Ritorno

Forum Il Riposo del Guerriero Ritorno

Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  A.Chiara 1 anno, 7 mesi fa.

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    A.Chiara
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    Ecco una delle porte per entrare a Minur.

    Elaril venendo dal bosco si ferma a fissare quell’ingresso, immobile. Gli stivali pesanti incrostati di neve e fango, il mantello ben stretto al corpo esile e il capo coperto a metà dal cappuccio gelido. Che strana sensazione, che turbinio di pensieri in quel momento! Nessuna espressione sul volto arrossato dal freddo mentre piano piano si siede su una roccia poco distante senza spostare lo sguardo dall’ingresso alla città.

    Cosa sperava e credeva di trovare dopo così tanto tempo? non ne aveva idea, anche perchè i ricordi parevano persi ed appannati in quel lungo lasso di tempo. Le è chiara la fuga da Minur, prima che venisse sigillata per anni, prima degli orrori perpetrati a danno di tutta la popolazione. Negli ultimi tempi la diffidenza e l’ostilità verso i mezzelfi aveva portato Elaril ad abbandonare ogni cosa cercando rifugio ovunque, lontano da lì.  Aveva bisogno di pace e tranquillità, di concentrazione, di riprendersi.

    Sud, si, verso sud, verso il tepore del clima, della lentezza del tempo come aveva più volte sentito dire: questo decise e fu così che dopo un faticoso cammino solitario lungo fiumi e foreste, silenziosa, sfuggendo ad ogni contatto con esseri di ogni razza, raggiunse la città del sud, famosa proprio per la calma, l’aria mite, i variegati commerci.

    Non fu facile, certo. I primi tempi osava entrare in città furtivamente, cercando di non farsi notare, non rivolgendo parola ad alcuno, ma la gente era ospitale, ottimista e pian piano iniziò a farsi avanti e cominciò a vivere la sua nuova vita senza però dare estrema confidenza, passando molto tempo sola, ascoltando le notizie che arrivavano da altre città più turbolente, leggendo, quando riusciva a reperirli, libri di ogni sorta ed esercitandosi in quelle poche magie che conosceva, di nascosto. La sua curiosità era ancora viva come sempre.

    Ma la mente fa strani scherzi a volte e pian piano ciò che fu della sua vita a Minur si appannò. Quasi volesse dimenticare per non soffrire: niente pensieri su ciò che fu, niente dolore.

    Ma arrivò un giorno la notizia che Minur era stata aperta, che cercavano di ripopolare quella che fu per Elaril luogo di gioie e dolori. Come poteva far finta di niente? Ci pensò e ripensò, alla faccia della voglia di scordare quei tempi. Forse c’era ancora bisogno di lei o forse era lei ad aver bisogno di tornare alle sue radici, di scoprire cosa era rimasto o se ancora vagava qualcuno di caro o di sua conoscenza. Passarono ancora mesi prima di prendere una decisione drastica e improvvisa. Doveva sapere cosa e chi c’era ancora.

    Ed eccola lì ora, davanti a quella porta conosciuta mentre rimane ferma a guardarla con timore e speranza. Alla fine si alza dal masso, una stretta al mantello attorno al corpo e abbassando il cappuccio quasi a coprirsi gli occhi  fa i primi passi verso l’ingresso secondario della città oltrepassando la porta.

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