Tratto dal “Libro dei Tempi Antichi”

(secondo volume della “Storia del Mondo”, della Biblioteca Reale di Anuril)

 

  1. Il Regno di Rilost

La fine dei Tempi Remoti e l’inizio dei Tempi Antichi si fanno coincidere con la caduta di Sargantes e la fondazione del Regno di Rilost. Accadde infatti che la maggior parte degli Uomini, che durante la Guerra dei Barbari si erano schierati con il Primogenito, ora si riunirono attorno al coraggioso Tharion, che proclamò la fondazione del Regno di Rilost. Anuril fu dichiarata la capitale del regno, e il primo Re di Rilost fu ovviamente lo stesso Tharion, che schiacciò le ultime tribù umane ribelli, unificando di fatto tutti gli uomini sotto un’unica ala protettrice. Fu in questo periodo che gli elfi del Bosco di Aryon iniziarono l’esplorazione del Grande Mare Antico e dei bordi del mondo, raggiungendo e colonizzando la Foresta di Fylastir.

Sargantes, sconfitto al termine della Guerra dei Barbari, fu sottomesso ma rimase in vita. Elanath, infatti, riuscì a convincere i propri fratelli che egli era realmente pentito e pieno di rimorso per le malvagie azioni commesse, così, sotto una stretta sorveglianza, Sargantes iniziò a espiare le proprie colpe lavorando per i nani, aiutandoli nella ricostruzione delle loro terre, devastate dalla guerra che lui stesso aveva provocato. In un primo momento i nani accettarono malvolentieri l’aiuto di Sargantes, ma poi, con il passare del tempo, capirono che la possanza di un dio poteva essere loro di grande aiuto. Infatti, nonostante le amorevoli cure di Diriel, Thurnor era ancora esanime sotto gli effetti del veleno del dardo scagliato contro di lui dalla mano di Kalisha, nei Tempi Remoti.

Sargantes, durante i primi anni dei Tempi Antichi, visse in modo irreprensibile aiutando i nani, mentre Tabata proseguì nella stesura del Libro del Destino. Nel frattempo, Elanath istruiva gli elfi insegnando loro come incanalare i flussi magici della terra, Tharion guidava e proteggeva gli uomini da lui unificati, e Diriel curava le ferite causate al mondo dalla Guerra dei Barbari. La pace durò a lungo, ma non fu eterna.

 

  1. La nascita dei pelleverde

Gadruk, giunto su questa terra insieme alla fine dei Tempi Remoti, rimase a lungo isolato in una serie di grotte in prossimità del vulcano Metzli, vivendo con alcune creature di tutte le razze, scacciate dai propri simili per vari e diversi motivi. Restando sempre e solo a stretto contatto questi esseri disperati, infelici e spesso rancorosi, Gadruk perse a poco a poco il proprio equilibrio mentale, finché cercò di aiutarli facendo su di loro dei folli esperimenti: questi miserabili vennero torturati, plasmati e rimodellati da Gadruk, portando alla nascita di una nuova è orribile razza, che prese il nome dal colore della carnagione, corrotta dal potere malvagio del vulcano: i pelleverde. Queste creature empie, infide e deformi, ben presto si rivoltarono contro il loro stesso creatore, cercando di ucciderlo. Gadruk rimase gravemente ferito nella lotta ma riuscì a fuggire, giungendo in fin di vita da Diriel, che lo curò. Quando Gadruk si riprese, fu chiaro che ormai era uscito completamente di senno: rapì Diriel e la portò con sé nei pressi del Metzli, dove minacciò di eseguire su di lei degli ulteriori terribili esperimenti. Prima che potesse mettere in pratica le sue tremende minacce, fu però circondato dai pelleverde, che lo assalirono senza pietà. Tharion riuscì a raggiungere il vulcano quando ancora la lotta tra Gadruk e i pelleverde era in corso: scacciò quelle immonde creature e sfidò Gadruk  in un spietato duello, al termine del quale Tharion tranciò la testa del fratello, ponendo fine alla sua vita. Diriel fu tratta in salvo senza un graffio, ma ormai i pelleverde erano venuti al mondo, e trovarono rifugio sui Picchi di Khalan, dove rimasero nascosti, in attesa del loro momento.

Forse quindi non fu un caso che una vasta epidemia di Peste Verde sconvolse il mondo in questi anni, colpendo principalmente i nani e gli uomini, e procurando a Diriel e ai suoi seguaci molti gravi malati da assistere. Erano passati almeno 500 anni dall’inizio dei Tempi Antichi.

 

  1. La Guerra della Selva

Per entrambe le razze elfiche, questo fu un periodo di grande splendore: le arti si diffusero e il controllo della magia raggiunse vette inimmaginabili. La popolazione elfica aumentò lentamente ma in modo costante, e venne fondata una nuova colonia elfica, da parte degli Elfi della Luna, nella tenebrosa Selva di Khalan. Fu qui che iniziarono i primi scontri con i pelleverde, che scendevano dai monti alla ricerca di carne, pellicce e legname. La lotta si fece più dura, e gli elfi offrirono un lauto pagamento ai nani, in cambio del loro aiuto in battaglia, che accettarono. Con le loro micidiali asce a completare i già temibili elfi, la vittoria sembrava ormai a portata di mano, quando accadde un episodio che avrebbe segnato le sorti della guerra, e probabilmente della storia, e che prese il nome di Massacro dell’Infamia: un gruppo di nani, guidati da Meldan Frangipietra, venne accerchiato presso una cascata e sterminato dai pelleverde. I nani degli altri Clan accusarono gli elfi di aver abbandonato Meldan e il suo reggimento, mentre gli elfi rigettarono l’accusa, affermando che non era stato possibile soccorrerli in tempo. Quale che fosse la verità, i nani abbandonarono improvvisamente gli elfi, lasciando sguarnito un fianco del fronte, dal quale i pelleverde poterono penetrare nella foresta e disporre a piacimento del territorio elfico. La Selva di Khalan sarebbe stata allora saccheggiata senza pietà, se non fosse stato per i lupi: accadde infatti che, a soccorrere il popolo elfico lasciato in balia dei pelleverde, fu un’elfa di nome Misania, che viveva a stretto contatto con i lupi della foresta, e che riuscì a convincerli a combattere per difendere il bosco. Gli Elfi della Luna riuscirono così a resistere agli assalti dei pelleverde, e iniziarono una guerra che durò molti anni, e che fu chiamata la Guerra della Selva, proprio perché non ci furono mai scontri in campo aperto o grandi battaglie, ma un lento logorio di assalti e duelli nel folto della foresta di Khalan.

 

  1. Il rogo di Khalan

Dopo molti anni di guerra, Helayan decise di guidare gli Elfi del Sole in aiuto dei fratelli della Luna, di fatto assediati nella Selva di Khalan. Allora i pelleverde, sopraffatti da questa inusuale alleanza elfica, appiccarono il fuoco alla foresta, e una grande quantità di creature perse la vita in questo enorme incendio. Il rogo durò molte settimane, e quando finì fu chiaro che i pelleverde si erano nuovamente ritirati sui monti. Allora gli Elfi del Sole tornarono alle loro dimore, mentre i superstiti del popolo elfico dalla Luna decisero di abbandonare questi luoghi maledetti, spostandosi verso sud, e andando a vivere in alcune caverne a sud del vulcano Metzli, oppure migrando all’estremo occidente dei Monti di Gular, sui Tricorni. Misania invece, nonostante fosse divenuta cieca in seguito all’immenso rogo, continuò ad abitare nella Selva di Khalan insieme a pochi altri Elfi della Luna, e continuò a lottare per la sopravvivenza delle creature della foresta. Helayan e Misania rimasero comunque molto legate, e nel corso dei secoli Helayan intraprese spesso dei lunghi viaggi da Langaril a Khalan, per andare a trovare Misania e la sua gente. Così, dopo un lunghissimo periodo di divisioni e diffidenza, finalmente le due razze elfiche erano nuovamente vicine e alleate.

Fu un questo periodo che, per la prima volta, comparvero gli Ogre: degli alberi deformi e mutati, in grado di muoversi e parlare, ed estremamente pericolosi.

 

  1. Il tradimento di Sargantes (ovvero la Prima Guerra del Rancore)

Con il passare degli anni, il disprezzo reciproco tra nani ed elfi si tramutò in profondo odio, e provocò alcuni scontri tra le due razze. Accadde così che i nani, per vendicare una serie di torti (reali o presunti), prepararono un possente esercito e mossero guerra agli elfi, per assediare la lontana foresta di Langaril: iniziò così la cosiddetta Guerra del Rancore. Tuttavia, nel loro odio verso gli elfi, i nani erano stati subdolamente spinti da Sargantes, che era ben lontano dall’essere veramente pentito e rivangava in continuazione l’antico operato di Kalisha, in apparenza in preda al rimorso per le proprie colpe, ma in verità proprio per aumentare il rancore dei nani verso gli elfi. Inoltre il Primogenito non aveva dispensato ai nani la propria conoscenza, limitandosi ad aiutarli nei loro compiti, senza mai elargire le proprie nozioni.

Uno dei pochi nani ad osteggiare apertamente Sargantes fu Barbas Pugnodiferro, rinomato condottiero ed esperto ingegnere, ma il suo dissenso da Sargantes lo fece apparire un “amico degli elfi”, e ben presto cadde in rovina presso la sua stessa gente, e fu addirittura costretto all’esilio. Così Sargantes fu libero di agire, anche se oramai aveva compreso come gli uomini, sebbene più numerosi degli elfi, non fossero né affidabili né abbastanza potenti per i suoi scopi. Inoltre gli umani erano ormai riuniti nel saldo regno di Rilost, guidato da Tharion, e così il Primogenito volse la propria attenzione ai nani.

Il piano di Sargantes, infatti, prevedeva di approfittare della lontananza dell’esercito per completare in segreto l’avvelenamento di Thurnor, per ucciderlo e prendere il suo posto alla guida della razza nanica: in questo modo, finalmente, egli avrebbe avuto una razza tutta per sé. Tuttavia un audace nano, di nome Glortheon Zadlerad, riuscì a trafugare il veleno preparato da Sargantes, e a questo punto l’inganno del Primogenito fu palese agli occhi di tutti. Allora accadde qualcosa che neppure Sargantes aveva previsto: i pelleverde calarono come uno sciame affamato dai Picchi di Khalan, mentre Sargantes lottava nel cuore della cittadella nanica per prendere il potere con la forza…

 

  1. Barbas e i Cavalieri di Tharion

Con il grosso dell’esercito nanico lontano, a molti giorni di cammino di distanza, i pelleverde arrivarono quasi indisturbati a ridosso delle roccaforti dei Monti di Azdan, cuore del regno nanico, lasciate pressoché incustodite. Ma al Passo della Piccozza (un valico erto e stretto come un budello) vennero fermati da alcuni agguerriti nani. A guidarli era lo stesso Barbas che era stato scacciato, e che ora aveva infranto le leggi della sua stessa razza ed era rientrato in incognito in patria. Così, mentre l’esercito nanico eseguiva quella che venne chiamata la Marcia dei Dieci Giorni, Barbas e i suoi compagni, cercavano disperatamente di resistere agli assalti sempre più furiosi di migliaia di nemici furibondi. Ma era chiaro che, da soli, non sarebbero riusciti a resistere fino al ritorno delle schiere naniche…

La notizia che un manipolo di intrepidi nani stava cercando di resistere a un esercito di pelleverde, giunse anche alla vicina Anuril. Tharion decise di correre immediatamente in loro aiuto, anche se non c’era il tempo per organizzare e muovere un intero esercito. Così, per accompagnare il proprio Re, venne creato un gruppo di pochi uomini fidati, esperti nell’uso delle armi, fedeli e muniti di cavallo: fu la nascita dell’Ordine dei Cavalieri di Tharion. Essi riuscirono a soccorrere tempestivamente Barbas (che però non sopravvisse alle ferite inflittegli dai pelleverde), fornendo ai nani l’aiuto necessario per resistere fino al ritorno del proprio esercito. Quando questo avvenne, i nemici furono definitivamente fermati e sconfitti, e i pelleverde furono costretti a ritirarsi. Ma nel frattempo il cuore del Regno nanico era stato devastato dalla furiosa lotta tra Sargantes e Glortheon, combattuto proprio nelle sale più sacre della roccaforte. Qui Sargantes fu bloccato grazie al sacrificio di molti valorosi nani, e Tharion fu così costretto a rinunciare all’inseguimento dei pelleverde per soccorrere Glortheon e i suoi nani. Il Dio dell’Inganno riuscì però a fuggire prima dell’arrivo di Tharion, e si rifugiò sui Picchi di Khalan, dove prese a comandare i pelleverde.

 

  1. La Seconda Guerra del Rancore

Tuttavia la sconfitta di Sargantes non segnò la fine della guerra. Gli elfi infatti, non avevano dimenticato l’aggressione che i nani avevano portato loro e, ignorando i prudenti consigli di Elanath, mossero guerra ai figli di Thurnor. Elfi del Sole e Elfi della Luna si allearono contro i nani, e iniziarono così la Seconda Guerra del Rancore, una lotta che proseguì a lungo e con fasi alterne, favorendo ora l’una ora l’altra fazione, per almeno 800 anni. Le molte battaglie che vennero combattute causarono la morte di migliaia di elfi e nani, senza che nessuna delle due razze riuscisse prevalere definitivamente sull’altra. Le uniche arti che furono sviluppate in questi anni furono quelle relative alle armi, alle armature, o alla magia da battaglia, mentre persino nei reami elfici la poesia, la pittura, la musica e la danza andarono dimenticate e perdute per lungo tempo. Fu però in questo periodo che, sui Monti di Azdan, il famoso alchimista nano Glortheon iniziò i propri esperimenti sul veleno sottratto a Sargantes, per cercare di distillare un antidoto che potesse far ridestare Thurnor.

 

  1. La Prima Grande Eruzione

Dopo più di un secolo di conflitto, nani e elfi si fronteggiarono pressappoco a metà tra i Monti di Azdan e la Foresta di Langaril: lo scontro decisivo si sarebbe combattuto alle pendici del vulcano Metzli, e i due eserciti avevano ammassato tutte le proprie truppe in quella zona. Erano appena iniziate le prime schermaglie della battaglia più imponente mai combattuta, quando la terra tremò e un rombo cupo e terrificante squarciò il cozzare delle lame e le urla dei guerrieri, mentre il vulcano scoppiava in un’eruzione devastante, iniziando a travolgere ogni cosa intorno a sé. La morte scese sul campo di battaglia come un’onda immensa, mentre il cielo veniva oscurato da un velo di polvere e cenere. Fu esattamente in quel momento che Thurnor giunse sul campo di battaglia. Era infatti accaduto che Glortheon era riuscito a distillare un antidoto al veleno, riuscendo a risvegliare Thurnor. Il Padre dei nani, nel riprendersi, aveva compreso immediatamente i rumori delle rocce nel sottosuolo, ed era corso per avvertire i propri figli del pericolo, giungendo però tropo tardi: vide la lava colare copiosamente sui nani, inghiottendoli come un mostro malvagio e affamato, e il suo cuore si colmò di ira e furore. Allora  il dio si frappose tra il magma e i nani, e calò un colpo di martello sul terreno, talmente poderoso che creò un avvallamento profondo e immenso, dentro cui si raccolse buona parte della lava fuoriuscita dal vulcano. Fu così che Thurnor visse solamente un giorno, dopo il suo risveglio, e si narra che sia tuttora imprigionato in una grotta, sotto al lago che in seguito si formò in quella depressione (secondo la tradizione elfica, furono proprio le lacrime di Elanath a formare il lago). Poco prima che l’alba rischiarasse un nuovo giorno, Elanath maledisse Sargantes con parole di fuoco. Poi, non fu mai più rivista camminare su questo mondo (sempre secondo la tradizione elfica, una nuova stella da allora brilla in cielo: è la prima e più luminosa stella del crepuscolo).

L’eruzione del vulcano Metzli pose praticamente fine alle ostilità tra nani e elfi, e si dice che fu questo tremendo terremoto a provocare le frane che causarono la chiusura di alcune caverne, dove abitavano gli Elfi della Luna esuli di Khalan. Gli elfi riuscirono miracolosamente a sopravvivere nutrendosi di radici e allevando alcune bestie che avevano con sé, ma per moltissimi anni vissero isolati, senza vedere la luce del sole o della luna.

 

  1. I draghi

Stremati dalla guerra, elfi e nani impiegarono molti anni per riprendersi dalle ferite che si erano inflitti: i nani si isolarono nelle loro roccaforti montane, mentre gli Elfi del Sole si aprirono al commercio con gli uomini. Fu Helayan, che prese a guidare gli Elfi del Sole dopo la partenza di Elanath, a spingere con saggezza e lungimiranza verso questa apertura agli umani, mentre i loro fratelli della Luna restarono più isolati. La scelta di collaborazione si rivelò benefica per entrambe le razze, e il regno umano di Rilost, sempre sotto la guida di Tharion, in questo periodo raggiunse l’apice del potere e il benessere, e lo studio delle arti si diffuse in tutti i centri umani abitati, in particolare ad Anuril. Gli Elfi del Sole vissero un periodo forse non florido, ma comunque pacifico e quieto, e sicuramente migliore di quello degli Elfi della Luna. A poco a poco anche i nani si dischiusero al commercio con gli uomini, anche se continuarono a disprezzare tutti i figli di Elanath. Gli uomini occuparono molte regioni fino ad allora disabitate e vennero fondate parecchie città, tra cui Tindaros e Cargulis, mentre la situazione per nani e elfi era meno fiorente, anche se comunque migliore rispetto agli anni della guerra. Ma anche questa volta la pace non fu duratura: Sargantes capì l’immenso potere sopito tra le membra del vulcano, e abbandonò di nascosto i Picchi di Khalan per recarsi segretamente presso il Metzli, cercando di imbrigliarne la forza e accrescere il proprio potere. Dopo molti anni di lavoro, a circa 300 anni dalla fine della Guerra del Rancore, il suo corpo era ormai deforme e orrendamente sfigurato, ma il suo proposito era stato raggiunto e la sua forza era divenuta immensa: fu la nascita dei draghi. La lotta che ne seguì fu breve ma estremamente sanguinosa, e venne chiamata Guerra dei Sette Anni di Fuoco. Intere città e foreste furono messe a ferro e fuoco in pochi giorni, dall’alito pestilenziale dei draghi e dalle legioni di pelleverde, che nel frattempo si erano moltiplicati come cavallette. Elfi e nani compirono imprese gloriose e memorabili, ma fu sugli uomini che si abbatté l’ira di Sargantes, che abbandonò il proprio corpo, ormai sfigurato dal lavoro con il fuoco e la lava all’interno del vulcano, e prese quello di un immenso drago nero. Scese in battaglia contro Tharion e il suo regno, per conquistare con la forza il trono della razza umana, oppure per spazzarla via per sempre.

 

  1. L’addio degli dei

Nell’immensa Battaglia dell’Ombra, avvenuta tra Anuril e i Monti di Gular, Tharion riuscì a sorreggere gli umani e a sconfiggere Sargantes, mozzandogli un’ala in un’alba livida e insanguinata, dopo sette giorni e sei notti di furiosi combattimenti. Tharion stesso fu gravemente ferito dal mefitico alito di Sargantes, tanto che Diriel stessa non riuscì a sanare le sue ferite. Allora fu costruita una maestosa barca dagli elfi, per poter condurre i due Dei lontano da questo mondo di dolore, morte e distruzione, e preservare Tharion dall’effetto del potente veleno. Ma, prima di partire, Dei e mortali si riunirono un’ultima volta per decidere il destino di Sargantes: il Primogenito, infatti, aveva perso parte della propria consistenza fisica ed era divenuto un drago d’ombra spaventoso e terrificante, in apparenza impossibile da annientare, anche se ora giaceva esanime sul campo di battaglia. La discussione durò tutta la notte, ma al primo albeggiare Tabata disse:

“Io rinunciai a parlare quando Sargantes pronunciò la sua prima minaccia, ed ora rivendico quel diritto: che ad Elfi e Nani sia concesso di porre sigilli e forgiare catene, ma dovranno essere gli Uomini a sorvegliare la sua prigionia.”

Alcuni levarono timide voci di protesta, ma alla fine si fece come Tabata aveva chiesto, e Arahel il Savio prese la guida dell’Umanità e organizzò con Nani ed Elfi i lavori per la costruzione di una prigione infallibile e imperitura per Sargantes. All’alba Diriel e Tharion si allontanarono a bordo dell’imbarcazione elfica e abbandonarono questa terra, ma prima di prendere congedo Tharion promise di tornare, qualora gli uomini avessero avuto nuovamente bisogno di lui. Fu così che Sargantes rimase prigioniero nelle viscere della terra, schiacciato dal tremendo e arcano potere del vulcano Metzli, avvinto con le catene forgiate dai nani, protetto degli incantesimi degli elfi e sorvegliato da una setta di uomini chiamata “Glifo di Fuoco”.

Quello stesso giorno, prima del calare del sole, Tabata vergò le ultime parole del Libro del Destino e consegnò il tomo alla saggia elfa Helayan, chiedendole di custodirlo senza mai dischiuderlo. In seguito la Dea si recò sui monti che si specchiano nel lago Teriador e lì si tramutò in una possente quercia. La leggenda vuole che sarà in quel luogo, alla fine dei tempi, che si riuniranno nuovamente tutti i figli di Silma, per portare il mondo verso la pace eterna o alla sua fine.

L’inizio della prigionia di Sargantes e il commiato degli ultimi Dei sono considerati la fine dei Tempi Antichi, che durarono poco più di 1600 anni: fu l’inizio dei Tempi Recenti.

 

OT: sviluppo e situazione geografica delle razze

All’inizio dei Tempi Antichi, la situazione è la seguente: i Nani occupano tutti i Monti, a partire dai Monti Eburnei, fino ai Monti di Gular a ai Monti di Mezzo (ma NON i Monti di Azdan). Gli Elfi del Sole sono confinati nella Foresta di Langaril e nel Bosco di Aryon (ma NON hanno ancora raggiunto la Foresta di Fylastir), mentre gli Elfi della Luna vivono all’interno della Selva e dei Picchi di Khalan. Gli Uomini occupano tutta la Piana d’Argento, l’Altopiano Screziato e la Brughiera Fulva (praticamente tutta la zona centrale di Mon).

La prima parte dei Tempi Antichi è caratterizzata dalla pace, e quindi dalla prosperità: gli Umani fondano il Regno di Rilost e nascono le prime grandi città, i Nani raggiungono e prendono possesso dei Monti di Azdan, gli Elfi del Sole raggiungono (via mare) e colonizzano la Foresta di Fylastir.

Nascono i pelleverde: gli Elfi della Luna vengono scacciati dai Picchi di Khalan: alcuni raggiungono quelli nella Selva di Khalan, altri si spostano più a sud, sui Monti di Mezzo, o si insediano nella zona più orientale dei Monti di Gular. In seguito al rogo della Selva di Khalan, la maggior parte degli Elfi della Luna migrano verso sud o all’estremo ovest dei Monti di Gular, stanziandosi sui Tricorni.

Nascono alcuni insediamenti Umani sui Colli di Falad e a Portoga, che sono considerati Colonie di Rilost, quindi esterni al regno ma costretti a pagare dei dazi.

Durante la Prima Guerra del Rancore non ci sono particolari sconvolgimenti: semplicemente, il potere di Rilost aumenta in contrapposizione alla decadenza di Nani ed Elfi.

Anche la Battaglia del Passo della Piccozza non causa alcun cambiamento sulla distribuzione delle razze, se non che Uomini e Nani iniziano attivamente a commerciare, e alcuni nani prendono a vivere in piccole comunità all’interno delle città e dei grandi villaggi di Rilost.

Durante la Seconda Guerra del Rancore l’Umanità colonizza luoghi lontani e fino ad allora inesplorati: alcuni marinai di Portoga fonda la città di Cargulis, nella zona nord-orientale di Mon (ovviamente considerata Colonia del Regno).

La Grande Eruzione rappresenta forse il periodo peggiore per Nani ed Elfi, stremati dalla guerra. Viceversa, per Rilost è l’apice del potere e della popolazione: tutte le città e i villaggi Umani vivono un periodo florido (in particolare Anuril). In pratica, tutti gli insediamenti umani sono direttamente o indirettamente controllati dal Regno guidato da Tharion (Beltalas e Minur/Teriadost non esistono ancora). Vengono costruite grandi strade, le navi solcano i mari e la maggior parte della popolazione vive in rigogliosi villaggi posti in zone rurali (a parte le poche, grandi città).

La Guerra dei Draghi, in soli sette anni, modifica radicalmente questa situazione: per potersi difendere dall’assalto di quelle creature mostruose, gli Uomini sono costretti ad unirsi: le campagne si vuotano, e le città aumentano a dismisura la propria popolazione (che vive in modo misero e disagiato). Cambia anche la fisionomia delle città: le mura esterne non vengono più costruite in legno ma in solida roccia, e diventano più alte e resistenti, mentre le torri non sono più a cielo aperto, ma vengono coperte. Le armi da lancio subiscono rapide evoluzioni: nelle città Umane nascono le possenti baliste, mentre gli Elfi costruiscono i primi e temibili archi lunghi. Durante la guerra le vie di comunicazione tra le città sono  interrotte, e al termine del conflitto vengono ripristinate in malo modo.

Written by totoro19473