portato loro e, ignorando i prudenti consigli di Elanath, mossero guerra ai figli di Thurnor. Elfi del Sole e Elfi della Luna si allearono contro i nani, e iniziarono così la Seconda Guerra del Rancore, una lotta che proseguì a lungo e con fasi alterne, favorendo ora l’una ora l’altra fazione, per almeno 800 anni. Le molte battaglie che vennero combattute causarono la morte di migliaia di elfi e nani, senza che nessuna delle due razze riuscisse prevalere definitivamente sull’altra. Le uniche arti che furono sviluppate in questi anni furono quelle relative alle armi, alle armature, o alla magia da battaglia, mentre persino nei reami elfici la poesia, la pittura, la musica e la danza andarono dimenticate e perdute per lungo tempo. Fu però in questo periodo che, sui Monti di Azdan, il famoso alchimista nano Glortheon iniziò i propri esperimenti sul veleno sottratto a Sargantes, per cercare di distillare un antidoto che potesse far ridestare Thurnor.

 

  1. La Prima Grande Eruzione

Dopo più di un secolo di conflitto, nani e elfi si fronteggiarono pressappoco a metà tra i Monti di Azdan e la Foresta di Langaril: lo scontro decisivo si sarebbe combattuto alle pendici del vulcano Metzli, e i due eserciti avevano ammassato tutte le proprie truppe in quella zona. Erano appena iniziate le prime schermaglie della battaglia più imponente mai combattuta, quando la terra tremò e un rombo cupo e terrificante squarciò il cozzare delle lame e le urla dei guerrieri, mentre il vulcano scoppiava in un’eruzione devastante, iniziando a travolgere ogni cosa intorno a sé. La morte scese sul campo di battaglia come un’onda immensa, mentre il cielo veniva oscurato da un velo di polvere e cenere. Fu esattamente in quel momento che Thurnor giunse sul campo di battaglia. Era infatti accaduto che Glortheon era riuscito a distillare un antidoto al veleno, riuscendo a risvegliare Thurnor. Il Padre dei nani, nel riprendersi, aveva compreso immediatamente i rumori delle rocce nel sottosuolo, ed era corso per avvertire i propri figli del pericolo, giungendo però tropo tardi: vide la lava colare copiosamente sui nani, inghiottendoli come un mostro malvagio e affamato, e il suo cuore si colmò di ira e furore. Allora  il dio si frappose tra il magma e i nani, e calò un colpo di martello sul terreno, talmente poderoso che creò un avvallamento profondo e immenso, dentro cui si raccolse buona parte della lava fuoriuscita dal vulcano. Fu così che Thurnor visse solamente un giorno, dopo il suo risveglio, e si narra che sia tuttora imprigionato in una grotta, sotto al lago che in seguito si formò in quella depressione (secondo la tradizione elfica, furono proprio le lacrime di Elanath a formare il lago). Poco prima che l’alba rischiarasse un nuovo giorno, Elanath maledisse Sargantes con parole di fuoco. Poi, non fu mai più rivista camminare su questo mondo (sempre secondo la tradizione elfica, una nuova stella da allora brilla in cielo: è la prima e più luminosa stella del crepuscolo).

L’eruzione del vulcano Metzli pose praticamente fine alle ostilità tra nani e elfi, e si dice che fu questo tremendo terremoto a provocare le frane che causarono la chiusura di alcune caverne, dove abitavano gli Elfi della Luna esuli di Khalan. Gli elfi riuscirono miracolosamente a sopravvivere nutrendosi di radici e allevando alcune bestie che avevano con sé, ma per moltissimi anni vissero isolati, senza vedere la luce del sole o della luna.

 

  1. I draghi

Stremati dalla guerra, elfi e nani impiegarono molti anni per riprendersi dalle ferite che si erano inflitti: i nani si isolarono nelle loro roccaforti montane, mentre gli Elfi del Sole si aprirono al commercio con gli uomini. Fu Helayan, che prese a guidare gli Elfi del Sole dopo la partenza di Elanath, a spingere con saggezza e lungimiranza verso questa apertura agli umani, mentre i loro fratelli della Luna restarono più isolati. La scelta di collaborazione si rivelò benefica per entrambe le razze, e il regno umano di Rilost, sempre sotto la guida di Tharion, in questo periodo raggiunse l’apice del potere e il benessere, e lo studio delle arti si diffuse in tutti i centri umani abitati, in particolare ad Anuril. Gli Elfi del Sole vissero un periodo forse non florido, ma comunque pacifico e quieto, e sicuramente migliore di quello degli Elfi della Luna. A poco a poco anche i nani si dischiusero al commercio con gli uomini, anche se continuarono a disprezzare tutti i figli di Elanath. Gli uomini occuparono molte regioni fino ad allora disabitate e vennero fondate parecchie città, tra cui Tindaros e Cargulis, mentre la situazione per nani e elfi era meno fiorente, anche se comunque migliore rispetto agli anni della guerra. Ma anche questa volta la pace non fu duratura: Sargantes capì l’immenso potere sopito tra le membra del vulcano, e abbandonò di nascosto i Picchi di Khalan per recarsi segretamente presso il Metzli, cercando di imbrigliarne la forza e accrescere il proprio potere. Dopo molti anni di lavoro, a circa 300 anni dalla fine della Guerra del Rancore, il suo corpo era ormai deforme e orrendamente sfigurato, ma il suo proposito era stato raggiunto e la sua forza era divenuta immensa: fu la nascita dei draghi. La lotta che ne seguì fu breve ma estremamente sanguinosa, e venne chiamata Guerra dei Sette Anni di Fuoco. Intere città e foreste furono messe a ferro e fuoco in pochi giorni, dall’alito pestilenziale dei draghi e dalle legioni di pelleverde, che nel frattempo si erano moltiplicati come cavallette. Elfi e nani compirono imprese gloriose e memorabili, ma fu sugli uomini che si abbatté l’ira di Sargantes, che abbandonò il proprio corpo, ormai sfigurato dal lavoro con il fuoco e la lava all’interno del vulcano, e prese quello di un immenso drago nero. Scese in battaglia contro Tharion e il suo regno, per conquistare con la forza il trono della razza umana, oppure per spazzarla via per sempre.

 

  1. L’addio degli dei

Nell’immensa Battaglia dell’Ombra, avvenuta tra Anuril e i Monti di Gular, Tharion riuscì a sorreggere gli umani e a sconfiggere Sargantes, mozzandogli un’ala in un’alba livida e insanguinata, dopo sette giorni e sei notti di furiosi combattimenti. Tharion stesso fu gravemente ferito dal mefitico alito di Sargantes, tanto che Diriel stessa non riuscì a sanare le sue ferite. Allora fu costruita una maestosa barca dagli elfi, per poter condurre i due Dei lontano da questo mondo di dolore, morte e distruzione, e preservare Tharion dall’effetto del potente veleno. Ma, prima di partire, Dei e mortali si riunirono un’ultima volta per decidere il destino di Sargantes: il Primogenito, infatti, aveva perso parte della propria consistenza fisica ed era divenuto un drago d’ombra spaventoso e terrificante, in apparenza impossibile da annientare, anche se ora giaceva esanime sul campo di battaglia. La discussione durò tutta la notte, ma al primo albeggiare Tabata disse:

“Io rinunciai a parlare quando Sargantes pronunciò la sua prima minaccia, ed ora rivendico quel diritto: che ad Elfi e Nani sia concesso di porre sigilli e forgiare catene, ma dovranno essere gli Uomini a sorvegliare la sua prigionia.”

Alcuni levarono timide voci di protesta, ma alla fine si fece come Tabata aveva chiesto, e Arahel il Savio prese la guida dell’Umanità e organizzò con Nani ed Elfi i lavori per la costruzione di una prigione infallibile e imperitura per Sargantes. All’alba Diriel e Tharion si allontanarono a bordo dell’imbarcazione elfica e abbandonarono questa terra, ma prima di prendere congedo Tharion promise di tornare, qualora gli uomini avessero avuto nuovamente bisogno di lui. Fu così che Sargantes rimase prigioniero nelle viscere della terra, schiacciato dal tremendo e arcano potere del vulcano Metzli, avvinto con le catene forgiate dai nani, protetto degli incantesimi degli elfi e sorvegliato da una setta di uomini chiamata “Glifo di Fuoco”.

Quello stesso giorno, prima del calare del sole, Tabata vergò le ultime parole del Libro del Destino e consegnò il tomo alla saggia elfa Helayan, chiedendole di custodirlo senza mai dischiuderlo. In seguito la Dea si recò sui monti che si specchiano nel lago Teriador e lì si tramutò in una possente quercia. La leggenda vuole che sarà in quel luogo, alla fine dei tempi, che si riuniranno nuovamente tutti i figli di Silma, per portare il mondo verso la pace eterna o alla sua fine.

L’inizio della prigionia di Sargantes e il commiato degli ultimi Dei sono considerati la fine dei Tempi Antichi, che durarono poco più di 1600 anni: fu l’inizio dei Tempi Recenti.

 

OT: sviluppo e situazione geografica delle razze

All’inizio dei Tempi Antichi, la situazione è la seguente: i Nani occupano tutti i Monti, a partire dai Monti Eburnei, fino ai Monti di Gular a ai Monti di Mezzo (ma NON i Monti di Azdan). Gli Elfi del Sole sono confinati nella Foresta di Langaril e nel Bosco di Aryon (ma NON hanno ancora raggiunto la Foresta di Fylastir), mentre gli Elfi della Luna vivono all’interno della Selva e dei Picchi di Khalan. Gli Uomini occupano tutta la Piana d’Argento, l’Altopiano Screziato e la Brughiera Fulva (praticamente tutta la zona centrale di Mon).

La prima parte dei Tempi Antichi è caratterizzata dalla pace, e quindi dalla prosperità: gli Umani fondano il Regno di Rilost e nascono le prime grandi città, i Nani raggiungono e prendono possesso dei Monti di Azdan, gli Elfi del Sole raggiungono (via mare) e colonizzano la Foresta di Fylastir.

Nascono i pelleverde: gli Elfi della Luna vengono scacciati dai Picchi di Khalan: alcuni raggiungono quelli nella Selva di Khalan, altri si spostano più a sud, sui Monti di Mezzo, o si insediano nella zona più orientale dei Monti di Gular. In seguito al rogo della Selva di Khalan, la maggior parte degli Elfi della Luna migrano verso sud o all’estremo ovest dei Monti di Gular, stanziandosi sui Tricorni.

Nascono alcuni insediamenti Umani sui Colli di Falad e a Portoga, che sono considerati Colonie di Rilost, quindi esterni al regno ma costretti a pagare dei dazi.

Durante la Prima Guerra del Rancore non ci sono particolari sconvolgimenti: semplicemente, il potere di Rilost aumenta in contrapposizione alla decadenza di Nani ed Elfi.

Anche la Battaglia del Passo della Piccozza non causa alcun cambiamento sulla distribuzione delle razze, se non che Uomini e Nani iniziano attivamente a commerciare, e alcuni nani prendono a vivere in piccole comunità all’interno delle città e dei grandi villaggi di Rilost.

Durante la Seconda Guerra del Rancore l’Umanità colonizza luoghi lontani e fino ad allora inesplorati: alcuni marinai di Portoga fonda la città di Cargulis, nella zona nord-orientale di Mon (ovviamente considerata Colonia del Regno).

La Grande Eruzione rappresenta forse il periodo peggiore per Nani ed Elfi, stremati dalla guerra. Viceversa, per Rilost è l’apice del potere e della popolazione: tutte le città e i villaggi Umani vivono un periodo florido (in particolare Anuril). In pratica, tutti gli insediamenti umani sono direttamente o indirettamente controllati dal Regno guidato da Tharion (Beltalas e Minur/Teriadost non esistono ancora). Vengono costruite grandi strade, le navi solcano i mari e la maggior parte della popolazione vive in rigogliosi villaggi posti in zone rurali (a parte le poche, grandi città).

La Guerra dei Draghi, in soli sette anni, modifica radicalmente questa situazione: per potersi difendere dall’assalto di quelle creature mostruose, gli Uomini sono costretti ad unirsi: le campagne si vuotano, e le città aumentano a dismisura la propria popolazione (che vive in modo misero e disagiato). Cambia anche la fisionomia delle città: le mura esterne non vengono più costruite in legno ma in solida roccia, e diventano più alte e resistenti, mentre le torri non sono più a cielo aperto, ma vengono coperte. Le armi da lancio subiscono rapide evoluzioni: nelle città Umane nascono le possenti baliste, mentre gli Elfi costruiscono i primi e temibili archi lunghi. Durante la guerra le vie di comunicazione tra le città sono  interrotte, e al termine del conflitto vengono ripristinate in malo modo.

Descrizione e storia

Giunta sulla Terra per prima, insieme a Sargantes e Thurnor, è considerata la Dea della ragione, della ricerca equilibrata e della conoscenza. Alcuni la considerano anche la divinità della lungimiranza o della preveggenza. Nonostante Tabata abbia contribuito in modo fondamentale alla nascita degli Uomini, non ne è per considerata la Madre.

Intelligente e flemmatica, ama tutte le creature viventi e, quando può, le spinge volentieri verso una conoscenza più ampia e profonda, ma sempre vissuta in uno spirito di equilibrio e condivisione, e mai come una ricerca personale, ambiziosa o egoistica. Non ama parlare, preferendo guardare o ascoltare. La dote che predilige, nei propri seguaci, è la ragionevolezza ispirata dalla saggezza e dalla conoscenza.

Al termine del Tempi Antichi Tabata rimase l’unica tra gli Dei a camminare ancora su Mon: allora si recò su una montagna pressoché inaccessibile vicino al Teriador e lì tramutò in una possente quercia, che tuttora si specchia nel lago dall’alto di qualche vetta, sopra a cui brilla la Stella della Conoscenza.

In tempi lontanissimi Tabata scrisse il Libro del Destino, che alla fine dei Tempi Antichi venne consegnato all’elfa  Helayan, e da lei portato nella Foresta di Langaril, dove scomparve nell’oblio.

Per avere maggiori informazioni su Tabata, si possono consultare i capitoli 1, 2, 5 e 7 del Libro dei Tempi Remoti, e il capitolo 10 del Libro dei Tempi Antichi.

Diffusione del culto

Tabata è venerata da molti uomini e donne di tutti i ceti sociali, anche se sicuramente conta un maggior numero di seguaci tra le persone benestanti e tra gli usufruitori delle arti magiche e arcane.

Simbologia

Tabata è solitamente raffigurata con un volto di donna, diviso a metà: la parte sinistra è giovane e curiosa, quella a destra è vecchia e saggia. In alcuni casi la Dea è vista come una quercia possente, sovente innanzi a uno specchio d’acqua. Il suo animale più amato è sicuramente la tartaruga (lento ma perseverante), anche se è legata anche a civette, usignoli e delfini.

Luoghi di culto

Il luogo di culto più importante è il Tempio di Tabata di Anuril, con la sua immensa biblioteca, che dicono conti più di ventimila volumi (di cui almeno mille miniati con velature d’oro). Tutte le grandi città umane di Mon hanno un tempio, grande o piccolo, dedicato a Tabata, e spesso anche i villaggi (o persino le strade) hanno un cappella o anche una semplice pietra votiva, dedicata alla Dea della Conoscenza.

Giorni sacri e rituali

Le festività maggiori sono i Giorni dell’Armonia, che si compiono ai due equinozi, quando giorno e notte condividono perfettamente la giornata: ogni città e villaggio festeggia queste ricorrenze con un proprio rito particolare, ma solitamente di tratta di quieti ritrovi, in cui ogni partecipante racconta episodi della propria vita o altre riflessioni personali.

Un altro momento importante per il culto di Tabata è la notte che precede la primavera, quando la saggezza del lungo inverno lascia il posto alla rigogliosa curiosità della giovinezza primaverile: in queste ore che preannunciano l’alba (chiamate “Nocturn Mutaevole”) è previsto un complesso rito di equilibrio personale, meditazione e purificazione, solitamente con un largo uso di oli o incensi profumati.

Amici e nemici

Spesso Tabata è associata a Elanath, con cui condivideva un grande amore per la natura, quindi esiste una certa affinità di vedute tra i seguaci delle due divinità, seppur di razze diverse. In generale, si potrebbe dire che il culto di Tabata non è considerato malevolo neppure dai seguaci di Sargantes, probabilmente perché Tabata è stata l’unica, tra i Figli di Silma, a non disprezzare mai il Primogenito. Da parte sua, Tabata non si è mai interessata molto ai suoi fratelli, preferendo la compagnia delle creature viventi, e in particolare degli Umani, che riteneva molto più variegati e complessi delle altre razze. Eppure, soprattutto recentemente, alcuni chierici di Tabata sostengono che la loro Dea perseguirebbe (con infinita pazienza) un mondo di pace e comprensione reciproca, basato sulla saggezza e sulla fratellanza di tutte le razze, e che quindi sarebbe proprio Tabata l’avversario naturale di Sargantes, dato che contrapporrebbe una ricerca equilibrata e interiore alla bramosia personale e senza freni.
Precetti

Tabata non ha imposto regole precise o norme rigide, ma per i suoi seguaci valgono solitamente i seguenti principi:

– uccidi solo in caso di estrema necessità (mai per denaro o per vendetta);

– non urlare mai, se non per avvisare di un pericolo imminente;

– impara a leggere e a scrivere; se conosci qualcuno che non è in grado di farlo, insegnaglielo;

– rispetta gli anziani e i bambini: sono la conoscenza e il futuro del mondo.

Le seguenti frasi, invece, sono riportate dal volume “Cento Storie di Tabata” (vedi sotto), e sono state pronunciate dalla stessa Dea, quando ancora camminava su questo mondo:

– “la curiosità non è un male, la perseveranza è necessaria, ma la vera chiave è l’equilibrio: senza di esso, non c’è vera saggezza”;

– “uomini e donne sono stati creati con una bocca, due orecchie e due occhi: ciò significa che bisogna ascoltare e guardare molto più di quanto si parli”;

– “prima di agire, pensa; prima di parlare, ascolta; prima di morire, diffondi la conoscenza”;

– “non curarti del giudizio altrui, ma ascolta con spirito di comprensione chi ti critica”;

– “comportati da solo come se fossi in mezzo alla gente, e quando sei in mezzo alla folla fa come se fossi da solo”;

– “per farsi ascoltare, è più saggio abbassare la voce: chi ci ascolta sarà obbligato a tacere, se è interessato ad ascoltare le nostre parole; se invece non è interessato, non le ascolterà neppure se urliamo”;

– “pensa sia in piccolo che in grande, ma lascia le lodi agli stolti e agli arroganti: la vera gloria non appartiene al presente, bensì ai secoli che trascorrono”;

– “compiere un atto sconsiderato, spingere a compiere un atto sconsiderato, o non fermare un atto sconsiderato potendolo fare, non sono la stessa cosa, ma si assomigliano molto”;

– “la conoscenza è di tutti: diffondila tra le persone che la diffonderanno, negala a chi la negherebbe”;

– “impara dagli elfi l’armonia con la natura, dai nani la costanza, dai mezz’uomini l’amore per la vita e la spensieratezza, dai pelleverde cosa non va fatto”.

Offerte preferite

Lo studio, dell’incenso, la lettura di un libro, l’ascolto di un anziano o la narrazione ad un bambino, la meditazione.

Reliquie e altri oggetti sacri

I resti sacri più famosi legati a Tabata sono:

– il “Libro del Destino”: si dice che questo sia un volume dalle pagine più sottili delle ali di una farfalla, vergato con una scrittura finissima eppure elegante. Su quelle pergamene Tabata scrisse, in modo meticoloso e accurato, la vita di tutte le creature, dall’agrifoglio all’Elfo, dal Nano alla mosca, dall’aquila all’Uomo, fin dal momento della loro nascita sino alla morte, e di tutti gli sviluppi che ciascuna di queste vite può avere nel corso della sua breve o lunga esistenza. Consegnato all’elfa Helayan alla fine dei tempi Antichi, fu da lei portato nella foresta di Langaril, dove si suppone sia ancora conservato;

– “Cento e una storie di saggezza”: è un volume di racconti, il cui originale è conservato al Tempio di Tabata di Anuril. Raccoglie storie e aneddoti attribuiti a Tabata e ai suoi seguaci, anche se in verità i racconti che riguardano la Dea della Conoscenza sono molti di più, ma questi sono quelli scelti ufficialmente dal Collegio della Sapienza in occasione del Secondo Simposio del Teriador;

– le cosiddette “Foglie di Tabata”: spesso i venditori ambulanti e altri impostori vendono delle foglie di quercia (o persino dei rametti), che spacciano per foglie e rami caduti dalla Quercia della Saggezza, ovvero dall’albero in cui Tabata si è trasfigurata alla fine dei Tempi Antichi. In realtà questa quercia non è di fatto accessibile, e le uniche persone che ufficialmente l’hanno raggiunta sono solo i due pastorelli di Minur (nei primi anni dei Tempi Recenti) e Jadia, famosa chierica di Anuril. Le uniche vere Foglie di Tabata, raccolte da queste persone, sono conservate al Tempio di Anuril e in quello di Minur, e vengono esposte al pubblico una volta l’anno, in occasione della Nocturn Mutaevole (vedi “giorni sacri e rituali”);

– il corpo di Jadia Brezzachioma, nota chierica del culto di Tabata (famosa per aver raggiunto la Quercia della Saggezza) si trova tuttora presso il tempio di Anuril in perfetto stato di conservazione, ed è la meta di numerosi pellegrinaggi.

Struttura ordine religioso

Il clero di Tabata è suddiviso in scuole, chiamate “Collegi”, ciascuno con un regolamento autonomo e precisi argomenti: il Collegio della Terra (relativo alle conoscenze su piante e animali), delle Acque (abitanti degli abissi e funzionamento delle maree, ma anche comprensione dell’erosione e dell’origine delle grotte), dell’Aria (storia, linguaggi e usanze), del Fuoco (magia, alchimia e altre arti arcane) e il Collegio della Sapienza (che li raccoglie tutti). Questa suddivisione non è rigida, e spesso sia i vari maestri (chiamati “Guide”) che gli Allievi possono cambiare Collegio con il passare del tempo e il mutare delle conoscenze e degli interessi (ovviamente i membri del Collegio della Sapienza sono assai più influenti e rinomati degli altri).

Eccezion fatta per l’ammissione al Collegio della Sapienza (che deve avvenire all’unanimità di tutti i Collegi) ciascuna “scuola” decide autonomamente le proprie Guide e l’ordinamento interno, che è subordinato alle esigenze del Collegio. Per esempio, mentre i Collegi dell’Aria e della Terra hanno molte piccole sedi e le decisioni sono prese da una Consulta, il Collegio del Fuoco ha una struttura piramidale molto rigida ed è dislocato quasi esclusivamente ad Anuril e sul Pianorosso. Viceversa, il sito principale del Consiglio dell’Acqua si trova a Portoga, e la sua struttura interna è assai mutevole, a seconda delle esigenze momentanee.

Normalmente un Allievo sceglie un Collegio ben preciso, ma a volte – soprattutto nelle campagne – i Maestri tendono ad impartire degli insegnamenti generici (anche se tutto ciò non ha nulla a che vedere con il Collegio della Sapienza, ovviamente).

Membri illustri contemporanei

Curiosamente, le persone più illustri del culto di Tabata sono attualmente una ragazzina e un vecchio, come il simbolo per antonomasia della Dea (il volto per metà saggio e per metà curioso). L’uomo si chiama Jinsal, ma è noto come “il Venerabile”, e pare abbia più di centodieci anni, anche se è ancora relativamente giovanile:  facilmente riconoscibile dalla lunga barba grigia e dai vividi occhi neri, dimora a Portoga dove insegna a tredici allievi per tredici mesi (a volte, al termine di un periodo di insegnamento, si allontana dalla città per un viaggio di apprendimento più o meno breve). La ragazzina invece è una piccola nomade di circa dodici anni, di nome Estrella (nota anche come “la Bambina Prodigiosa”), e vaga per la Piana d’Argento insieme ad alcuni animali decisamente eterogenei. Ha degli indiscutibili e straordinari poteri di preveggenza, e impartisce studi e discipline scegliendo i propri allievi in base al capriccio o comunque a logiche apparentemente incomprensibili (gli stessi insegnamenti possono durare pochi istanti oppure molte settimane). Non ama il rumore, e spesso si allontana a causa del troppo clamore suscitato dalla propria presenza.

Descrizione e storia

E’ il Primogenito di Silma e il più potente tra i suoi figli. Giunto sulla Terra per primo, grazie al contributo di Tabata riuscì a creare la razza degli Uomini, che soggiogò e spinse alla guerra fino a quando, grazie anche al coraggio di Tharion, parte dell’Umanità si ribellò e riuscì a sfuggire al suo giogo.

E’ considerato il Dio dell’Inganno e dell’Egoismo, della freddezza e della forza, dell’amor proprio e della prepotenza. Distaccato e scaltro, giustifica qualunque azione se rende più prossimo il fine prefissato, pertanto apprezza e incoraggia l’uso del raggiro e della menzogna. Non ama il male fine a sé stesso, ma predilige la legge del più forte, che premia chi è in grado di accentrare a sé il potere, e all’occorrenza non ha timore di usarlo. Gradisce la ricchezza e disprezza la generosità, ed è del tutto indifferente alla pietà e alla comprensione (a meno che non possano avere una qualche utilità). La sua forza sta nella fragilità dell’animo umano, che facilmente si lascia corrompere dalla bramosia di ricchezza, potere, prestigio e conoscenza.

Creatore dei Draghi e alleato dei pelleverde, sul finire dei Tempi Antichi si tramutò in Drago d’Ombra e in quella forma fu abbattuto da Tharion. Rinchiuso sotto al Vulcano Metzli dopo aver perso parte della propria consistenza fisica, è avvinto da pesanti catene magiche e imprigionato da potenti sortilegi, costretto a restare in quella prigione fino alla fine del mondo. Ma si dice che parte del suo potere sia sfuggito a quella prigionia, e che provochi improvvise eclissi di sole, luna e stelle, dando grande potere ai suoi seguaci.

Per avere maggiori informazioni su Sargantes, si possono consultare i capitoli 1, 2, 5, 7, 8, 9 e 10 del Libro dei Tempi Remoti e i capitoli 1, 5, 6, 9 e 10 del Libro dei Tempi Antichi.

Diffusione del culto

Il culto di Sargantes, pur essendo vietato in molte regioni di Mon, è venerato da uomini e donne con pochi scrupoli e molte ambizioni, di tutti i ceti sociali e solitamente in modo segreto. Chi si affida a lui aspira ad ottenere posti di comando o grandi ricchezze, senza averne i meriti o le capacità.

Simbologia

La raffigurazione per eccellenza di Sargantes è il drago nero, ma spesso è rappresentato anche come un uomo ricurvo interamente oscuro, senza volto né dita. Il suo simbolo è una freccia nera, solitamente mentre stilla dalla punta una goccia corvina (è evidente il richiamo al dardo scagliato a tradimento da Kalisha contro Thurnor, proprio per volere di Sargantes). Alcuni sostengono che tre monete di fogge o materiali diversi, siano uno dei suoi simboli occulti, utilizzato dai suoi seguaci.
Luoghi di culto

Essendo una fede proibita, non esistono luoghi di culto di Sargantes, se non a Cargulis (dove tale dottrina è ammessa). Anche a Tindaros era stato edificato un tempio dedito al Dio dell’Egoismo, ma è stato distrutto durante il sacco della città, avvenuto nel 481 dei Tempi Recenti.

Ma più di un viandante ha affermato di aver visto dei grandi monoliti di pietra scura, in mezzo ai boschi di diverse località, e strani riti officiati da uomini incappucciati, in onore di Sargantes…

Giorni sacri e rituali

Se esistono dei giorni particolari o delle ricorrenze dedicate a Sargantes, non è dato di sapere.

Amici e nemici

Il nemico per antonomasia di Sargantes è Tharion, colui che ha osteggiato i progetti del Drago d’Ombra fin dai Tempi Remoti, e tra i due Dei (e i rispettivi discepoli) esiste un vivo disprezzo. Ma in generale il culto di Sargantes è malvisto da tutte le altre divinità, eccetto forse la sola Tabata.

Precetti

In base a diverse confessioni (per lo più grazie ottenute dagli Inquisitori di Tharion) e ad alcuni documenti ritrovati nei covi di alcune sette, sappiamo che i discepoli di Sargantes sono liberi di agire come meglio credono e non sono sottoposti ad alcun rigido precetto. Ma è altrettanto vero che, nel caso in cui qualche atto vada (anche inavvertitamente) contro gli interessi del Dio o del culto, le punizioni possono essere severissime, inesorabili e spesso spietate.

Offerte preferite

Sangue, sacrifici di creature nemiche (o di esseri catturati con l’inganno), menzogne motivate, denaro sottratto tramite sotterfugi, urla di persone disperate o tradite.

Reliquie e altri oggetti sacri

A volte capita che dei venditori ambulanti (particolarmente privi di scrupoli) vendano cimeli oscuri agli avventori creduloni in cerca di brividi o agli improvvisati necromanti di città. I nomi inventati per queste squallide contraffazioni sono decisamente bizzarri, come “Scaglie di Drago Nero”, “Dardoscuro” e “Neraselce”, ma si tratta ovviamente di chincaglierie prive di un qualunque reale significato e potere: solitamente sono semplici e vecchi dardi rovinati spacciati per brandelli della freccia di Kalisha, o pezzi di roccia vulcanica fatti passare per frammenti vetrificati del sangue di Sargantes, o altre curiose e strampalate invenzioni. Ma chissà che, in mezzo a tutto quel ciarpame, primo o poi non venga fuori qualche pezzo autentico…

Quando invece si parla di “Sangue di Sargantes” (o “Velenero”) si intende una cosa decisamente reale e temibile: non si tratta realmente del liquido vitale del Dio, ma di un potente veleno (molto difficile da produrre e dagli ingredienti misteriosi, quindi rarissimo) che in piccole dosi causa paralisi, svenimento o estrema lentezza (rispettivamente negli Elfi, negli Uomini e nei Nani), mentre in dosi più massicce provoca una morte lenta e dolorosa, ma ineluttabile. La leggenda vuole che questa efficace e pericolosa sostanza sia stata inventata proprio da Sargantes, per avvelenare Thurnor.

Struttura ordine religioso

Poiché il culto di Sargantes è proibito in quasi tutte le regioni di Mon, non esiste una vera e propria gerarchia, ma piuttosto una serie di piccole sette, organizzate ciascuna in modo specifico e indipendente. Ma con ogni probabilità la maggior parte dei seguaci di Sargantes agisce in proprio, inseguendo un tornaconto strettamente personale.

Membri illustri contemporanei

L’ultima famosa esecuzione pubblica di un pericoloso seguace di Sargantes è stata quella di Lothar Mezzedita, capo della Setta delle Frecce Nere, che per molti anni ha terrorizzato la parte occidentale della Piana d’Argento. Il giorno della sua esecuzione (avvenuta al tramonto sul rogo, dopo una pubblica tortura iniziata al mattino) ha visto una folla entusiasta assistere con partecipazione all’evento.

Tra i cultisti di Sargantes ancora in libertà, il più noto è sicuramente il misterioso “Layenghar”, che pare prenda il posto di persone influenti dell’alta società di Portoga grazie ad un abile camuffamento, per poi abbandonare beffardamente la scena quando la sostituzione cessa di essere proficua. Le storie sul suo conto sono molto numerose: tra le altre, si narra che sia l’autore di svariati omicidi (scoperti ovviamente in ritardo) e che possa essere una donna.

Pur non essendo realmente una vera Dea, Lloth (detta anche “Regina Aracnide”, “Dea Oscura”, “Spirito Folle” e “Signora del Caos”) rientra a pieno titolo in questa categoria in quanto è considerata una divinità dall’intero popolo degli elfi oscuri, oltre a possedere un potere che va ben al di là delle possibilità di qualunque mortale. Infine, oltre ad essere uno spirito assai potente, pare che abbia racchiuso in sé parte dell’energia vitale di un figlio di Silma.

Descrizione

Spirito primordiale e potente, ha le fattezze di un enorme ragno nero con il corpo tondeggiante striato di viola, con otto zampe muscolose e coperte di peli corti e argentei. Ha però il volto dai lineamenti umanoidi, tranne gli occhi (grandi e tondi, rossi come braci) e la bocca (da cui fuoriesce una mandibola a forma di chela).

Storia

Quando Gadruk rapì Diriel e in seguito venne colpito a morte da Tharion, la leggenda vuole che la sua testa (spiccata dal resto del corpo) sia volata in un crepaccio, e che nell’oscurità della terra sia poi finita presso la tana di un potente spirito-ragno, chiamato Coazatek. Egli divorò la testa del Dio in pochi istanti, ma subito dopo cadde in un sonno simile alla morte, che durò molti anni, fino alla prima eclisse di sole: quel giorno lo spirito-ragno morì, e il suo stomaco si squarciò e diede vita a undici ragni di vari colori e dimensioni. L’esemplare più piccolo di gesta progenie, una femmina piccola e scura di nome Lloth, divorò tutti i propri fratelli e divenne ben presto un ragno enorme, potente e terribile.

In seguito ai terremoti della Prima Grande Eruzione, Lloth venne segregata sotto al vulcano Metzli, e questa situazione ne accrebbe ulteriormente la follia e la malvagità. E fu proprio sotto al vulcano che l’enorme ragno incontrò gli elfi della luna, i quali a loro volta erano rimasti imprigionati nel sottosuolo, ed erano ormai allo stremo delle forze per la mancanza di sostentamento. Il ragno divorò alcuni elfi ma, in un barlume di lucidità, capì che non avrebbe avuto un grande tornaconto se avesse sbranato subito tutte queste creature, che ai suoi occhi apparivano deboli e spaventate. Così Lloth si prese cura di loro assurgendosi al ruolo di protettrice, e li condusse presso un fiume sotterraneo dove essi poterono coltivare muschi, funghi e radici, e persino allevare salamandre, serpenti, pipistrelli e altre creature del sottosuolo. Ben presto gli elfi iniziarono ad adorare la Grande Madre Ragno come una vera e propria divinità salvifica, che però pretendeva in cambio l’obbedienza assoluta e il sacrificio di alcune vite (animali o elfi che fossero).

Fu così che Lloth esasperò alcuni tratti del carattere degli elfi della luna, come l’indocilità, l’inquietudine e la fierezza, e stillò in loro dei sentimenti che in precedenza essi non conoscevano, come l’egoismo, la falsità e la prepotenza. Accadde che questo popolo prosperò nel sottosuolo e cambiò in modo sottile e lento, eppure significativo, ma non era ancora il tempo degli elfi d’ombra: infatti il loro cuore non era ancora completamente ottenebrato dalla malvagità, e molti di essi ambivano ancora a tornare alla vecchia vita all’aria aperta.

Si formarono così due fazioni: una guidata dal vecchio sciamano Edonil, che ambiva a tornare in superficie, e l’altra capitanata da alcune agguerrite femmine cacciatrici (nate e vissute nel sottosuolo), che non avevano alcun interesse né in Elanath né ad una vita che per loro non aveva alcun significato. Al culmine della tensione, Velkyn (una delle cacciatrici) accusò la controparte di tradimento verso Lloth, e uccise l’anziano sciamano per offrirlo in sacrificio alla Regina Aracnide. Ma, prima di morire, il vecchio elfo lanciò il proprio anatema:

“Mille volte siate maledetti, e mille volte dannati: sulla vostra pelle cali l’ombra della vergogna, che i vostri capelli rinsecchiscano come il vostro cuore, nei vostri occhi arda il fuoco dell’infamia!…”.

Da allora gli elfi d’ombra sono come tutti noi li conosciamo, anche se riuscirono a tornare in superficie in seguito ai terremoti che sconquassarono il Teriador all’inizio dei Tempi Recenti.

 

Diffusione del culto

Lloth è adorata da tutti gli elfi d’ombra. Alcuni si votano più specificatamente a Kalisha, ma non mettono mai in dubbio la propria devozione in Lloth.

 

Simbologia

Lloth è raffigurata per quello che è, ovvero un ragno (più o meno stilizzato). I suoi animali prediletti (oltre ovviamente agli stessi ragni) sono quelli tipici delle grotte, ma in particolare i pipistrelli e i serpenti.
Luoghi di culto

I templi dedicati a Lloth possono essere trovati esclusivamente nelle cittadelle degli elfi scuri. Si dice che siano caratterizzati dalla presenza di grandi e numerosi statue della Dea-Ragno, e che la cattedrale più importante di Lloth si trovi in una città sotterranea nei pressi di Minur, ma non ci sono prove che suffraghino con certezza queste affermazioni.

 

Giorni sacri e rituali

Praticamente tutti gli studiosi sono concordi nel sostenere che gli elfi d’ombra festeggino le notti di luna nuova, spesso con riti crudeli e mortali (pare che, in queste occasioni, sacrifichino eventuali prigionieri o parti di essi). A memoria della nascita della Regina Oscura, sono solennizzate anche tutte le eclissi, in particolare quelle di sole. Di più, non ci è dato di sapere…
Amici e nemici

Lloth e gli elfi scuri sono considerati dei traditori dai seguaci di Elanath, che li disprezzano e spesso li combattono, poiché li considerano una abiezione della propria razza. Esiste però  anche una profonda inimicizia sia con il culto di Thurnor che con quello di Tharion.

Precetti

Se ve ne sono, non sono noti.

 

Membri illustri contemporanei

Ovviamente non è noto alcun membro illustre del culto di Lloth, anche se possiamo dire praticamente per certo che, quali che siano, saranno tutti femmine.

Dicerie

Era buio e stavo rientrando in città, quando sentii delle grida di dolore, a pochi passi da me. Mi bloccai e non dimenticherò mai quello che vidi: nel chiarore della luna, al centro della radura vicino ad una pietra nera, un elfo scuro dagli occhi di brace stava torturando un’altra creatura che non riuscivo a vedere. Rimasi lì, pietrificato dalla scena, mentre l’elfo sogghignò e alzò il pugnale al cielo, urlando delle frasi in una lingua tagliente e incomprensibile, a cui fece seguire  un’unica parola, ripetuta in continuazione: “Lloth… Lloth… Lloth…”. Poi affondò il pugnale e io fuggii a perdifiato. In seguito seppi che il figlio del mugnaio era scomparso e che, quando tornò in città, aveva la mano destra amputata ed entrambi gli occhi gli erano stati cavati. E non disse mai più una parola, in tutta la sua vita…

(Hans, boscaiolo di Minur)

O madre tenebrosa,
che nascesti dall’abominevole Caos,
ascolta i tuoi figli.
ulu satiir dosst dalharuken.
O signora dei ragni,
che dimori al centro del caos,
risparmia i tuoi figli.
ulu dormagyn dosst dalharuken.
O lloth,
che attendi la vittoria del caos,
guida i tuoi figli.
mrimm dosst dalharuken.

(invocazione di Khamar l’Assassino, prima di essere giustiziato per omicidio)

 

Noi non parliamo dei Reietti Neri, e tanto meno della loro Madre Blasfema, Lloth la Saziamorte…

(Tanhiol Chiomascura, vice-ambasciatore di Langaril a Portoga)

 

Secondo me non dovremmo combattere gli elfi scuri, ma piuttosto cercare di capirli, dato che anch’essi sono figli di Elanath, anche se non lo ricordano più. Sono come bambini che hanno perso la mamma, e sono stati affidati alla persona sbagliata. Ho letto la storia della nascita degli elfi scuri, e io credo che la colpa sia tutta di quella ragnessa, Lloth, quindi non dovremmo accanirci contro di loro…

(Miria, levatrice di orfani di Anuril)

 

Chi prega Lloth è meglio che lo faccia in fretta, perché presto lo troveremo e allora daremo fuoco ai suoi templi blasfemi e quella sarà la sua ultima preghiera…

(Lothar il Rapace, Inquisitore di Tharion)

Descrizione e storia

Secondogenita di Silma, è la dea delle stelle, della natura, della bellezza. E’ inoltre considerata la Madre di tutti gli elfi, poiché è stata lei, con il proprio sangue, a dare vita a tutte le stirpi elfiche.

Paziente, pacifica e riservata, ama la natura e tutto ciò che è bello, anche in senso artistico: per gli elfi è quindi la musa per eccellenza della poesia, della musica e del canto. Generalmente non impone la propria autorità ai suoi figli elfici, lasciandoli sempre liberi di decidere in piena autonomia, anche quando le loro scelte appaiono in contrasto con il suo volere. La leggenda vuole che alla fine della Guerra dell’Inganno, quando la Prima Grande Eruzione uccise molte generazioni di elfi, le sue lacrime furono così copiose da dare origine, in una sola notte, al lago Teriador. Sconvolta da tanto straziante dolore, non fu mai più vista camminare in riva al mare o per i boschi, come prima era solita fare, ma spesso visita i propri seguaci nei loro sogni notturni, e non di rado conferisce loro un grande potere. Si dice che ora il suo spirito sia tra i cieli e che dia luminosità a tutte le stelle, comprese a quelle che, nella sua infinita benevolenza, ha voluto donare agli altri Dei suoi fratelli.

Per avere maggiori informazioni su Elanath, si possono consultare i capitoli 3, 7 e 8 del Libro dei Tempi Remoti, e i capitoli 7, 8 del Libro dei Tempi Antichi.

Diffusione del culto

E’ venerata da tutti gli elfi (con la sola eccezione degli Elfi d’Ombra). Nonostante alcuni Elfi della Luna si votino più specificatamente a Misania, e qualche Elfo del Sole si consacri ad Helayan (due rinomate condottiere elfiche del passato), nessun elfo mette in dubbio la propria profonda fede e devozione per Elanath.

 Simbologia

Tra tutti i figli di Silma, è senza dubbio quella che vanta la simbologia più vasta: è rappresentata come un’elfa che piange e raccoglie le proprie lacrime (solitamente in un’ampia foglia, ma a volte in un piccolo bacile) oppure con un albero iscritto in un cerchio, o con un sole che diventa luna,o ancora con otto stelle disposte a formare la parte superiore di due occhi. I suoi animali preferiti sono il lupo (amato soprattutto dagli Elfi della Luna) e l’aquila.

Luoghi di culto

Gli Elfi del Sole la venerano in ogni luogo, ma in special modo in riva al mare, al tramonto, quando le stelle iniziano a comparire, spesso recitando delle poesie e brindando in suo onore.

Gli Elfi della Luna la pregano in particolar modo nel cuore delle foreste, di notte, sotto a grandi alberi cresciuti al limitare di rigogliose radure, con canti e musiche melodiose.

Il luogo di culto più importante è certamente la foresta di Langaril, e più precisamente il Cerchio della Vita: un immenso circolo di enormi pietre, attorno a un piccolo lago in una radura, al centro della selva.

Giorni sacri e rituali

Le maggiori festività elfiche sono gli equinozi e i solstizi, in particolare quello d’inverno, in cui vengono celebrati i cicli immutabili della vita e della natura. Mail periodo più importante è quello delle prime due settimane di agosto, che inizia con il giorno di Aur en laer (“canto della luce”) e termina con la notte delle Elda nirnaeth (“lacrime di stelle”), quando l’abbondanza dei frutti su piante e alberi si conclude con i cieli solcati da stelle cadenti simili a lacrime, ricordando agli elfi il giorno in cui Elanath scese su questo mondo e, ferendosi, diede loro vita.

Amici e nemici

Elanath ama profondamente la pace e non considera nessuno come proprio nemico, cercando sempre la strada della pacifica convivenza e del perdono. Convinse Tharion a risparmiare Sargantes al termine della Guerra dei Barbari, e persino durante la Guerra dell’Inganno non mosse mai una sola parola contro Thurnor o i nani. In linea di massima, i seguaci di Elanath vedono di buon occhio la pietà di Diriel, mentre sono meno benevoli verso Tharion (che considerano troppo spietato) e Sargantes. Con Tabata esiste invece in genere un rapporto di stretta affinità e collaborazione.

Precetti

Poiché Elanath non ama imporre la propria volontà, non ci sono dei precetti rigidi per i suo devoti. Solitamente, valgono però le seguenti regole:

– non attaccare con un’arma chi è disarmato,  comunque non aggredire un indifeso;

– non uccidere alcun elfo, per nessun motivo (gli Elfi d’Ombra non rientrano in questa categoria);

– non uccidere cuccioli o femmine gravide, di nessuna razza (alcuni escludono da questo precetto le razze nemiche per eccellenza, come pelleverde);

– non partire per un viaggio se la prima stella della sera è color del sangue;

– osteggia le azioni che vanno contro il corso naturale della terra, come danneggiare piante, appiccare incendi o modificare il corso di un fiume;

– se commetti delle colpe, espiale aiutando un umano o perdonando un nano.

Offerte preferite

Poesie, canti, danze, lacrime sincere, preghiere, un gesto di aiuto o di perdono.

Reliquie e altri oggetti sacri

– Il lago Teriador, in seguito alla Prima Grande Eruzione, dagli elfi viene chiamato anche Ainirnaeth (o “Lacrime Sacre”). Le leggende elfiche narrano che, in alcuni rari periodi di congiunzione tra lune e stelle e in seguito a lunghi periodi di digiuno e meditazione, si possa vedere riflesso sul lago Teriador il bel volto compassionevole di Elanath. Le “Lacrime di Elanath” sono le ampolle riempite con l’acqua del lago in queste circostanze, e che pare abbia miracolosi effetti benevoli. Più precisamente, secondo gli elfi chi beve le lacrime di Elanath può riuscire in qualunque impresa eroica, a condizione che sia puro di cuore e nobile nelle intenzioni.

– La “Prima Cetra” è lo strumento originario, creato da Elanath, da cui in seguito sono state copiate le altre cetre, lire e liuti elfici e umani. Si dice sia utilizzato a tutt’oggi, dal miglior musicista elfico di Langaril.

– Le “Stelle Colorate” furono le tinture, utilizzate originariamente da Elanath, per adornare gli elfi che (contro il suo volere, ma con la sua benedizione) partirono in battaglia nella Prima Guerra del Rancore. Si tratta di colori ottenuti con metodi molto elaborati, partendo da foglie, fiori, radici, insetti e pietre, e hanno uno scopo propiziatorio beneaugurante, solitamente di protezione. In seguito furono utilizzati per lo più dagli Elfi della Luna che spesso, prima di un pericolo o di una prova di forza o agilità, si adornano con molti colori e con le fattezze dell’animale da cui desiderano trarre beneficio (orso per la forza, volpe per l’astuzia, gatto per la furtività…).

Struttura ordine religioso

L’ordine religioso di Elanath è nettamente distinto tra quello degli Elfi del Sole e quelli della Luna. I chierici degli Elfi del Sole si chiamano Elynir e si riuniscono in un gruppo che collabora attivamente per perfezionare non solo le proprie arti, ma anche quelle dell’intera comunità. Sono guidati da un saggio chiamato Minui El (“la prima stella”) che viene scelto sulla base della propria esperienza e perizia, e a cui viene affidata una sorta di reliquia: la Celeb Nir (“lacrima d’argento”), una pietra opalescente avvolta in una intelaiatura argentata, dai poteri ignoti. Gli Elynir convivono all’interno del tempio con i propri parenti più prossimi, formando una sorta di nuova e grande famiglia. I Minui El possono riunirsi in un’assemblea plenaria (solitamente a Langaril o sulle Ainemyn) in cui tutti hanno identici diritti e doveri: in caso la decisione sia particolarmente importante e richieda una votazione, il giudizio della piccola Yvresse conta esattamente come quello dell’immensa Foresta di Fylastir. Tale assemblea è presieduta dal Minui El di Langaril, e spetta a lui la decisione finale nel rarissimo caso in cui non si riesca a trovare una soluzione comune.

Per quanto riguarda gli Elfi della Luna, la gerarchia è se possibile ancora più semplice: non esiste una struttura comune che rappresenti l’ordine al suo completo, e ogni tribù fa per sé (al massimo esistono piccole realtà locali, che riuniscono i vari culti di una regione). Solitamente è presente un solo “sciamano” per tribù, anche se a volte può avere uno o più allievi.

Membri illustri contemporanei

La figura più illustre all’interno dell’ordine degli Elfi del Sole è Gilraen, attuale Minui El di Langaril. Si narra che questa elfa sia vecchissima ed estremamente saggia, anche secondo i parametri elfici, e che narri i propri racconti in modo da farli rivivere nella mente e nel cuore di colui che la ascolta (privilegio raro per un elfo, straordinario per un uomo, praticamente impossibile per un nano).

Tra gli sciamani degli Elfi della Luna i più noti sono la giovane Eiras e il possente Alàkaras. La prima pare sia una discendente diretta di Misania che vive nella Selva di Khalan: se tutti gli elfi (e in particolare quelli della Luna) possiedono il dono di comprendere gli animali, il potere di Eiras è talmente sviluppato che, come la progenitrice, guida interi branchi di lupi all’interno della Selva, e spesso “canta” e “danza” con loro. E’ considerata il più grande sciamano elfico dai tempi di Misania.

Alakaras, detto anche “Cervo Veloce”, è nato a Tabrethil ma vive vagando tra i vari insediamenti elfici meridionali (Fylastir, Tabrethil, Portoga, Yvresse…) ed è un musicista straordinario: dicono sappia suonare con grande maestria qualsiasi strumento esistente, e molti elfi sostengono bonariamente che la Prima Cetra (vedi sopra) dovrebbe essere affidata alle sue mani sapienti.

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