Dei umani

Molte sono le leggende che trattano la nascita degli dei che vegliano le vite e gli animi degli uomini, e molte saranno le leggende che con il scorrere del tempo sotituiranno quelle ora conosciute.
I gradi saggi raccontano che gli dei arrivarono con la nascita dell’uomo. Tre ne arrivarono, perchè uno solo, per quanto grande fosse il suo potere, non poteva rappresentare l’animo ed il cuore di tutti gli esseri umani. Esseri complicati e tremendamente diversi tra loro. Tre furono e sono tutt’ora gli dei che posano i loro occhi su Mon. Tharion, Dio della giustizia, Tabata dea della conoscenza e Sargantes dio dell’egoismo.

Tharion
Un giorno un uomo stava sulla spiaggia, concentrato sulle onde del mare che si infrangevano sui bassi scogli. Il sole caldo giocava sulla sua spada sguainata e sulla corazza lucente. Egli pensava alla vittoria appena riportata sul nemico, e alle grandi responsabilità che gravavano ora sulle sue spalle.
“Comandare a un uomo di gettarsi nella mischia e morire per il suo re, per la sua gente e per i propri figli è difficile. Il lamento dei compagni feriti a morte che giacciono sul campo di battaglia mi assale nelle mie notti insonni. Ma ben più difficile è il compito che mi attende ora. Io devo insegnare ai miei uomini a vivere in pace, gli uni con gli altri. A resistere alle lusinghe della carne e dell’oro, all’ambizione e all’avidità”..
Alzò il braccio possente e puntò la spada contro le immensità dell’azzurro mare.
“Chi potrà mai aiutarmi in un compito simile?”
Allora lo vide.
Un enorme destriero fatto di onde spumeggianti solcava il mare, e un colossale guerriero lo guidava.
Il prode guerriero, temprato dal sangue di mille battaglie, piegò il ginocchio e lo posò a terra. Mai in vita sua si era inginocchiato. Lui era vissuto per comandare, servo a nessuno.
Il destriero sembrò volare, si impennò e si arrestò. Il cavaliere osservò il piccolo uomo annichilito sulla spiaggia, e il sole fece risplendere la sua corazza tempestata dei tesori del mare, colorata dei mille colori delle creature degli abissi.
“tu mi hai chiamato”.
La voce non proveniva da nessun punto in particolare. La voce c’era, e si insinuava come il vento nella mente dell’uomo.
“Io…io…non credo signore di avervi chiamato…o se l’ho fatto non era mia intenzione disturbarvi”.
“Tu hai bisogno di aiuto. Tu cerchi una parola che non conosci per guidare il tuo popolo attraverso la più difficile delle battaglie. Sono qui per suggerirti quella parola. Che sulle tue labbra si formi la parola Giustizia, che il tuo cuore si riempia del suo significato. E tutto ciò nel mio nome, Tharion, signore della giustizia, colui che sa distinguere il Bene dal Male, il campione dall’armatura cangiante, perché per ciascuno esiste un diverso modo di giudicare ed essere giudicato”.

Tabata
Il giovane pastore stava sdraiato all’ombra di un frondoso albero, e osservava le nuvole, il loro rincorrersi distratto e futile, la leggerezza del loro non essere. Cominciò a pensare a cosa potesse essere la causa e il fine ultimo di tutto quel movimento, e si rese conto di non poter trovare risposta. Lui era solo un piccolo pastore ignorante dei misteri dell’universo. Si mise a sedere. Perché si muovono? Da dove nascono quelle nuvole? Scosse la testa , impotente di fronte a un mistero così grande. E ad un tratto si accorse di non essere più solo. C’era una ragazzina in piedi vicino a lui. Come ci fosse arrivata era un mistero. Il suo feroce cane da guardia non aveva nemmeno alzato il muso e gli era rimasto sdraiato accanto.
“Io lo so da dove vengono, e anche dove vanno”, disse la ragazzina.
Il pastore si levò in piedi.
“Come…di cosa stai parlando ragazzina?”
I suoi capelli risplendevano di mille riflessi, i suoi occhi avevano colori cangianti, la sua voce risuonava fresca e giovane eppure suggeriva, in pieghe nascoste dell’inflessione infantile, echi di antica saggezza.
“Tu mi hai chiamata, io sono giunta. Seguimi”.
La seguì fino a una polla d’acqua li vicino, e la guardò accovacciarsi sulla riva.
“Cosa vuol dire che ti ho chiamata? Dalla mia bocca non è uscito un filo di voce”. Era incerto, e molto perplesso.
“Tu hai sete di sapere, tu sei curioso, e questa è prerogativa delle persone intelligenti. I tuoi abiti da pastore ti stanno stretti. Dovresti vestire i panni dei miei servitori”.
Il giovane era sbalordito. Le si mise accanto.
“Tuo servitore? Ma se sei una bambina!”
Fu allora che si accorse che la ragazza si specchiava nell’acqua che rifletteva il volto angoloso di un’anziana donna dal portamento altero ma dallo sguardo che regalava speranze.
“Il mio nome è Tabata, signora della Conoscenza, e indosso i due volti del sapere, quello giovane della curiosità per le nuove cose e quello antico della scienza pregressa, e nel mio nome le genti di tutte le razze vivono in pace”.
Il giovane pastore allora si prostrò di fronte a quel prodigio, e abbandonato il gregge a se stesso se ne andò per costruire un tempio alla piccola Tabata, ed educare altri uomini a spingersi oltre nel farsi domande e cercare le risposte.

Sargantes
Il vecchio uomo dal portamento curvo si aggira attorno al villaggio come un fantasma nelle notti buie. Gli abitanti raccontano che lo vedono passare appena fuori dal cono di luce delle torce che lasciano accese per i viandanti che cercano un riparo dopo il calar del sole, e per tenere lontani gli spiriti malvagi. Quando arrivano nei villaggi vicini per scambiare i frutti del loro lavoro nei campi parlano di lui sottovoce, con apprensione. E scoprono l’impossibile, che lo stesso vecchio passeggia anche vicino agli altri villaggi, come se avesse il dono dell’ubiquità.
Poi arrivò il momento in cui il vecchio bussò alla porta di una casa. Subito gli venne aperto. Il rude contadino che vi abitava era sveglio e passeggiava nervosamente nella piccola stanza sudicia quando sentì i colpi alla porta. Non riusciva a dormire, tormentato da un unico pensiero. La giovane Dallyn, figlia del podestà del villaggio. Tutti sapevano che amava un giovane, ma egli la voleva per sé. Era un uomo piuttosto ricco, in fin dei conti, ma non era ne bello né intelligente. Come conquistare quella donna il cui pensiero lo faceva rivoltare nel letto ogni notte?
Il vecchio sogghignò quando spalancò la porta.
“Tu mi hai chiamato” disse.
“Io non ho chiamato proprio nessuno”. Era vagamente impaurito; ma ben presto l’apprensione cambiò in risentimento per essere stato disturbato. Quel vecchio che non era un fantasma come si diceva, e che stava invece in carne ed ossa davanti a lui, non sarebbe stato un avversario duro da battere se avesse provato ad aggredirlo.
“Sono i tuoi pensieri che mi hanno attirato qui. Tu vuoi la giovane Dallyn. Ma non sai come fare, perché tra di voi non si usa compiere certe azioni per ottenere ciò che si vuole.
Ascoltami, ascolta Sargantes, signore dell’Inganno. Non otterrai mai l’amore della fanciulla, ma puoi avere la sua mano. Eleva un altare per il mio culto, e vai dal padre della ragazza. Offrigli una grossa cifra di denaro, digli che è per far vivere la sua famiglia e la tua futura sposa negli agi. Lui ne sarà stupito, ma in capo a tre giorni ti farà chiamare e ti concederà la mano della figlia. E che i figli che nasceranno dedichino la loro vita a espandere il mio culto, anche se volessero seguire altre inclinazioni. Ho detto. Ora agisci”.
E le cose andarono proprio così, il contadino ottenne la mano ma non l’amore di Dallyn, il suo corpo ma non il suo cuore, e i suoi figli divennero chierici di Sargantes, il dio che calpesta i desideri di molti per accondiscendere ai desideri di uno solo.