Rispondi a: Se una notte d'inverno un viaggiatore – Dalle memorie di Willow

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#407

trevius
Partecipante

La vita nel monastero era semplice, faticosa, priva di grandi sorprese.
Di giorno si lavorava sodo, di notte il sonno ti abbracciava con amore.
In quella semplice quotidianità, mentre mi fermavo a guardare l’orizzonte, oppure mentre sistemavo le assi di un recinto, ogni tanto, come piccole bolle, risalivano a me immagini, momenti, volti, situazioni che credevo di aver perso, ricordi del mio passato.
Ricordai mia madre, ricordai mio padre, ricordai la mia prima spada ed il primo sangue che versai… ricordai il villaggio e come lo abbandonai… ricordai di Minur, delle donne che ho desiderato e di quelle che non ho avuto, dei tanti amici rimasti indietro, dell’odio che ho provato, delle vite che ho rubato, delle volte in cui avevo creduto che era finita…

Un giorno dopo l’altro, passava un giorno dopo l’altro e i ricordi del mio passato si univano a formare una immagine sempre più coerente, mentre ero occupato a pulire una raffigurazione di Tabata, oppure mentre semplicemente pregavo in silenzio nel giardino.
In quella immagine però io non riuscivo a riconoscermi, non mi sentivo di essere quella persona e nel tempo stesso non potevo non esserlo…
Numa, parlai con lui di queste mie difficoltà, ma i suoi consigli non mi aiutarono molto. Capivo di dover mettere da parte queste mie considerazioni e continuai a lavorare, a dormire e a pregare. 

Poi venne la primavera, poi venne Maeve…

Anja e Heylel, portatore di luce e di conoscenza [cit. Myrdin]