La Giustizia e l'inganno – la separazione. ( il presente)

Forum Il Riposo del Guerriero La Giustizia e l'inganno – la separazione. ( il presente)

Questo argomento contiene 9 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  lotus 1 anno, 10 mesi fa.

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  • #1872

    lotus
    Partecipante

    [ La giustizia e l’inganno – l’amore.] ( una storia passata )

    http://www.isoladimon.it/xoops/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=2271&forum=6

     

  • #1887

    saybeth
    Partecipante

    La confessione davanti alle fiamme

    Prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui si sarebbero dovuti affrontare. E quel momento fu rappresentato da una sera in Federazione, davanti al fuoco che ardeva nel caminetto della grande sala. Fiamme, roghi.. Ironia della sorte. I Cavalieri di Tharion sono attratti dalla luce come le falene, i roghi e le fiamme ricordano loro la missione per cui essi vivono: la giustizia e la loro battaglia eterna contro l’Inganno. Era per questo che Runner si trovava lì adesso?

    Il pretesto era la missiva che Saybeth gli aveva inviato in cui a nome del Generale Serpico lo invitava ad una spedizione segreta nell’antro sotto le rovine insieme a lei, il chierico Numa ed il mago Nilatak. Era giunto apposta per parlarle, ma una volta esposti i dettagli sull’argomento era caduto un nervoso silenzio tra loro.

    “Volevate parlarmi solo di questo?”

    Quella domanda sarebbe dovuta giungere molto tempo prima. E ora non poteva essere evitata. Saybeth sapeva che lui era al corrente di cosa le era accaduto alle rovine, quando Sargantes aveva richiesto il sacrificio di alcune persone, e attendere ancora non avrebbe che fatto aumentare la tensione. Forse anche Runner non aspettava altro,e lo confermò rispondendo infatti con un’altra domanda:

    “Siete sempre stata sincera con me, Saybeth?”.Non era la prima volta che glielo domandava ed ella gli rispose quasi mormorando,  irrigidita  dalle sue stesse parole:

    “Non fate altro che chiedermi se sono stata sincera.Come se avesse importanza dopo che avete deciso per entrambi che le nostre strada avrebbero preso direzioni differenti. Perché non mi chiedete esattamente quello che volete sapere?”. Si era immediatamente pentita di aver pronunciato quelle parole. Che cosa avrebbe risposto lui? Gli stava dando l’occasione per togliersi ogni sospetto, perché i suoi sguardi, i suoi toni, le sue espressioni parlavano chiaro su quanto cominciasse da mesi a dubitare di lei.

    “E sia…” Runner con un sospiro e lo sguardo cupo, aveva elencato tutto ciò che sapeva “Tempo fa ci fu un rituale a Minur, proprio alle vecchie rovine. L’ oscuro signore per tramite di un mago oscuro convinse alcuni cittadini al sacrificio. Questi, persi nelle mani del dio dell’ inganno, obbedirono togliendo si la vita… penso che conosciate il resto… Volete continuare voi la storia… Saybeth.? O preferite che vi dia la versione di un cavaliere di Tharion, nemico giurato di Sargantes?” Un tizzone cadde dal camino ed egli lo gettò di nuovo nelle fiamme: lugubre messaggio…

    Il viso di lei era mutato, passando dalla rabbia alla paura e alla tristezza, decisa a rivelargli quel poco di verità che egli aveva diritto di conoscere.: “non vi ho mai mentito, ma ho solo celato una storia di cui non serbo nella memoria che confusi ricordi e dolore..”. Era vero, almeno nei primi tempi. Il respiro si era strasformato in un lieve affanno.”Potete pensare ciò che volete, e immagino quali siano le vostre conclusioni ma io fui solo una vittima, così come lo furono tutti gli altri…”.
    Runner rispose,“Io vi ho raccontato tutto di me… e forse anche troppo… ma voi avete scelto ….. diversamente… E’ vero, io ho scelto per entrambi, indirizzandomi nella via della luce. Ma non fate che vi sorprenda al buio Saybeth… potreste rimanere accecato dalla luce di Tharion.” Mentre diceva questo aveva sollevato il palmo sinistro segnato da uno scontro con l’Oscuro, lo stesso che ha fatto imprimere nella sua spada “Quello che potevo temere come un segno infausto l’ho trasformato in un simbolo di giustizia, un marchio che fa di questo cavaliere una persecuzione dei figli di Sargantes”. La mia lama è consacrata a Tharion e tutti gli schiavi di Sargantes periranno per la sua gloria e per la mia mano”.

    Come sempre le parole del Cavaliere non lasciavano alcun dubbio ed egli con la sua franchezza l’aveva ammonita.  Ma lei non si sarebbe fatta intimorire, le sue minacce così poco velate non bastavano per accusarla.  Saybeth aveva socchiuso gli occhi, seguendo ogni singola mossa, lo sguardo fermo sulla lama benedetta dal dio della Giustizia.”Come immaginavo, siete giunto a conclusioni scontate e precipitose. Cosa avrei dovuto dirvi?Sono caduta schiava di un maledetto stregone che non era altri che Sargantes e ho desiderato togliermi la vita di mia spontanea volontà?”. A parte un leggero tremolio del labbro inferiore, il corpo era rimasto immobile e lo sguardo fermo, torvo, si era mosso dalla spada al viso dell’uomo”Credete che non abbia mai provato a parlarvene? Cosa pensate che si possa provare a essere trascinate, priva di volontà, in una tragedia del genere? E spiegarlo all’uomo che si ama e che sicuramente non capirebbe nulla…e difatti voi non fate altro che parlare, parlare e parlare di luci, buio, Tharion e giustizia…quando di giustizia non ce n’è stata affatto!non nei miei confronti…”
    Lui aveva forse esitato?Aveva mollato la presa sulla spada. Forse parole di Saybeth erano state efficaci a tal punto da fargli credere che fosse stata semplicemente una vittima e che non gli avesse confessato nulla perché spaventata dal suo giudizio? Sarebbe stato troppo semplice ed il cuore dell’uomo probabilmente non poteva competere con i sospetti del Cavaliere, che difatti replicò: “in effetti giustizia non ve ne è stata ma mi sarei aspettato comunque un tentativo. Da vittima, come voi dite sarei stato più grato agli dei… soprattutto a Tharion, oltre alla dea Tabata, ma se non erro non credo che abbiate mai messo piede al tempio di Tharion, anche solo per pregare e cercare protezione per il futuro… sapete bene che l unica divinità in grado di offrire aiuto contro sargantes e appunto il DIO Tharion”.

    Se non fosse stata tanto tesa, la donna avrebbe riso e scosso la testa: si era sempre ripromessa di visitare quel dannato santuario ma l’idea di varcarne la soglia l’aveva sempre fatta desistere.  Con  tono di sfida ed il mento puntato verso l’alto aveva risposto:” posso andare anche n questo momento al tempio ma a cosa servirebbe pregarlo? Come non mi ha protetta allora, non può farlo ora. E non può farmi tornare indietro nel tempo per cui la vostra fede non può essere la stessa che voi riponete in lui. Mai lo sarà. Posso solo contare su me stessa. Che altro avrei potuto fare?Non leggete i miei pensieri e non sapete affatto quanto sia lieta di essere tornata da…da..ovunque sia stata…ed avere una seconda opportunità. Voi vedete solo ombra al di fuori di Tharion. Ma non è così!!!!”

    Si stava avventurando in un sentiero pericoloso: una parola sbagliata e si sarebbe condannata da sola. Tuttavia sentiva dentro di sé una grande furia, forse era la prima volta dopo la sua morte , in cui la sua rabbia contro Tabata e tutte le altre divinità era risalita a galla.

    Runner non parve accorgersene, almeno apparentemente, e aveva proseguito con i suoi discorsi.

    ” Non siate blasfema. Pregare serve sempre, aiuta lo spirito ed il corpo ad essere più retti ed ha recuperare la giusta via se la si è persa. Dovreste ringraziare appunto gli dei per la vostra seconda opportunità e badate bene di non sprecarla. Io vedo ciò che Tharion mi mostra e contrariamente a voi lo  prego affinché mi protegga, mi guidi e mi sostenga… sempre.” Improvvisamente si era voltato, dandole le spalle ” peraltro Tharion offre il suo sostegno e la sua protezione a chi lo,invoca, non a chi lo fugge o lo evita forse è per questo che non vi ha protetto allora… “.

    Era troppo pure per lei, nonostante conoscesse il suo fervore quella divinità e la sua assoluta fedeltà al credo. Lo aveva raggiunto, furibonda dentro di sé,  imponendosi di non mostrarsi così ai suoi occhi, mantenendo il tono della voce ad un semplice sibilo, mentre lo raggiungeva e gli si metteva di fronte:

    “ E’ stato dunque  Tharion che vi ha guidato verso una strada che vi ha allontanato a me. Sapendo questo dovrei forse pregarlo e chinarmi dinnanzi a lui? Mi voltate le spalle di nuovo, ormai non vedo che quelle. Non spreco affatto la mia vita, da allora non ho fatto altro che assaporarne i doni e voi eravate fra quelli prima che vi dedicaste solamente alla vostra fede. La mia è rivolta alla dea Tabata…questo mi rende meno nobile ai vostri occhi? Meno degna pur non venerando Tharion come lo vorreste voi?” si avvicina a lui ” e se avessi finto di essere sua devota, voi mi avreste creduto?No Runner non vi ho mai mentito, ma non potete accusarmi per aver evitato di raccontare ciò che del mio passato mi fa ancora rabbrividire”.

    Inaspettatamente lui le aveva appoggiato le mani sulle spalle, il tono severo e grave, fissandola intensamente “ho dovuto scegliere. Sappiate che la mia scelta non sia stata difficile ed indolore. L’ uomo non vi ha dimenticata e vi ama ancora, nel suo profondo e mai potrà dimenticare ma il cavaliere deve compiere il suo destino, soprattutto adesso che ha l onore di guidare il tempio di Minur, in assenza del,gran Maestro… e soprattutto adesso… che altre oscure minacce incombono su Minur.”

    La presa sulle spalle era sicura, delicata e quasi rassicurante facendole dimenticare per un attimo il risentimento,mostrando solo la ferita di una donna che è stata lasciata dall’amante.  Saybeth lo aveva guardato tristemente, posando le mani sulle sue “Non riesco ad accettarlo”scuotendo il capo aveva ricacciato le lacrime che le stavano inumidendo gli occhi e irrigidendo il busto”chi vi ha imposto di scegliere?Perchè l’uomo deve sacrificarsi per offrire la propria vita a Tharion?”. Di nuovo la furia dentro di sé la stava incalzando a esprimersi in maniera troppo esposta “questo non lo rende migliore di Sargantes”. Si era fermata in tempo, ricomponendosi, un campanello d’allarme nella testa le suggeriva prudenza. Il tono si era di nuovo placato, lo sguardo raggelato “ebbene, continuate pure a fare il cavaliere,ma vi accorgerete che la vostra strada non è poi così luminosa come pensate. Vi farò avere aggiornamenti sulla spedizione”. L’ultima frase era apparsa quasi una comunicazione formale.

    Lui aveva voltato lo sguardo, deglutendo, toccandosi le mani dopo che erano state sfiorate da quelle di lei. Avrebbe aggiunto qualcosa, o l’avrebbe salutata rispondendo a quel tono freddo? Qualsiasi sua azione fu interrotta dall’arrivo di un’altra presenza nella sala ed egli si limitò a dirle solo una frase, forse quella che lei avrebbe ricordato più di ogni altra:

    “Bene Saybeth,attenderò un vostro contatto… riguardo al resto fate in modo che il cavaliere non vi trovi in fallo, non so quanto l uomo riuscirebbe a tenerlo a freno…. ”

    E queste sono le parole che ella gli avrebbe voluto gridare dietro:
    Non mi troverete mai in fallo, Cavaliere! Le mie parole colme di rabbia probabilmente vi avranno indotto a riflettere ancora di più sulle mie reazioni e a chiedervi se esse fossero dettate da un cuore ferito di una donna o da qualcosa di più oscuro. Il buio inghiotte la luce, sempre, mai il contrario…

     

  • #1888

    lotus
    Partecipante

    Erano anni che non ricevevo una lettera da Saybeth. Anni in cui il Cavaliere aveva saggiamente e selvaggiamente lavorato per sopire definitivamente l’uomo che si era innamorato perdutamente di lei. Lo aveva sminuito, sfinito e rintanato nell’ angolo più remoto del suo cuore, folgorato dalla luce di Tharion.

    Ma bastò quella lettera, il profumo delle sue mani impregnato nella pergamena di una semplice e stringata missiva di lavoro a risvegliare quell’ombra sopita dal Cavaliere, come un tempo, quando contava le ore per riceverne una dalla sua Amata, dalla sua Beth: l’uomo si era destato così improvvisamente come un colpo di reni dato per scongiurare un imminente pericolo, l’ultimo sforzo prima della morte.

    Ma il Cavaliere era vigile e prontamente lo aveva ricacciato nel suo angolo, rispondendo poche righe rigorose e militaresche;  per provare all’uomo che ormai nulla poteva il Cavaliere si recò in Federazione. Un grave errore, non fatale, ma grave.

    Quella sera, oscurata dalle nubi ricordò all’uomo quando quasi fuggiva dal tempio di Tharion per recarsi in federazione, per pochi istanti,  come un ladro,  per rubare un semplice abbraccio e magari anche un solo e fugace bacio alla sua amata. E così si trovo a passeggiare davanti alla Federazione e fini per entrare. Ma l’uomo non aveva speranza perché il Cavaliere non era propenso al perdono, ma deciso ad indagare sul sospetto di un chissà quale coinvolgimento oscuro tra la donna e Sargantes, ottuso nel giuramento di persecuzione verso Sargantes, prestato a Tharion ormai in modo indelebile.

    E così loro parlarono della missione alle rovine all’inizio, ma quando la donna offrì un varco al cavaliere egli non se lo fece sfuggire ed indagò nel passato di Lei, velando accuse e domande sul sacrificio e sul suo coinvolgimento, mettendole pressione e creando difficoltà come aveva visto fare ai suoi maestri nell’abile e nobile arte inquisitoria, cui tante volte aveva assistito.

    Ma l’uomo combatteva, si dimenava impotente difronte alla scena della sua amata che ferita e disperata si difendeva dallo spietato e incorruttibile Cavaliere.  Riuscii solamente a porle le ami sulle spalle, come un tempo, per guardarla negli occhi e perdersi..………….perdersi in quel mare, allo stesso tempo,  limpido e tempestoso che per lui erano i suoi occhi. Il cavaliere dettava le sue parole e l’uomo si accontentò di naufragare in quel mare, affogando nelle lacrime di un ricordo, ormai triste, forzatamente  ingabbiato, ma mai dimenticato, riuscendo solamente a confessare quanto l’avesse amata e che mai l’avrebbe dimenticata.

    Ironia della sorte fu un Oscuro giunto in federazione a destare il cavaliere dai torpori dell’amore e dei ricordi, gettando di nuovo l’uomo in quell’angolo nascosto e remoto, tremante, sfinito…… arreso!?.

     

    Intanto il Cavaliere aveva preso nota solamente di quello che voleva vedere nelle reazioni della Donna: rabbia, rancore e odio verso Tharion, paura e…..blasfemia. Ma ancora non aveva nulla e di certo il sospetto non era stato lavato e per niente si sarebbe arreso: la missione alle rovine, di nuovo sul luogo del misfatto, offriva nuove speranze…

    Su una sola cosa l’uomo aveva vinto… era riuscito a mettere in guardia la donna dai sospetti del Cavaliere… l’aveva ammonita di non farsi trovare in fallo, perchè lui non sapeva quanto sarebbe riuscito a frenare il Cavaliere..

  • #1900

    saybeth
    Partecipante

     Recita al tempio

    COME HA POTUTO FARLO?COME HA OSATO?

    Vorrei urlare queste parole, uscita dal Tempio di Tharion,  mentre la pioggia nasconde le mie lacrime di rabbia. Ma devo tacere perché le guardie sono ancora lì, che mi guardano con quel loro modo insopportabile di scrutate tutti coloro che ai loro occhi sono dei nemici della Giustizia. Lo stesso sguardo che aveva Runner dopo che le cose sono precipitate. Sapevo che la corda si sarebbe spezzata ma non pensavo arrivasse a tanto.

    Mi allontano alla svelta da quel luogo, non voglio vederlo mai più, volgerò il mio sguardo sempre altrove. Non è degno nemmeno di una mia semplice occhiata.  L’ho detto anche a Runner, sono state le mie ultime parole prima di uscire e di dirgli addio:”sfido solo chi ritengo degno”. Lui mi aveva accusata di sbeffeggiare Tharion e di non sfidarlo in sua presenza, il mio inchino canzonatorio alla statua non è stato gradito ma non ne ho potuto fare a meno.

    Procedo a passi ampi, nervosi, rapidi, lungo la via. Ecco l’arena. E’ lì che mi è venuto a cercare, mentre mi allenavo. Mi aveva ingannata, anche solo in parte, e quasi intrappolata, spingendomi  ad una scelta che sarebbe stata fatale. Sembrava  ferito, febbricitante e privo di forze. Non l’avevo mai visto così. Ma non mi è mai balenata l’idea che potesse fingere. I Cavalieri di Tharion non fingono, no? Sarebbe come adottare lo stesso Inganno che loro combattono. “Portatemi al tempio, vi prego…” mi aveva supplicato ed io non ho rifiutato. Mi si è appoggiato a me, il primo contatto dopo mesi e mesi in cui siamo sempre stati a distanza. L’ultima volta in Federazione aveva detto che i sentimenti per me non erano cambiati e quella vicinanza era qualcosa di speciale, nonostante dovuta alla sua debolezza fisica.

    Ci siamo diretti al Tempio, anche se me ne sarei dovuta tenere alla larga, se avessi saputo cosa aveva in mente. Saliti i gradini di marmo, ha ordinato alle guardie di non fare entrare nessuno e solo in quel momento che mi sono resa conto di aver commesso un errore che poteva essermi fatale. Il rumore secco che il portone ha fatto quando si è chiuso alle nostre spalle è rimbombato nel silenzio del tempio e mi ha fatto quasi trasalire. Le sue condizioni sono apparse subito migliorate, lì dentro, quando mi si è messo davanti, pronto a parlarmi. <Ebbene…>lo avevo invitato a iniziare, cercando di mostrarmi calma.

    Senza quasi farci caso avevo fatto un passo indietro, come se volessi tenere tra noi una distanza, subito annullata in quanto egli mi si era avvicinato .< ho poco tempo… Beth. .. ricordate ora è solo l’ uomo che vi parla, l’ uomo che vi ha amato e che vi ama ancora… non so bene come ma sono riuscito a liberarmi, grazie al ricordo del vostro amore…. so come poter ricominciare la nostra storia…”

    Non potevo crederci.  Solo pochi giorni addietro mi aveva annunciato che aveva rinunciato al nostro amore, adesso parla di ricominciare. E poi, liberato da cosa? Da chi? In lui hanno sempre vissuto due anime contrastanti, lo so: l’uomo ed il Cavaliere; ma le ho sempre viste come due sfaccettature di una persona talmente fervente del proprio credo da dover compiere delle scelte anche contro la propria felicità personale in favore della religione. Adesso, per come parla, sembra che fosse quasi pilotato da una di esse e che ora la parte più debole sia venuta fuori per confondermi. Avevo indietreggiato, scuotendo il capo, scorgendo quella maledetta  statua a pochi passi da me. Lui ancora una volta mi aveva raggiunta, deciso a non perdere terreno e aveva continuato:  << l uomo ha compreso il vostro passato il vostro errore e vi voglio aiutare.. ma il cavaliere non lo farà mai… continuerà a perseguitare finché. … finché. … ” si era interrotto ma era chiaro cosa volesse intendere ” Ma c’ è una soluzione perche l’ uomo possa tornare ad amare, una soluzione lui accetterebbe e che sarebbe gradita anche a Tharion >>
    Una soluzione gradita a Tharion, gradita a Runner, gradita al Cavaliere:  un brivido di terrore mi aveva colta, ma i miei abiti compreso il mantello erano fradici per la pioggia e poteva essere scambiato per una reazione al freddo.  Mentre mi ero stretta le braccia intorno al corpo gli avevo domandato quale era la sua proposta.  Lui non era riuscito a sostenere nemmeno lo sguardo e lo aveva abbassato mentre pronunciava quelle assurde parole: …<< L’ abiura…. con la redenzione dei vostri peccati passati…. potrei restringere il campo e non farla pubblica… L’ ordine da a parte e due testimoni per la Federazione al vostro fianco… e voi sareste libera dal vostro passato, il cavaliere soddisfatto e l uomo di nuovo resuscitato…. e pronto ad amarvi come u tempo… “Mi si era avvicinato, stringendomi, per sussurrarmi all’orecchio  <<pensateci… Beth>>.

    NON POTEVO CREDERE A CIO’ CHE MI AVEVA DETTO!!! Ecco a cosa stava puntando: una abiura! Dunque non erano solo sospetti quelli su di me. Lui era sicuro, pur senza prove, che io fossi coinvolta in maniera totale con il culto di Sargantes. Forse mi ero spinta troppo, quella sera in Federazione, spinta dalla collera, parlando di Tharion, ma non potevo essere accusata così spudoratamente. Mi ero sciolta con rabbia dal suo abbraccio,spingendolo indietro e  urlandogli  contro:  <<IO NON HO PECCATO!!>>. Mi aveva ingannata, stava usando la carta dei sentimenti per ottenere ciò che desiderava ossia catturare e sconfiggere un adoratore del dio che da sempre perseguita.  E osava pure chiamarmi come faceva  un tempo.<<Smettetela di chiamarmi Beth!” lo avevo fissato furente <<il Cavaliere c’è eccome!Date per scontato che io sia una nemica di Tharion. Perché mi fate questo?”. Mi ero voltata per nascondere il mio viso sconvolto ma anche per fissare il portone chiuso, mia unica via di fuga, sempre se non mi avessero bloccato le guardie, naturalmente.

    Mi fermo sulla piazza, stringendo i pugni tremanti, incurante della pioggia che ancora cade sulla città. Io stessa non sarei mai stata in grado di pensare ad un piano tanto scaltro, o forse avevo solo sottovalutato che per questi scopi i cavalieri si possono dimostrare molto arguti.

    Runner  è rimasto pietrificato dalla mia reazione, quasi non se l’aspettasse, come se davvero avesse pensato che sarei caduta in un simile tranello. Era caduto in ginocchio, la fronte imperlata di sudore, di nuovo senza forze come poco prima in arena. Si era zittito, ma prima aveva mormorato, con voce tremante << ho fallito… lui sta tornando. .. Tharion lo chiama… presto saybeth…questa volta mi chiuderà per sempre, negando a voi…. presto…>>. Poi  mi aveva guardato,  con lo sguardo gentile di un tempo “addio Saybeth”.

    Sfilo senza pensarci  il pugnale dal suo fodero. Ho fatto la medesima cosa al Tempio, dove le armi non dovrebbero essere mai  sfoderate., sibilando<<basta giocare, avete passato il limite>>. Era vero. Era davvero troppo. Per quanto tempo doveva ancora recitare quella farsa? Non gli era bastata la mia precedente reazione? Gli ho avvicinato la lama alla gola, provando a scuoterlo, purchè smettesse questa recita << Voi siete voi, non due persone. BASTA! Alzatevi e lasciatemi andare. Smettetela con questa messinscena>>.

    Lui a quel punto era cambiato. Come se davvero un’altra persona avesse preso il suo posto, con lo stesso viso, lo stesso sguardo ma più severo, i tratti più duri, quasi impassibili. Lo sapevo! Stava simulando tutto fin dall’inizio. E ora che si era sentito scoperto, aveva interrotto la finzione. Anche il tono della sua voce si era trasformato, quando si era alzato, ignorando il mio pugnale e la lieve ferita della lama sul collo.

    << Avete ragione…. basta. Avete scelto dunque la vostra strada… avete ucciso l’ uomo….>>. Mi si era messo davanti, imponente in confronto al mio fisico minuto, guardandomi dall’alto in basso: <<cosa intendete fare adesso: uccidere anche il cavaliere di Tharion? Qui nel mio tempio?AL SUO COSPETTO?>>.

    La sua intenzione era sicuramente minacciosa ma la mia paura ormai era passata, sostituita da lucida ira. Ho anche riso, beffarda, riprendendo le sue stesse parole: <<Ma certo, si, ho ucciso l’uomo. Era già morto da tempo orma e non per mano mia, ma per la sua stessa maledetta ideologia:la sua vita per Tharion. La SUA vita ma non la mia!E adesso fatemi uscire da qui”. Mi rigiro tra le mani il pugnale. A quel punto lo avevo rinfoderato, quasi non ne sentissi più il bisogno. Non mi sentivo più intimidita. Ironico davvero, ma quel timore iniziale era il mio istinto che mi avvertiva che il tono premuroso di Runner tramava qualcosa di più.

     

    Passo il dito con leggerezza sulla lama che gli avevo puntato contro, mentre ripercorro ancora quei momenti. Runner aveva incrociato le braccia al petto, limitandosi ad accennare la statua alle sue spalle, silente testimone di quel confronto. << Siete molto saggia .. o furba.. nessuno vi trattiene se non la gioia di essere al cospetto di Tharion, poterlo conoscere e pregarlo. Il portone si aprirà alla vostra spinta>>. Mi lasciava andare perché non aveva altra motivazione per bloccarmi lì dentro o aveva in mente altro? Le guardie! Lui aveva dato un ordine ben preciso poco prima, lo avevo udito chiaramente.

    <<Mi prendete per sciocca?>>  avevo risposto velenosamente, ma già mi stavo dirigendo verso l’uscita <<Ma non avete alcun diritto di tenermi rinchiusa qui>>- Ho guardato appena l’altare, temo che il mio disprezzo sia trapelato attraverso quell’occhiata ma non sarei mai riuscita a celarlo in alcun modo. Non questa volta <<Qui… in compagnia vostra e del vostro amato Dio. Dite che ho ucciso l’uomo..ebbene voi mi avete uccisa molto tempo addietro>>.

    E poi mi ero inchinata a Tharion, ma non come avrebbe desiderato il Cavaliere.  La mia mossa era teatrale, esagerata, assolutamente e volontariamente finta. “E’ tutto vostro, adesso…”
    La mia intenzione era quello di prendermi gioco di lui, Runner lo sapeva, lo sguardo infuriato: <<non sfidatelo e non osato beffardo di lui in mia presenza….. uscite prima che la vostra situazione peggiori>>aveva quasi urlato,  il tono alto fin da potersi udire all’ esterno, richiamando le guardie si erano affacciate in attesa di un suo ordine.

    E’ stato allora che sono passata in mezzo a loro, con passo sicuro, a testa alta, dopo avergli detto che le mie sfide saranno rivolte solo a chi ritengo degno. E gli ho mandato un bacio, per siglare quelle parole  per lui profanatrici con un gesto che mai più potrò fare.  Se gli piacciono i giochetti, avrà quello che cerca. Non ha prove effettive contro di me, se non la reazione davanti ad un suo comportamento equivoco, che a  nulla può servire per accusarmi.

    “Pessima scelta, Saybeth, pessima scelta” aveva commentato fra i denti, voltandosi poi verso il suo dio immobile, imponente ma silenzioso. E lì l’ho lasciato, dicendogli addio, ma non ha udito le mie parole così come non ha visto le mie lacrime.

    Ha mostrato le sue carte, crede di riuscire a scoprire le mie.  So che ci saranno conseguenze. Non si arrenderà mai e lo avrò sempre più con fiato sul collo. Ma se pensa di essere l’unico a recitare una parte, si sbaglia di grosso. E ha commesso l’errore più grave:trasformare l’amore che provavo per lui in odio profondo.  Cadrà lui e cadrà quella dannata statua a cui rivolge le sue preghiere. È guerra.

     

     

     

     

  • #1959

    lotus
    Partecipante

    Quello stolto dell uomo é riuscito non so come a liberarsi. Per poco non mi ha fatto uccidere. Ma almeno lo sciocco nella sua scelleratezza di un frivolo amore nei confronti di quella donna, ne ha rivelato la vera natura.

    Ha osato finanche estrarre un arma nel tempio di Tharion, minacciare un suo cavaliere e sfidarlo così sfacciatamente… ” sfido solo chi ritengo degno” ha osato dire. Sciocca non comprende che Tharion è sempre degno dei suoi avversari, che spesso invece si mostrano spavaldi solo per paura e codardia.

    L uomo per fortuna è definitivamente morto, ed ora libero da un peso inutile e morto posso finalmente dedicarmi allo scopo della mia vita. Servire Tharion. Certo il cuore ancore soffre, perché in fondo ho tentato solamente di offrire una via di luce a quella donna.

    Chiunque ambirrebbe a lavare i propri errori, a far sì di poter tornare a camminare a testa alta dopo aver lavato ed espiatorio le proprie colpe, anche se queste fossero giunte sotto costrizione, per mano di altri…

    “IO NON HO PECCATO” quando gli ho proposto di sottoporsi all abiura, una pena corporale che salva lo spirito e redimere da qualunque coinvolgimento con il male. Superbia, blasfemia hanno riempito le sue parole.

    Non cedero nei miei sospetti, purtroppo l istinto mi dice che quella donna non ha del tutto dimenticato il suo passato ed i fatti mi spingono verso la verità. Chi altri rinnegherebbe l aiuto di tharion se non chi cova qualcosa nell ombra. Ho chiesto aiuto e suonato campanelli d allarme. Ora non mi resta che pregare tharion e preparami allo scontro.

    ” mio signore perdona la debolezza del tuo figlio… manda la tua luce su di lui Affi che sia forte nell ora in cui gli chiederai di fare la tua giustizia.”

  • #1973

    saybeth
    Partecipante

    Ti darò una prova...

    Ho dovuto farlo, nonostante il mio orgoglio bruciasse. Sono tornata sui miei passi e l’ho cercato per chiarire con lui quanto è accaduto al tempio. Ho dovuto mostrarmi dispiaciuta, ansiosa di giustificare le mie reazioni, pur mettendo in risalto come egli sia mancante di prove e motivazioni per accusarmi così platealmente di essere una seguace oscura. Abbiamo esagerato entrambi, ma la sua freddezza è stata tale che mi ha confermato che ormai la sua corazza si è indurita e che l’ho fatto davvero infuriare quella sera al tempio. Mi diverte come egli possa essere così suscettibile ma non posso giocare troppo con lui su questo aspetto. E’ meglio far sì che la sua convinzione vacilli e che si insinui il  dubbio che io non sia sua nemica ma anzi desideri collaborare con lui. Ho recitato una parte e ora posso continuare a recitarne un’altra. Ho rinunciato a lui come uomo. E sul Cavaliere non ho nessuno scrupolo. Ed i suoi occhi gli si sono illuminati quando gli ho fatto quel nome.  Vuole una prova… l’avrà. Ma si pentirà di avermela chiesta.

     

  • #1993

    lotus
    Partecipante

    Ormai non temo più il confronto. Ormai l’uomo non ha più potere. Il cavaliere prevale e domina come ormai è giusto che sia.

    Così di nuovo incontrai Saybeth e lei come supponevo ha cercato una scusa per giustificare il suo gesto. Mi ha addirittura offerto collaborazione cercando di carpire la mia fiducia. Illusa. Ormai non potrò mai più fidarmi di lei, ma almeno sembra che mi condurrà all’arresto di una vecchia conoscenza, ai tempi in cui ero ancora un semplice cavaliere al tempio, al servizio del Gran maestro.

    Staremo a vedere, ma terrò gli occhi aperti… oh si se li terrò aperti… ed intanto pregherò Tharion, di esaudire le mie preghiere..

     

     

  • #2045

    saybeth
    Partecipante

    Missiva

    Una pergamena viene indirizzata al Tempio di Tharion e consegnata a Runner.

    Vi sono solo poche righe striminzite:

    “Ser Runner, avrei bisogno di incontrarvi il prima possibile, scegliete voi il luogo che ritenete più adatto purchè sia garantita la discrezione.

    Firmato Saybeth Amaranto”

  • #2263

    saybeth
    Partecipante

    Tra le rovine

    Sono passate molte lune e ancora Saybeth e Runner si soppesano a vicenda, attendendo che uno dei due compia una mossa sbagliata. Una parola  o un gesto di troppo possono spostare l’ago della bilancia e far sì che la tensione ormai palpabile si trasformi in qualcosa di irrimediabile e quando si tratta dei Cavalieri di Tharion la prudenza non è mai troppa. Lo sa bene Saybeth e ormai da tempo si tiene a distanza da Runner, smettendo di stuzzicarlo o di convincerlo a rivedere i suoi sospetti su di lei. Sarebbe giunto il momento in cui si sarebbero riaffrontati e questa sera, inaspettatamente,  lui le ha chiesto di accompagnarla come se necessitasse di compagnia durante una semplice passeggiata. Nessun dubbio sul fatto che egli aveva ben in mente una destinazione in particolare: le rovine. Quale altro luogo poteva scegliere, se non il luogo del sacrificio?

    Le ha mostrato il simbolo che adorna la spada consacrata alla giustizia, la stella nera con otto punte. Lui è convinto che, dopo aver ucciso il corvo nell’ex covo degli adoratori di Sargantes, quel simbolo ora rappresenti la sua invincibilità contro il signore dell’Inganno. Facciamoglielo credere. Saybeth vorrebbe trovarsi in qualsiasi altro luogo, questa sera. Non che non sia più tornata tra quei ruderi densi di ricordi di sangue e poteri oscuri ma la inquieta trovarsi lì insieme al Cavaliere mentre egli le domanda se riconosce quel simbolo. Non sa dove esattamente vuole condurla lui ma non si sente completamente al sicuro. Se voleva impressionarla, in parte ci sta riuscendo, anche se la donna non lo ammetterebbe mai, neppure a se stessa.

    Tuttavia il controllo delle sue emozioni, espressioni e gesti non viene a mancare ed è capace di toccare con mano ferma la spada di Runner e ad assicurargli che sarà dalla sua parte per convincere il Prefetto a far bruciare quel luogo maledetto. I Cavalieri sono convinti che un rogo possa purificare le rovine, salvando la città dai loro influssi nefasti. Solo la loro fervente fede può pensare che il fuoco possa avere un simile potere ma se questo può servire a calmare la loro smania ben venga; meglio ancora: se la presenza di Say può scacciare i sospetti su di lei ,sarà la sua stessa mano a lanciare la fiaccola che darà inizio all’incendio. In fondo è ora che questo luogo finisca in cenere e che venga utilizzato per scopi più proficui. Lei ha già in mente qualcosa. Ma un passo alla volta, come sempre…Runner non si convince così facilmente. Ha in mente qualcosa e chi adora Sargantes sa che le fiamme dei Tharioniti possono allungarsi più del dovuto.

    Prudenza, Saybeth…

  • #2264

    lotus
    Partecipante

    Minur sta dormendo ed i suoi abitanti pure… ma non noi Cavalieri…. non io.

    Non sono più il giovane cavaliere di un tempo anzioso di mettersi alla prova e dimostrare il suo ardore.

    Ora ho responsabilità per altri e per questo devo agire con freddezza e con pazienza.

    Così ho iniziato.

    E perché no se non con colei che più di tutti ho amato e difeso… prima che l inganno si svelase.

    Ripulire Minur, questo è solo ciò che conta.  Tharion ci guiderà  e noi faremo solo la sua volontà ripristinando la luce e lo splendore a questa città.

    E a ridare il primo barlume sarà saybeth.

     

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