Se una notte d'inverno un viaggiatore – Dalle memorie di Willow

Forum Il Riposo del Guerriero Se una notte d'inverno un viaggiatore – Dalle memorie di Willow

Questo argomento contiene 2 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  trevius 3 anni, 9 mesi fa.

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  • #254

    trevius
    Partecipante

    Arrivai d’inverno, un pò più cencioso di come sono adesso, più sciocco, più arrabbiato, più triste, più insanguinato, più assetato di denaro, più sciocco, più stupido, più sciocco… 

    Arrivai in una notte d’inverno, come un viaggiatore, dopo esser stato scacciato, arrivai con le mie vesti, le mie armi e poco altro, arrivai a Minur e venni accolto, nonostante tutto… venni accolto, strinsi amicizie, mi sentii di nuovo in famiglia, la Federazione divenne il mio nuovo mondo… Nikodemus, Immemore, i miei nuovi fratelli… la spada iniziai ad usarla sempre meno, mentre cercavo di imparare a usare, in modo sempre maldestro, un’arma diversa, il linguaggio…

    Imparai a commerciare, a vendere, a vendere a chiunque, dal nano iroso allo spaventevole elfo oscuro, mentre studiavo a fatica i primi rudimenti di scrittura o aiutavo il vecchio Narin a disfarsi di una nuova nidiata di roditori dalle dimensioni considerevoli…

    E poi? E poi cosa accadde? Lo ricordo a malapena… non stetti bene… la mia testa, non so come spiegarlo, la mia testa era andata da un’altra parte e il mio corpo, il mio corpo agiva di vita propria… ero impazzito, ecco, ero diventato matto come un mulo e, di quel periodo della mia vita ho immagini vaghe… io mentre vagavo nei boschi, cibandomi di bacche, radici e piccoli animali, io che ridevo, ridevo alla luna, io che mi risvegliavo sporco dentro una grotta, io che mi lavavo nell’acqua di un grande lago…

    Tempo dopo venni trovato, venni scoperto da un uomo, un santo uomo… fu allora che la mia vita cambiò di nuovo…

    Anja e Heylel, portatore di luce e di conoscenza [cit. Myrdin]

  • #255

    trevius
    Partecipante

    Cerco di mettere su carta i ricordi, ma non è facile, faccio fatica, una grande fatica a ricordare cosa è successo, cosa mi ha portato ad essere ciò che sono ora. Faccio ancora più fatica nello scrivere questi ricordi, non conosco abbastanza parole per descrivere ciò che vedo nella mia mente, le emozioni che sento mentre vago nelle nebbie di quei giorni, mentre ripenso all’uomo che mi ha preso per un braccio e mi ha trascinato verso la luce.

    L’ho chiamato santo in questo mio diario, ma non so bene se è il termine giusto, so a malapena quale sia il senso di questa parola. Il suo nome è comunque Numa ed ora anche lui è qui a Minur, anche se non riesco a trovarlo…

    Quest’uomo mi ha aiutato molto, ha trovato il modo per acquietare la mia mente, mi ha dato gli strumenti per riprendere possesso di me stesso o meglio… un nuovo me è nato.

    Ci sono stati tanti giorni, tanti di cui non ricordo altro che luci, ombre, parole sussurrate che per me non avevano senso. Giorni in cui le memorie della veglia si mischiavano con quelle dei sogni, mescolandosi con persone del mio passato…

    C’è stato un momento, un preciso momento in cui sono tornato a ragionare, a pensare, in modo chiaro. E la prima immagine chiara, dopo tanto tempo, è stata quella di un viso di ragazza, un viso impresso in un medaglione, il viso di una fanciulla chiamata Tabata…

    Anja e Heylel, portatore di luce e di conoscenza [cit. Myrdin]

  • #407

    trevius
    Partecipante

    La vita nel monastero era semplice, faticosa, priva di grandi sorprese.
    Di giorno si lavorava sodo, di notte il sonno ti abbracciava con amore.
    In quella semplice quotidianità, mentre mi fermavo a guardare l’orizzonte, oppure mentre sistemavo le assi di un recinto, ogni tanto, come piccole bolle, risalivano a me immagini, momenti, volti, situazioni che credevo di aver perso, ricordi del mio passato.
    Ricordai mia madre, ricordai mio padre, ricordai la mia prima spada ed il primo sangue che versai… ricordai il villaggio e come lo abbandonai… ricordai di Minur, delle donne che ho desiderato e di quelle che non ho avuto, dei tanti amici rimasti indietro, dell’odio che ho provato, delle vite che ho rubato, delle volte in cui avevo creduto che era finita…

    Un giorno dopo l’altro, passava un giorno dopo l’altro e i ricordi del mio passato si univano a formare una immagine sempre più coerente, mentre ero occupato a pulire una raffigurazione di Tabata, oppure mentre semplicemente pregavo in silenzio nel giardino.
    In quella immagine però io non riuscivo a riconoscermi, non mi sentivo di essere quella persona e nel tempo stesso non potevo non esserlo…
    Numa, parlai con lui di queste mie difficoltà, ma i suoi consigli non mi aiutarono molto. Capivo di dover mettere da parte queste mie considerazioni e continuai a lavorare, a dormire e a pregare. 

    Poi venne la primavera, poi venne Maeve…

    Anja e Heylel, portatore di luce e di conoscenza [cit. Myrdin]

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